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Migranti: ridistribuirli è dovere di tutti

Indagini, tensioni, accuse: segni evidenti dell'immobilismo

Serve una soluzione europea ma si è visto quanto è difficile trovarla. Il ritornello è ormai lo stesso da molti anni, non solo dopo i due recenti casi delle navi “Aquarius” e "Diciotti".

Non si sono contati scontri diplomatici, accuse e difese. Una cosa è certa: gli stati membri dell'UE devono riformare il sistema di asilo. Intanto un segnale importante è venuto da Irlanada, Albania e Stato del Vaticano.

Il Papa ha annunciato che i migranti accolti dalla Chiesa andranno a Rocca di Papa dove faranno un lavoro mirato alla integrazione ovvero imparare la lingua, ele regole. Il segnale è chiaro: non c'è altra via alla emigrazione.

C'è un urgente bisogno di un nuovo sistema di asilo che sia equo, efficiente e compassionevole, afferma Amnesty International che chiede da tempo ai capi di Stato e di governo dell'Unione europea di cogliere l’occasione per discutere le misure volte a rafforzare ulteriormente il controllo delle frontiere esterne dell'Ue e la riforma del regolamento di Dublino.

Intanto tutti ricorderanno che la Corte di Giustizia dell’Unione europea aveva dato ragione all'Italia qualche mese fa respingendo integralmente i ricorsi di Slovacchia e Ungheria contro il sistema di ricollocazione obbligatoria per quote di richiedenti asilo, la sentenza aveva stabilito che il meccanismo di ricollocazione – istituito nel 2015 e fortemente osteggiato da alcuni Stati membri – risulta pienamente legittimo.Come noto il Consiglio d'Europa ha istituito quote obbligatorie di richiedenti asilo da distribuire tra tutti gli Stati, così da alleviare la pressione migratoria su Italia e Grecia.

Slovacchia e Ungheria che con Repubblica Ceca e Romania avevano votato contro si erano poi rifiutati di procedere alla ricollocazione rivolgendosi alla Corte di Giustizia per ottenerne l’annullamento con appoggio della Polonia. Il fronte opposto era costituito dalla stessa Commissione europea, Italia e Grecia, Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo e Svezia.

Ungheria e Slovacchia negavano la sussistenza dei presupposti per applicare il meccanismo solidale in ambito migratorio: la “situazione di emergenza” sarebe negata dalla costanza del fenomeno. Opposto del tutto il parere della Corte che definisce la “catastrofica situazione umanitaria” frutto di una pressione inedita.

La sentenza della Corte di giustizia Ue mostra che nessun Paese si può sottrarre alle proprie responsabilità sui profughi. Slovacchia e Ungheria hanno cercato di evitare il sistema di solidarietà Ue, ma ogni Paese ha il proprio ruolo nella protezione delle persone in fuga da guerre e persecuzioni.

Ora serve che questo principio fissi delle regole a cui tutti si attengono. Tajani è stato chiaro. "Questo è il problema dei problemi, o si risolve o salta l'UE".

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