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Arte e cultura

Vissi d'arte

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di Paola Pizzamano*

La mostra Vissi d'arte a Rovereto ha raccontato la storia delle raccolte civiche d'arte del Comune, del Museo civico e dell'Accademia Roveretana degli Agiati, affidate alla Fondazione del Museo Civico che finalmente hanno trovato “casa” nel bel palazzo Alberti Poja, interamente decorato con stucchi e affreschi settecenteschi. Sono state selezionate 126 opere tra dipinti, disegni, sculture e stampe, in gran parte mai viste ed eseguite tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento dai maggiori artisti del tempo e presenti alla Biennale di Venezia.

E' uno straordinario spaccato nella storia dell'arte tra Ottocento e Novecento che si snoda attraverso le opere di importanti pittori tra i quali primeggiano Eugène Boudin. Ettore Tito, Bartolomeo Bezzi, Eugenio Prati, Augusto Sezanne e le straordinarie interpretazioni tra l'Italia e l'Europa dei maggiori artisti trentini come Luigi Bonazza, Carlo Fait, Umberto Moggioli, Benvenuto Disertori, Tullio Garbari, Fortunato Depero, Luciano Baldessari, Giorgio Wenter, Roberto Iras Baldessari, Carlo Cainelli.

Dai loro primi “abbozzi”, presso la scuola reale Elisabettina o all'Accademia di belle Arti, si va alle opere della maturità. Grazie ai pregevoli lasciti dei collezionisti Giovanni Giovannini, Cornelio Zecchini, Tullio Fait e in tempi recenti grazie ai doni di Andrea Disertori, di Florestana Piccoli Sfredda e di Lucio Franchini, la città di Rovereto possiede un vario e ricco patrimonio d'arte che comprende oltre 3000 opere, oggetto di un quasi ventennale progetto di valorizzazione, catalogazione, studi, pubblicazioni e restauri.

Affascinanti le vedute dell'Ottocento: artisti stranieri, durante il Gran tour, amavano fermarsi a Rovereto per fissare sulla carta il Castello con il Leno e il paesaggio circostante, in immagini suggestive che poi venivano divulgate nelle maggiori capitali europee attraverso la stampa.

Il rinnovamento di fine Ottocento è rappresentato da un prezioso e straordinario dipinto, proveniente dalla collezione di Giovanni Giovannini ed opera del pittore francese Eugène Boudin, maestro di Monet che lo ricordava come “re dei cieli”.
La piccola tavoletta può essere considerata il “manifesto” di una nuova sensibilità, di un nuovo modo di vedere e di dipingere, poi praticato da tutti gli Impressionisti: en plein air attraverso piccoli tocchi di colore per cogliere le variazioni della luce sulla natura. L'importante opera dialoga con altri paesaggi in mostra, eseguiti da noti pittori del tempo come Bartolomeo Bezzi, promotore dell'Esposizione internazionale d'arte di Venezia.

Mentre Venezia, meta prediletta degli artisti per il suo fascino paesaggistico (nei dipinti di Erma Zago, Moggioli, Baldessari e Pieretto Bianco), ma anche per la Biennale e per l'Accademia, offre lo spunto per presentare un artista allora molto noto e carismatico, Augusto Sezanne, dalla poliedrica attività, attivo anche a Rovereto nelle trasformazioni dei palazzi rinascimentali (Pretorio e Del Ben-d'Arco) a cavallo dei due secoli e con l'aiuto del suo giovane allievo prediletto Umberto Moggioli. Il bozzetto eseguito per il manifesto della Biennale del 1903, una “veduta souvenir” di Venezia, con piccioni e gondola.

Un approfondimento è dedicato a Luciano Baldessari, straordinario architetto, pittore, scenografo, di grandezza europea. “E' l'unico architetto italiano che conosco” disse Richard Wright.


* storica dell'arte
responsabile collezioni civiche
Fondazione Museo Civico di Rovereto

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