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Tokyo metropoli di luci e persone

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di Novella Benedetti

Il Giappone è un Paese dalla storia e dalla cultura affascinanti, soprattutto per un occidentale curioso e viaggiatore. È composto da un arcipelago di oltre 6.000 isole: dalla metropoli di Tokyo, al paradiso naturale di Okinawa, passando per la storia millenaria di Kyoto riesce a soddisfare i gusti di tutte tutti. Tokyo, una volta conosciuta come Edo, era un borgo di pescatori; nel 1600, durante lo shogunato Tokugawa, è diventata la capitale de facto del Paese. A Kyoto rimaneva quindi capitale nella forma, con un imperatore sempre più esautorato da poteri pratici ed investito solo da quelli religiosi. Da quel momento in poi la città inizia la sua crescita vertiginosa: oggi conta 15 milioni di abitanti. In pratica, ogni quartiere è una città a sé, con uno spirito ed un'anima tutta sua.

Convivono grattacieli giganteschi con piccoli templi shintoisti in un mix suggestivo e, per certi versi, stupefacente. Affascinante anche vedere i flussi di persone nelle stazioni, per strada, sulla metro. Folle silenziose, ogni singolo individuo vestito a modo suo, ma tutti con in mano cellulari di ultima generazione; ordinati, precisi. In coda prima ancora dell'arrivo della metro, con i cancelletti a delimitare le file. Nelle stazioni non si sentono i soliti rumori a cui siamo abituati: dagli altoparlanti escono suoni di natura, ruscelli ed uccellini. Negli orari in cui escono le scolaresche, si notano le classiche divise – quelle dei cartoni animati e dei film; quando escono i lavoratori uomini, è una serie incessante di completi neri e camicie bianche.

All'inizio viene da pensare che si tratti di una divisa anche quella: invece è solamente una questione pratica. Questo tipo di abito è comune, è elegante, e la mattina permette di non pensare a cosa indossare. Già da questo, dal fatto che si vedano uomini lavoratori e non donne lavoratrici, fa riflettere rispetto alla profonda diversità di ruoli che i due generi rivestono a livello culturale. Nonostante il suo essere avanzato a livello tecnologico, il Giappone resta infatti un Paese profondamente rigido e maschilista; dove praticamente non esistono donne manager, perché nessuno le prenderebbe sul serio.

Le donne studiano, ma non per lavorare: la cultura si aspetta da loro che si sposino, trasformandosi in buone mogli, che curano la casa ed accudiscono i figli. Questo porta a varie dinamiche che creano non poche tensioni ad entrambi, donne e uomini: le prime, perché vengono rinchiuse in un ruolo che non sempre le rende felici, con scarsa o nulla possibilità di scelta. Pur di soddisfare questa aspettativa, può capitare di sposarsi più per dovere che perché lo si voglia veramente – e senza la reale possibilità di separarsi qualora l'amore finisse, perché senza indipendenza economica la strada è tutta in salita. Per i secondi le aspettative sono quelle di farsi una famiglia e provvedervi; anche per gli uomini, non sempre la scelta del matrimonio è realmente libera.

Le gabbie non aiutano ad avere una vita serena; secondo il rapporto del World Gender Gap 2014, che prende in esame vari parametri rispetto alla situazione delle donne (come ad es, accesso alla politica, mondo del lavoro, istruzione) il Giappone è al posto 104 su 142 Paesi analizzati (l'Italia è al 69). Ma dove l'ubbidienza è sempre una virtù, niente delle tradizioni può essere messo in discussione.

A questo è collegato un fenomeno in crescita, legato all'abuso di sostanze alcoliche – che a sua volta è legato ad una comunicazione scarsa o carente, anche e soprattutto con le persone care. Gli uomini, dopo lavoro, vanno spesso a bere per sfogare stress ed ansia – ma questo è un tema tabù e quindi non se ne parla; lo stesso problema si declina anche al femminile con il fenomeno delle “kitchen drinkers”, donne che nell'alcool bevuto in casa trovano la loro evasione. Alla rigidità nella vita di coppia si accompagna la rigidità nel crescere i figli: mediamente a 3,4 anni già iniziano con vari corsi – come pianoforte o violino.

A tutto questo si contrappone – forse come strumento di ulteriore evasione – la totale indifferenza rispetto a come le persone si vestono per uscire. Come italiani è un elemento visivo che impatta. A Tokyo si può vedere di tutto: ragazze vestite come damine del 1800; divise scolastiche; ragazzi abbigliati come fumetti manga. Ma in questo calderone di diversità apparente conservano un profondo senso identità culturale.

(foto e testi di Novella Benedetti - riproduzione riservata)

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