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Ambiente

Mondo vino: tra export, pioggia e parassiti

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Marketing in vigna

L’export vitivinicolo italiano è fortemente cresciuto in quest’ultimo ventennio a dimostrazione del grande appeal internazionale della nostra vitienologia. E’ cresciuta però anche la concorrenza sui mercati internazionali, sono aumentate le problematiche organizzative, si sono fortemente modificati i sistemi distributivi e la stessa rete di importazione si è decisamente evoluta in quest’ultimo quinquennio.

“Occorre puntare sulla qualità del vino, ma anche creare marchi in grado di esprimere uno stile di vita"afferma Matteo Lunelli, presidente di Cantine Ferrari intervenuto al 7° seminario internazionale di marketing del vino di San MIchele all'Adige assieme ad Antonio Rallo, Presidente di Unione Italiana Vini e titolare della cantina Donnafugata, Emilio Pedron, amministratore delegato di Bertani Domains, Raffaele Boscaini, responsabile Marketing Masi, Francesco Ferreri, presidente di Assovini Sicilia, Matilde Poggi, presidente Fivi e titolare di Le Fraghe, Roberta Crivellaro dello studio legale Whiter.

"La percentuale del vino italiano che viene venduta all’estero è in crescita e per molte aziende ha oltrepassato la soglia del 50% della produzione. Questo implica che all’interno delle azienda vitivinicola ci siano delle persone con delle competenze specifiche per seguire il lavoro di vendita e promozione sui mercati esteri” afferma Steve Kim, direttore di Vinitaly International,

Resta ora da affrontare la sfida della difesa dalle aggressioni dell'ambiente. Quella appena trascorsa è stata un'annata decisamente no: frequenti e intense piogge con oltre 1000 millimetri caduti nei primi sette mesi (quantità che mediamente cade in un anno), attacchi di peronospora e botrite, un fungo che tende ad essere aggressivo soprattutto in prossimità della vendemmia.

Riguardo al Planococcus, pericolosa cocciniglia che nel corso degli anni si è spostata dalle regioni del Sud Italia fino alla provincia di Trento, sono stati presentati i risultati di prove di lotta con l’utilizzo di prodotti ammessi dalla severa disciplina che regola la produzione biologica (oli).

Il quadro della situazione è emerso  a San Michele all’Adige, nell’ambito dell’incontro sulla viticoltura biologica promosso dalla Fondazione Edmund Mach in collaborazione con il Centro di Laimburg. 

Intanto cresce il biologico: raggiunti i 500 ettari di vigneto. Ad oggi gli ettari coltivati in provincia di Trento con questo metodo risultano circa 500. E poi, come riferisce Enzo Mescalchin del Centro Trasferimento Tecnologico, sono numerosi  anche i viticoltori (per un totale di circa 200 ettari) che pur producendo secondo i parametri del biologico non sono certificati come tali in quanto l’uva viene utilizzata per vini non biologici.

 

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