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Carlo Cottarelli e i sette peccati capitali

Economia italiana: mister mani di forbice ha le idee chiare

Carlo Cottarelli, è venuto a Trento per la presentazione del suo libro "I sette peccati capitali dell'economia italiana". L'economista per anni in forze al Fondo Monetario Internazionale, ha dedicato solo una breve battuta alle recenti vicende politiche, esprimendo soddisfazione per il fatto che l'Italia abbia un nuovo governo.

Si è detto fermamente convinto che uscire dall'euro per l'Italia sarebbe un errore, e in ogni modo "non potremmo risolvere tutti i problemi facendo stampare denaro alla Banca d'Italia, anzi, con una ipotetica nuova moneta gli standard di rigore forse dovrebbero essere più forti di ora. Ma nel mio libro dico anche che noi abbiamo vissuto male la nostra entrata nell'euro, perché pensavamo di poter fare le stesse cose che facevamo prima. Così i nostri costi di produzione hanno continuato a crescere abbattendo la nostra competitività soprattutto nei confronti della Germania: La svalutazione però non è la soluzione. Deprimerebbe il potere d'acquisto e penalizzerebbe i risparmiatori". Per Cottarelli bisogna mettere mano a burocrazia, evasione fiscale, corruzione, accorciare i tempi della giustizia civile. L'uscita dall'euro comporterebbe un rischio simile a quello corso dall'Argentina all'inizio degli anni 2000. E il Giappone?

"Per molti è un mito, perché ha un debito molto alto, ma non è in crisi. Tuttavia il Giappone ha anche una delle crescite più basse nel mondo, assieme a Italia e Grecia. Però l'uscita dall'euro non è l'unica soluzione per crescere rapidamente. Noi stiamo già recuperando rispetto alla Germania, il divario di competitività si è già ridotto dal 30 al 20%. Se riusciamo a fare le riforme necessarie possiamo farcela".

Quanto alle battute e alle turbolenze di questi giorni dice: "Ottinger doveva essere mandato via, non basta una scusa quando si dicono certe cose - ha ripreso Cottarelli, interrogato sul tema della corruzione - tuttavia non dobbiamo negare i nostri 'peccati', se vogliamo migliorare. E' giusto essere criticati, con i dovuti toni. Però attenzione: la legge di bilancio della Germania è dannosa per noi e per tutti, Germania compresa. Continua a mantenere la bilancia dei pagamenti tedeschi in forte avanzo. I tedeschi producono per tutti, e non consumano. Farebbe meglio la Germania a stimolare la spesa, ad esempio con nuova spesa pubblica, e ciò genererebbe domanda anche in altri paesi. Quando ne discutevo al Fondo monetario con i colleghi tedeschi, in passato, loro ci rimproveravano a loro volta di avere usato la svalutazione come strumento di competitività. Nel frattempo altri paesi, come Spagna e Portogallo, hanno recuperato il divario di competitività con la Germania, ma pagando un prezzo elevato. Noi non dovremmo solo guardare al costo del lavoro, ma al complesso dei costi di produzione, recuperare anche da altre parti, ad esempio sul fronte della burocrazia. Siamo di gran lunga un paese con troppe regole, inutili e dannose".

Ed infine: non è il costo del lavoro l'unico fattore su cui intervenire, anche se esso è importante. "Quando in economia si presenta un problema è meglio cominciare ad esaminare le questioni più semplici, poi le altre fra cui l'istruzione pubblica, che è garanzia di eguaglianza nelle posizioni di partenza. Serve Formazione di qualità in tutto il Paese, soprattutto per il Sud" ha concluso.

 

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