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Migranti: ridistribuirli è dovere di tutti

Indagini, tensioni, accuse: il sistema Dublino non funziona

Gli sbarchi rapidi sono complicati dalle norme europee in tema d’asilo, ovvero il cosiddetto sistema di Dublino, che determina lo stato membro responsabile per l’esame delle domande d’asilo. Solitamente questo stato è quello di primo ingresso nel territorio dell’Unione europea. Questa situazione costringe una piccola manciata di stati membri a gestire la maggior parte delle domande d’asilo.

Nel novembre 2017 il Parlamento europeo ha votato a favore di una radicale riforma del regolamento di Dublino, invitando ad adottare un meccanismo vincolante che assicuri che tutti gli stati membri accolgano la loro equa parte di persone in fuga dalla violenza e dalla persecuzione. Ma lo si è visto in questi giorni come la gestione migranti faccia acqua da tutte le parti.

Durissimo il commento di Amnesty International sul caso delle due navi di ricerca e soccorso Sea Watch e Sea Eye. “Le autorità italiane e maltesi, dopo aver spudoratamente compromesso il sistema di ricerca e soccorso in mare, usano le persone come pedine di un negoziato sulle politiche in tema d’immigrazione. Il loro cinico disprezzo per la salvezza delle persone è stato rafforzato dal comportamento inumano dei leader europei, che hanno evitato di fornire immediata assistenza alle 49 persone” afferma Elisa De Pieri, ricercatrice di Amnesty International sull’Europa meridionale,.

“Gli stati membri dell’Unione europea devono smetterla di girare le spalle alle persone lasciate a sé stesse in mare e condividere urgentemente una politica sugli sbarchi rapida, attuabile e che rispetti il diritto internazionale e un equo sistema di distribuzione dei richiedenti asilo all’interno dell’Unione europea”.

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