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Persone e idee

Vittorino Andreoli ''Una societą non va data in mano agli economisti''

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Malati di economia

"Deve nascere una voglia di scoprire e sapere, bisogna che tutti possano vedere nella cultura la vera esigenza. Io non parlo di un virtual-man, ma di uno human-man, che si sente parte di questa civiltà e aiuta la società a diventarlo legiferando per tutti e non solo per l'io" sostiene lo psichiatra Vittorino Andreoli.

Aprire un dibattito su cosa sia la ricerca scientifica e che cosa la società possa aspettarsi da essa è un tema di particolare rilevanza, anche politica, in questo momento. "Per questo motivo dedicherò i miei anni a venire alla psicologia del noi" afferma il professore che nel libro  "Nessuno" ha rivelato il suo intimo desiderio: "... essere un nessuno, uno dei tanti nessuno che sono in giro per l'Italia".

Parlando di "Conflitti tra l'individuo e la società contemporanea", spaziando tra Freud e Marx, Darwin e Platone, passando per Gandhi e l'uomo Gesù, spiega cosa distingue la società dalla civiltà, e "perchè" questa società è basata sul conflitto.

"La civiltà si fonda sui principi primi (diritto di vivere, rispetto dell'altro, senso del limite), che non sono discutibili. La società si basa sulle leggi che sono invece storiche. Dobbiamo tornare ad amare il concetto di civiltà, costituita da persone che hanno autorità (non se la danno!) affinchè la società possa legiferare attingendo ai principi primi pensando a tutti e non solo all'io, facendo cioè in modo che questa società torni ad essere una civiltà".

Andreoli ritiene che il conflitto sia connaturato con la società e che anzi questa società sia basata sul conflitto, ma ciò lo si evince ragionando sull'io che va compreso proprio in relazione a quella sua dimensione di io-sociale.

"Io sono società, altrimenti non sarei io" afferma, spiegando il meccanismo di riconoscimento tra la persona e l'altro da sé e citando a titolo di esempio la dinamica dell'imprinting e ciò che accade nel bambino nella primissima infanzia, ma anche le ultime scoperte sui "neuroni specchio" nonché i meccanismi che presiedono alle dinamiche della simpatia/antipatia spesso all'origine della conflittualità.

"Non è pensabile una esistenza dell'uomo fuori dalla società che non è 'altro' da 'io'. Un bambino senza madre non può riconoscersi ed essere se stesso" afferma Andreoli. "Non esiste io che non sia vissuto con l'altro, ma l'altro purtroppo viene vissuto come contrapposizione da me". E' dunque in questo spazio che si genera il conflitto.

Dalla lotta di classe (Marx), alla lotta per l'esistenza (Darwin), dal pasto totemico per uccidere il capo-clan teorizzato da Freud, al pacifismo di Gandhi, e la totale dedizione all'altro-da-me proposta da Cristo (nel concetto di "prossimo"), spaziando tra Socrate e Platone, Vittorino Andreoli arriva all'analisi del potere e al concetto problematico di "gerarchia" spiegando che il vero potere è quello dell'autorità e non del denaro.

"Il problema è accettarla. I livelli gerarchici sono la causa del conflitto. Per Marx sono irrisolvibili, ma era stato Platone a dirci quale è il vero "potere" configurando la polis costituitA da quelle persone che hanno autorità e i cui compiti sono dati e tolti a chi sa esercitarla. E l'autorità non è il potere. E' tipica di chi anzitutto conosce, cioè sa, è credibile (cioè genera fiducia). E ascolta".

Vittorino Andreoli insiste sul bisogno di una nuova visione dell'autorità e sulla accettazione del potere autorevole, ovvero quel potere che mette al primo posto il sapere. "Altrimenti come difendere il sapere in una società di imbecilli?" si chiede ad un certo punto il professore che culmina il suo ragionamento in una serie di pensieri assolutamente urgenti per il nostro attuale momento storico.

E conclude: "Una società non diventa civiltà mettendo a posto i conti, una società che miri ad essere civiltà non va data in mano agli economisti".Vittorino Andreoli spiega che oggi manca soprattutto "la voglia".

(Corona Perer)

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