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Yemen, le responsabilità dell'Italia

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Guerre dimenticate

In Yemen si muore ogni giorno di una guerra orfana di media. Amnesty International ha nuovamente sollecitato gli stati della comunità internazionale - compresi gli Usa, il Regno Unito e l'Italia - a sospendere l'invio di armi.  "Gli attacchi deliberati contro ospedali e altri centri medici costituiscono gravi violazioni delle leggi di guerra e non possono mai essere giustificati. Queste strutture sono protette in modo specifico dal diritto internazionale umanitario e dovrebbero essere luoghi sicuri di cura e di ricovero" afferma Philip Luther di Amnesty International.
Nel novembre 2015 il dipartimento di Stato Usa ha autorizzato il trasferimento all'Arabia Saudita di armi, tra cui bombe, per un valore di 1,29 miliardi di dollari.
Dall'Italia, nel 2015 e anche nel 2016, sono partite tonnellate di bombe verso le forze armate saudite. Amnesty International Italia, la Rete italiana per il disarmo e l'Osservatorio permanente di Brescia sulle armi leggere hanno ripetutamente chiesto al governo la cessazione di quelle forniture.
Silenzio totale - sulla stampa italiana - sulla natura e l'origine delle bombe che colpiscono lo Yemen e che vengono sganciate dall'Arabia Saudita. Da dove arrivano? Ve lo diciamo in questa pagina.
agosto 2016

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L'ITALIA INVIA BOMBE all'ARABIA (e nessuno ne parla)

Amnesty International ha chiesto agli stati (tra cui Usa, Regno Unito e Italia) di interrompere tutti i trasferimenti di armi destinate a essere usate nello Yemen, in modo che non si alimentino ulteriormente le gravi violazioni dei diritti umani che hanno finora avuto conseguenze devastanti per la popolazione civile.Nell'ultimo anno, oltre 3000 civili - tra cui 700 bambini - sono stati uccisi e almeno due milioni e mezzo di persone sono state costrette a lasciare le loro case. Almeno l'83 per cento della popolazione ha disperato bisogno di aiuti umanitari.

Nel mese di novembre era stata portata a termine una nuova spedizione da Cagliari di bombe prodotte negli stabilimenti della RWM Italia di Domusnovas, in Sardegna, con destinazione Arabia Saudita. Si è trattato della terza consegna di ordigni militari del 2015. In un’intervista, queste spedizioni sono state definite dal ministro della Difesa Pinotti “regolari e nel rispetto della legge”.
Già nel settembre 2015 l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Difesa e Sicurezza (OPAL) di Brescia, Amnesty International Italia e la Rete Italiana per il Disarmo (RID) chiedevano al Governo Renzi di fermare l’invio di bombe e sistemi militari italiani ai paesi della coalizione guidata dall’Arabia Saudita (con l'appoggio di altri Paesi sunniti della regione).

 

< foto La fabbrica di Domusnovas in
Sardegna (@LanuovaSardegna)



 

Il 25 febbraio il Parlamento europeo ha chiesto all'Unione europea d'imporre un embargo nei confronti dell'Arabia Saudita. Il 15 marzo il parlamento olandese ha chiesto al governo di porre fine ai trasferimenti di armi all'Arabia Saudita. In assenza di un embargo decretato dal Consiglio di sicurezza, Amnesty International chiede a tutti gli stati di assicurare che nessuna parte coinvolta nel conflitto dello Yemen riceva, direttamente o indirettamente, armi, munizioni, equipaggiamento o tecnologia militare che potrebbero essere usati nel conflitto. Tale assicurazione deve comprendere anche il sostegno logistico e finanziario a tali trasferimenti.

Dall'inizio del conflitto, Amnesty International ha documentato almeno 32 attacchi aerei da parte della coalizione diretta dall'Arabia Saudita che paiono aver violato il diritto internazionale umanitario. Questi attacchi, in cui sono stati uccisi almeno 361 civili tra cui almeno 127 bambini, hanno colpito ospedali, scuole, mercati e moschee e possono aver costituito crimini di guerra. Il conflitto ha dato luogo a un disastro in cui gran parte della popolazione civile yemenita si è trovata a dipendere dagli aiuti a causa della drammatica scarsità di cibo, acqua potabile e medicinali. La crisi è stata esacerbata, nelle zone controllate dalle forze huthi, da un parziale blocco aereo e navale che ha gravemente limitato l'importazione e la fornitura di carburante e altri beni essenziali.
22 marzo 2016


< Le armi sono italiane (leggi il reportage di LA NUOVA SARDEGNA)
 

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