Arte, Cultura & Spettacoli

Peggy Guggenheim: un sogno lungo 70 anni

La mecenate americana arrivava a Venezia nel 1948

Il 26 di agosto, giorno del compleanno di Peggy Guggenheim, si è tenuto l’immancabile concerto annuale per celebrare la mecenate, dedicato a soci e sostenitori della Collezione con il Quartetto Noûs insieme al maestro Nemanja Stankovic, primo violoncello dell’Orchestra Filarmonica di Belgrado,  in un repertorio tra Anton Webern a Franz Schubert.

Il 2018, segna i 70 anni dell’arrivo della collezione di Peggy Guggenheim a Venezia è dunque momento di celebrazioni: era il 1948 quando Peggy Guggenheim veniva invitata a esporre la sua Collezione d’avanguardie all’interno delle sale del Padiglione Greco alla XXIV Biennale di Venezia, la prima dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

"1948: la Biennale di Peggy Guggenheim", a cura di Gražina Subelytė, Curatorial Assistant della Collezione Guggenheim, è un omaggio a quel “fatidico” evento che portò artisti del calibro di Jackson Pollock, Mark Rothko e Arshile Gorky ad essere esposti per la prima volta non solo in Italia ma anche in Europa.

La mostra aperta dal 25 maggio fa rivivere -fino al 25 novembre - all’interno delle Project Rooms del museo, l’ambiente del Padiglione, allestito in quell’occasione con la consulenza del celebre architetto veneziano Carlo Scarpa, grazie a un modello in 3 D degli spazi e dell’allestimento, nonché attraverso documentazioni fotografiche e memorabilia legate all’esposizione.

Il programma di celebrazioni proseguirà fino al 3 settembre, nel segno del Novecento con un’originale mostra dedicata all’artista tedesco, naturalizzato americano, Josef Albers (1888 – 1986). A cura di Lauren Hinkson, Assistant Curator for Collections al Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Josef Albers in Messico espone per la prima volta al grande pubblico una serie di fotografie e foto-collage, insieme a una significativo nucleo di dipinti, provenienti dal Guggenheim di New York e dalla Fondazione Anni e Josef Albers.

In attesa dell’apertura il 22 settembre del prezioso tributo che il museo dedica al marchigiano Osvaldo Licini, con la retrospettiva a cura di Luca Massimo Barbero, OSVALDO LICINI. Che un vento di follia totale mi sollevi, a Palazzo Venier dei Leoni è possibile immergersi nelle atmosfere precolombiane della mostra Josef Albers in Messico. Il percorso di circa un centinaio di opere mette in evidenza lo stretto rapporto che si creò tra il linguaggio astratto di Albers e le forme architettoniche dei monumenti dei siti archeologici messicani che l’artista visitò più volte, tra gli anni ’30 e ’60 del Novecento, insieme alla moglie Anni, documentandole con innumerevoli scatti fotografici, oggi esposti accanto alle più celebri serie “Variante/Adobe" e "Omaggio al quadrato".

Con oltre 77.000 visitatori dalla sua apertura, il 19 maggio, la mostra sta riscuotendo un buon successo di pubblico e crtitica. “Albers alla scoperta del Messico tra arabeschi e piramidi nascoste” ha titolato la Stampa, mentre la Lettura – Corriere della sera ha scritto “Il Messico [di Albers] Mecca dell’arte astratta”. La mostra rimane aperta fino al 3 settembre con visite guidate gratuite giornaliere, alle 15.30, previo acquisto del biglietto d’ingresso.

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