Arte, Cultura & Spettacoli

Committenza di arte sacra: il dialogo interrotto

di Anna Lorenzetti

Dopo secoli di vitale sodalizio, alle soglie del '900 la Chiesa ha visto affievolirsi il suo proficuo contatto con gli artisti e in qualche rara occasione, grandi personalità  sono state lasciate sorprendentemente libere di manifestare il loro genio, allora il loro canto si è librato altissimo a magnificare le meraviglie del divino.

Nella "Cappella del Rosario" a Vence, il linguaggio di Matisse sfiora il mistero con le sue delicatissime dita. A Ronchamp, dove su una altura  d'Alsazia aveva visto gli orrori della battaglia, Le Corbusier pone il suo capolavoro assoluto. Alle porte di Firenze Michelucci impianta la grande "tenda di cemento" che è la straordinaria chiesa di san Giovanni Battista.

Nel '900 le grandi commesse ecclesiastiche sono affidate a figure minori di pseudo artisti che non lasciano segni di grandi vitalità.

Eppure con intelligenza e sensibilità alcuni Pontefici hanno compreso il valore di un'Arte vera ed originale. Penso a Paolo VI, che nel famoso discorso agli artisti diceva:"Da lungo tempo la Chiesa ha fatto alleanza con voi. Voi l'avete aiutata a tradurre il suo messaggio divino nel linguaggio delle forme e delle figure, a rendere sensibile il mondo invisibile. Ieri come oggi la Chiesa ha bisogno di voi e si rivolge a voi. Non chiudete il vostro spirito al soffio dello spirito divino". Giovanni Paolo II disse: "in quanto ricerca del bello, frutto di una immaginazione che va al di là del quotidiano, l'arte è per sua natura una sorta di appello al mistero".

Espressione artistica e sacralità, sono indissolubilmente legate. L'Arte è nata e si è sviluppata proprio per indagare il mistero del divino e raccontare il soprannaturale. Dai primordi dell'antichità, il bisogno primario dell'uomo è stato quello di collegare i suoi passi alla trascendenza. L'artista stregone, lo sciamano, il sacerdote visionario o il ministro ispirato, per compiere il rito del collegare l'umano e il divino, hanno utilizzato i segni sacri dell'Arte, hanno avuto accesso all'inconoscibile, hanno potuto scalare le soglie del mistero  che appariva insondabile.

Quando Caravaggio quasi sconsideratamente, introduce figure, composizioni, accostamenti inediti, lo fa nel contesto di un movimento ecclesiastico che sta vivendo nuove forme di spiritualità, un pietoso servizio per i peccatori pentiti, una tensione profonda per gli ultimi, per i reietti della società.

Come il teologo cerca la verità ed il linguaggio per esprimerla in forme adeguate all'esigenza del tempo, così l'artista deve comunicare pervenendo a pensieri nuovi che, tradotti in immagini, dicono più delle parole dei teologi.

L'uso delle immagini sacre nel contesto liturgico è servito nei secoli a manifestare il particolare rapporto fra Arte e sacralità, che fervido scorre fino alle soglie del '900 quando il meccanismo si inceppa e la Chiesa resta inerte ed insensibile al cambiamento.
Per la prima volta la Chiesa appare turbata nella scelta di un linguaggio consono a tradurre la profondità del mistero e sembra irretita dalle nuove ricerche che gli artisti stanno compiendo. Eppure le grandi novità di inizio '900 scuotono il mondo dell'Arte e per tutto il '900 gli artisti sono i veri ministri del sacro, i soli profeti inascoltati a gridare nel deserto le parole della verità. Rare volte sono stati chiamati ed investiti da commissioni istituzionali.

Quando la Chiesa tornerà a dialogare con l'arte ?  In questo terzo millennio nel tentativo di trovare la via verso un'Arte capace di tornare ad esprimere la commozione di fronte all'insondabile profondità del sacro, non possiamo che auspicare, come sperava Giovanni Paolo II, di riscoprire la meravigliosa fascinazione dei misteri dello spirito, di ritrovare, nella fatica della ricerca artistica, la comprensione del soprannaturale.


Autore: Anna Lorenzetti

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