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Le meraviglie del Castello Reale di Govone

Piemonte, nel Roero tra vigne, noccioleti e residenze sabaude

Una delle attrattive maggiori del Castello Reale di Govone – quella che da sola vale il viaggio - è data dagli affreschi e dalla splendide carte da parati cinesi collocate nella Galleria di Ponente, a fianco del salone d’onore. Risalenti al XVIII secolo, decorano interamente le pareti di quattro sale degli appartamenti delle principesse: la Camera di udienza con i cicli della porcellana e del tè, la camera da letto con i cicli della seta e del riso, la “camera da parata” e il Gabinetto con rappresentazioni di uccelli e fiori.

Erano gli appartamenti destinati ad ospitare i principi e le principesse in visita a corte. Nell’Ottocento molte carte dette “cinesi” provenivano da Londra o da Parigi ma si pensa che le carte di queste sale risalgano al Settecento e siano state prodotte in Cina da artisti cinesi. I disegni rappresentano scene riguardanti l’artigianato della porcellana, della seta, del riso, del tè e soggetti di flora e fauna tipicamente cinesi.

Non sono solo belle per i loro colori, per l’estensione della copertura del pareti e per la loro ancora perfetta posa in opera. Stupiscono per le storie che narrano con dettagli sorprendenti: c'è il ciclo di vita dal favo alla filatura della seta fino al sarto che confeziona l'abito, e c'è l'etica confuciana, i rituali, la tradizione, quadretti familiari. Vengono descritti i quattro cicli di lavorazione di prodotti che costituivano alcune tra le maggiori fonti di ricchezza per la Cina di allora: la seta, il tè, la porcellana e il riso.

Pur non costituendo un unicum – la guida spiega che ci sono altre collezioni simili in Occidente – le carte da parati cinesi di Govone emergono perchè sono tra le più significative del genere, per ampiezza di superficie, ricchezza e numero di scene.

Il castello che fu residenza Sabauda conquista per la sua eleganza non appena si varca la cancellata dell'ingresso sul fronte sud. La facciata è decorata da bassorilievi che rappresentano due telamoni e la narrazione delle dodici fatiche di Ercole: sono elementi marmorei provenienti da una fontana dismessa della reggia di Venaria.

Fu Carlo Felice nel 1817 a volerli: aveva visto delle sculture quando si era recato a Firenze per il fidanzamento di Maria Teresa (figlia del Granduca di Toscana) con Carlo Alberto.

Ma lo stupore aumenta di sala in sala, tra anticamere e saloni osservando quelli che sembrano bassorilievi ed invece sono illusioni ottiche perfettamente prospettiche, centrate sull'occhio di chi osserva.Gli ornamenti del salone d’onore lasciano senza fiato. Affrescato interamente a trompe-l’oeil negli anni venti dell’Ottocento dai pittori Luigi Vacca e Fabrizio Sevesi, presenta finte architetture (persino le porte appaiono in tutto e per tutto simili al vero) attorno al mito di Niobe. Sembra scultura vera: le pareti sono dipinte a chiaroscuro con finte colonne e statue tra le quali si scorgono gli abitanti dell’Olimpo: Apollo, Dian, Niobe, Latona.

Non meno emozionanti gli appartamenti reali con spazi per le udienze, camera da letto e ambienti privati e di servizio con ingressi separati.

Dalla camera da parata della Regina una porta permetteva la comunicazione con la camera da letto del Re. Gli affreschi sono dipinti da Andrea Piazza e Carlo Pagani con interventi di Luigi Vacca su temi della mitologia classica.

L'occasione giusta per visitare il castello? Tutto l'anno, perché ci troviamo in un distretto paesaggistico di straordinaria bellezza tra Langhe, Roero, Monferrato con le colline dolci, disseminate di vigne, poderi agricoli e dimore nobiliari. Un'altra buona occasione è anche l'Avvento. Approfittando delle vacanze natalizie il piccolo comune di Govone (2000 anime) si trasforma nel Magico Paese di Natale ed è proprio attorno al castello e ai viali del parco del Re che trovano spazio eventi e bancarelle mentre la residenza sabauda apre le sue stanze per la mostra di arte presepiale. Una ghiotta occasione per fare il pieno di arte, meraviglia e atmosfera natalizia. Da vedere


Autore: Corona Perer

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