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Condominio Santo Sepolcro

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Viaggi e paradossi della Fede

(Gerusalemme, 20.5.2014 - Corona Perer) - I Vangeli narrano che una pietra fu posta davanti al sepolcro per evitare che nottetempo qualcuno trafugasse la salma di Gesù, quel Malfattore che era stato crocifisso per volontà dei sacerdoti del Sinedrio e del popolo ebraico, e per mano dei Romani. La tomba invece era  vuota perchè il Nazareno era risorto.

Oggi davanti al sepolcro le cose non sono poi cambiate di molto. Il paradosso vuole che davanti alla porta del piccolo tempietto dove è conservata la pietra sepolcrale dentro la Basilica, ci stiano scandalose transenne della Polizia israeliana.

Di giorno servono a incolonnare le migliaia di fedeli che vengono in pellegrinaggio, ma nelle prime ore del mattino quando è possibile visitare la Basilica in tutta calma, evitando la bolgia umana che la affolla incessantemente dalle 8 del mattino fino al tardo pomeriggio, quella transenna (...ma ci si chiede: non potrebbe bastare un bel cordone in tessuto?), serve a far entrare chi si è prenotato in canonica e sono di solito i gruppi di pellegrini, i quali stipati all'inverosimile nei pochi metri quadri di anticamera del sepolcro, celebrano la messa con il proprio sacerdote  o con un sacerdote affidato dalla Custodia.

Un frate di colore, severo come un cerbero, sorveglia e dirige l'andirivieni. Non è affatto gentile e  se il pellegrino gli chiede tra un gruppo e l'altro di poter esercitar il proprio diritto di preghiera, rubando meno di un minuto al gruppo che segue, la risposta è tranchant: “torna alle 9 e mettiti in fila come tutti gli altri. Only Masses, only masses”. Ovvero solo "messe".

E non servirà nulla dirgli che si è svegliato alle 4 del mattino per raggiungere alle 5 il sepolcro e poter pregare in tutta calma  senza essere pressato dalle masse: non c'è nulla da fare. Il fraticello inflessibile fulmina con gli occhi la persona che ha tanto "ardire" e non modifica la tabella di marcia del chi-come-cosa e quando.

La gestione del Santo Sepolcro tra armeni, ortodossi, cristiani, e musulmani che a turno ne detengono la chiave (il rito del passaggio della giurisdizione si fa ormai solo in presenza della security) è quanto di più  amaro si possa osservare durante un visita alla basilica.

Un condominio dove il litigio per la pulizia delle scale è sempre dietro l'angolo. Un condominio dove ogni condòmino ritiene di essere nel giusto e parla ad alta voce per coprire il rumore del vicino, il quale parlerà più forte per eliminare il fastidio.

Una battaglia a suon di dècibel che si compie anche nel Santo Sepolcro: i copti cantano, e i latini fanno partire un organo a tutto spiano occupando l'atmosfera con i propri canti. I copti celebrano facendo una processione intorno al sepolcro? Ecco che parte il Kyrie Eleison dei latini.

Tutto può anche sfociare in diverbi, ci sono state anche risse (se ne ricorda una furente qualche anno fa scatenata dagli ortodossi). Guardando il sepolcro ci si accorge alla fine che in realtà contiene una pietra, certamente santissima, ma che Gesù ha superato quella pietra e supera anche quella transenna.

Lui è proprio quel quadro che sta alla sommità del tabernacolo perchè ambiva ad abitare i cuori degli uomini, perchè è di tutti, quindi di nessuno.Proprio come Gerusalemme che è di tutti, quindi condannata ad essere di nessuno.

Di fronte a questo pensiero il piccolo potere gestito ogni giorno dallo scostante fraticello di colore, con gli occhi fulminanti e perennemente irati, diventa ridicolo.

Ci si accorge che la gestione del Sepolcro si sostanzia in realtà in un continuo presidiare qualcosa di cui nessuno ha effettivamente una proprietà. I pellegrini, presi dal corto circuito emozionale scatenato dal trovarsi nella terra di Gesù, magari non se ne accorgono e Gerusalemme appare comunque magica.

In realtà è la stessa sin dai tempi di Gesù: ovvero il luogo dove a vincere è come sempre il paradosso. Se ieri era rappresentato da un re che giungeva in groppa ad un asino osannato dalle folle che tre giorni dopo lo manderanno a morire, oggi è il luogo in cui la fede viene messa continuamente a dura prova dalle religioni: affari di uomini e per gli uomini. Non certo affari di Dio.
(C.Perer)


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