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Castel del Monte, l'ottagono perfetto

Tempio o Castello? Il capolavoro di Federico II di Svevia

Parlava sei lingue: latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo. Federico II di Svevia aveva un potere smisurato:  re di Sicilia, Duca di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e re di Gerusalemme.

Sovrano illuminato, temuto e amato dal popolo, giocò un ruolo importante anche nel promuovere le lettere e la poesia della Scuola siciliana. Alla sua corte si parlava lingua romanza e il siciliano e la poesia prodotta nelle sue stanze anticipò la moderna lingua italiana e l'uso dell'idioma toscano. Lo stesso Dante la conosceva ed apprezzava.

Convinto protettore di artisti e studiosi, Federico II fece della sua corte un luogo illuminato. Governò regolando il mondo a lui noto con nuove leggi, promuovendo le arti, unificando popoli, conquistando terre, e spaventando i potenti dell'epoca. La Chiesa, ad esempio vide in lui l'anticristo per aver messo in discussione il potere temporale. A firmare le scomuniche fu Papa Gregorio IX

Nato marchigiano (vide la luce a Jesi nel dicembre del 1194), morì a Fiorentino di Puglia a 56 anni dopo una vita tumultuosa. Nelle sue vene scorreva del resto il sangue svevo degli Hohenstaufen e per parte di madre era normanno, veniva cioè dalla stirpe dei conquistatori e fondatori del Regno di Sicilia.

Ama i falchi. "De arte venandi cum avibus" ovvero il trattato "Sull'arte di cacciare con gli uccelli" porta la sua firma. Il manoscritto conservato alla Biblioteca Vaticana (codice Pal. Lat. 1071)  contiene però solo i primi due libri: si tratta di un codice di 111 fogli di pergamena.

Fin da giovane stupisce e affascina. La storia gli affibbia l'appellativo di “stupor mundi" (meraviglia   del mondo) o “puer Apuliae” (fanciullo di Puglia) e il popolo crea attorno alla sua figura miti e leggende popolari che sbiadiscono quasi il carisma del nonno, il mitico Barbarossa.

Uomo colto, dal carattere energico, Federico II governò una struttura molto somigliante a un moderno regno: governato centralmente e con efficiente amministrazione. Aveva due passioni: i castelli che costruiva quasi ovunque...e le donne.

Ebbe quattro mogli. Le prime tre gli furono imposte dalla ragion di Stato ma amò sinceramente solo l’ultima, malgrado un rapporto misterioso avvolto tra storia e leggenda: Bianca Lancia, della nobile famiglia piemontese dei Lancia, fu l’unica donna che riuscì a conquistare veramente il suo cuore. L'aveva conosciuto pochi mesi dopo lo sfortunato matrimonio con Jolanda di Brienne (sepolta nella cattedrale di Andria), sua seconda moglie dopo Costanza d'Aragona e fu un reciproco colpo di fulmine. Ma Federico sposò Isabella d'Inghilterra.

Non potendo convolare a giuste nozze, i due mantennero una relazione clandestina ma tutt’altro che segreta, tanto che da essa nacquero due figli, forse tre. Federico la tenne rinchiusa  in una torre del castello di Monte Sant'Angelo. La principessa non poté resistere all’umiliazione. Narra la leggenda che vinta dal dolore, si tagliò i seni e li inviò all’imperatore su di un vassoio assieme al neonato che aveva atteso durante la prigionia. Altre leggende narrano che lui la sposò pochi giorni prima della morte, conferendole in extremis e per poche ore il ruolo di imperatrice.

In Puglia Federico II era arrivato quando era già imperatore del Sacro Romano Impero.  Costruì la sua dimora - che non vedrà mai ultimata - con dettami innovativi per l'epoca: una sintesi perfetta tra stilemi arabi e normanni, con torri sporgenti (prima mai viste), feritoie, e struttura circolare.

Per costruire Castel del Monte viene individuata la collinetta più alta dell'altopiano delle Murge occidentali in Puglia, dove la fortezza svetta a 540 metri s.l.m., inquietando ancora oggi storici e matematici.

Collocato a 18 km dalla città di Andria, in località Santa Maria del Monte, in quella che oggi si chiama Bat ovvero provincia di Barletta-Andria-Trani. Inserito nell'elenco dei monumenti nazionali italiani nel 1936 e in quello dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel 1996, ha pianta ottagonale, a ogni spigolo corrisponde una torretta a sua volta ottagonale come ottagonale è la corte interna.

Le torri sono alte 24 m e la precisione delle sue proporzioni matematiche lascia stupefatti anche per la carica simbolica di cui l'ottagono è portatore: questa forma geometrica è intermedia tra il quadrato, simbolo della terra, e il cerchio, che rappresenta l'infinità del cielo, e quindi segnerebbe il passaggio dell'uno all'altro. E il mistero continua a interrogare storici e appassionati di cabala.

 

Patto Territoriale,  finanziato dalla Regione Puglia (FESR-FSE 2014/2020 Azione 6.8)
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Autore: Corona Perer

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