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Persone e idee

L'uomo digitale: poca memoria, poca storia, tanto presente, poco futuro

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L'intervista

C'è un sentimento che domina il nostro tempo: la paura. Vittorino Andreoli lo dice da tempo.
Ma c'è anche un impulso: non sappiamo più aspettare. Tutto avviene in tempo reale. Non cerchiamo: troviamo tutto nel motore di ricerca. Siamo in connessione con tutti, ma viviamo in una dimensione virtuale e tutto ciò che diciamo nel mondo digitale rimane per sempre: è pubblico, non è più nostro. E' l'uomo digitale: poca memoria, poca storia, tanto presente, poco futuro. Vittorino Andreoli è da sempre un attento osservatore dell'Homus Tecnologicus. Un uomo che sempre più appare come potente e fragilissimo.
Nel suo libro (edito per Rizzoli) "Nessuno"  parla dei giovani: i nuovi, i veri nessuno, che nessuno ascolta e nessuno considera. In "L'uomo di Vetro" aveva invece svelato di essere un uomo fragile e di aver potuto guarire i suoi ‘matti'  - li chiama proprio così - grazie al fatto di essere profondamente debole. "Solo l'uomo fragile sa entrare nell'uomo spezzato, prova amore e entra nel dolore: perché lo ha conosciuto".
Nel successivo "L'uomo di superficie" (Rizzoli) la domanda fu: cos'è successo all'uomo, alla civiltà? La risposta non è confortante. "Concentrati su un qui e ora puramente corporei, abbiamo ucciso tutti gli dei e reso la bellezza l...


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