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Gli studenti italiani non sanno scrivere

CAMON POST - di Ferdinando Camon

Ho insegnato Italiano per tutta la vita, e ho una sconfitta che mi brucia ancora. Una studentessa delle Magistrali, in un compito in classe in cui doveva raccontare una gita, aveva scritto: “Il prof Gamba cade e si rompe la medesima”. Le segno errore blu. Viene alla cattedra a protestare: “Il prof si chiama Gamba?”, Sì”, “E non si è rotto una gamba?” , “Sì”, “ E non posso scrivere che si è rotto la medesima?”. Lunga discussione, ma non ha capito.

I nostri studenti (ma anche i nostri professori, il nostro popolo) leggono poco o niente. Vedo che qualche giornale attribuisce la colpa di non saper scrivere al fatto che abbiamo avuto cattivi maestri, come Tullio De Mauro, che condannava l’appiattimento linguistico delle classi sociali basse sul modello delle classi alte, quelle che facevano la storia, o come Asor Rosa, che per giudicare un’opera giudicava il suo impianto ideologico, per cui per essere bella dev’essere di sinistra.

Abbiamo alcuni parlamentari, più d’uno, che sbagliano i congiuntivi e i periodi ipotetici. Ce n’è uno, allevato dal suo partito come futuro presidente del consiglio, che se fa tre congiuntivi li sbaglia tutt’e tre. Lui fa un congiuntivo e lo sbaglia, lo corregge e sbaglia, lo ri-corregge e ri-sbaglia. Non dovrebb’essere in parlamento, andava fermato prima. E quando? Prima della Maturità. I docenti universitari che protestano col governo perché gli arrivano studenti che fanno errori da terza elementare, hanno ragione. Purtroppo.

I ragazzi non sanno scrivere perché non leggono. Non leggono né libri né giornali. Siamo diventati un popolo che perde la conoscenza della sua lingua perché non frequenta i luoghi dove quella lingua è presente: le librerie e le edicole.

Se il parlamento vuol far qualcosa, tratti meglio la cultura e la lettura, i libri e i giornali. Ma il fatto è che un popolo a bassa cultura è rappresentato da parlamentari a bassa cultura: indegno con indegni.

E così il cerchio si chiude, e tutti hanno il proprio interesse, sia quelli del popolo che quelli del parlamento.


Autore: Ferdinando Camon

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