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Salute

Il nuovo spauracchio si chiama Candida Auris

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di Manuel D'Elia

E' un'infezione fungina grave e in alcuni casi fatale, osservata in almeno 13 persone in ospedali e case di cura negli Stati Uniti: si chiama Candida Auris. Dal nome sembrerebbe innocua, quasi buona.
Sarà il prossimo spauracchio?

Ogni tanto si verificano proprio delle curiose coincidenze, anche se magari non ce ne accorgiamo. Prendiamo ad esempio il caso di alcune epidemie che sono scoppiate negli ultimi anni. Era il marzo 2013, quando l'Ansa titolava "Usa: sparita fiala virus letale da laboratorio top sicurezza". Da una struttura del Texas era sparita una fiala contenente il letale virus Guanarito, che come il virus Ebola causa febbri con emorragie sottopelle, negli organi interni e dagli orifizi corpo.

Andiamo ancora più indietro nel tempo, all'anno 2008. Ci segnalava il Messaggero che erano stati creati in laboratorio nuovi virus con lo stesso potere dell'influenza Spagnola, quella che nel 1918 aveva infettato 500 milioni di persone (il 30% della popolazione mondiale), con un tasso di mortalità del 2,5%. Si parla di 20-50 milioni di morti.

L'anno successivo cosa succede? Scoppia l'allarme mondiale per un nuovo tipo di influenza, volgarmente detta "suina", una variante fino ad ora sconosciuta del virus A/H1N1.

Che tipo di influenza era la Spagnola, quella "ricreata" in laboratorio appena l'anno prima? Curiosamente, è del tipo A, sottotipo H1N1.

Notizia di questi giorni è invece che, da un laboratorio di bio-sicurezza francese sono scomparse più di 2000 fiale contenenti il virus SARS. Semplicemente, non le trovano più.
Nonostante le rassicurazioni di rito sulla non pericolosità dei campioni perduti, è una notizia che mette in allarme. Soprattutto alla luce dei casi precedenti. Sarà mai che la prossima epidemia a scoppiare si scoprirà essere "simile" alla SARS?

Si profila intanto un'era difficile: la resistenza agli antibiotici. Ai virus potremo offrire armi spuntate. Non è più solo una previsione. Qualche giorno fa l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha pubblicato a Ginevra il primo rapporto sulla resistenza antimicrobica su scala mondiale redatto grazie ai dati provenienti da 114 paesi.

Il documento si concentra sulla resistenza agli antibiotici per sette diversi batteri responsabili di malattie gravi comuni, quali le infezioni ematologiche, le diarree, le polmoniti, le infezioni delle vie urinarie e la gonorrea. I risultati sono "molto preoccupanti" e documentano la resistenza agli antibiotici, ed in particolare agli antibiotici di "ultima istanza", afferma l'Oms.

Tutto questo mentre nuovi virus si affacciano all'orizzonte: desta allarme l'epidemia di sindrome respiratoria grave che sta colpendo il Medio Oriente e che sarebbe veicolata dal cammello.

Gli scienziati della Columbia University's Mailman School of Public Health (Usa), della King Saud University (Arabia Saudita) e dell'EcoHealth Alliance hanno estratto un campione completo, vivo e contagioso di coronavirus della Mers da due cammelli in Arabia Saudita, e dunque che i cammelli sono una probabile fonte del focolaio.
Infatti le sequenze genetiche sono coerenti con i coronavirus trovati nei pazienti umani ed inoltre i campioni da cammelli contenevano più di un genotipo virus.

E su questo la scienza dovrà confrontarsi nel prossimo futuro sperando...senza creare guai in laboratorio, possibilmente.



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