Arte, Cultura & Spettacoli

Peggy Guggenheim: una mecenate in laguna

Nel 1948 arrivava a Venezia per la Biennale

Peggy per gli amici, Peggy - il mito - per gli artisti: dell'arte del XX secolo è stata un capitolo fondamentale. L'ha amata e l'ha favorita. Se ne è circondata acquistando Kandinskij, Mondrian, Klee fino all'italiano Vedova. 

Era il 1948 quando Peggy Guggenheim fu invitata da Rodolfo Pallucchini, allora Segretario Generale della Biennale di Venezia, ad esporre la propria già leggendaria collezione al Padiglione della Grecia, paese all'epoca impegnato nella guerra civile: per la prima volta in Europa il pubblico poteva ammirare le opere dei grandi rappresentanti dell'Espressionismo astratto americano, artisti quali Pollock, Gorky, Rothko.

Appena un anno più tardi Peggy acquistava Palazzo Venier dei Leoni, prezioso scrigno sul Canal Grande che da allora custodisce la sua collezione, la più importante in Italia per l'arte europea e americana della prima metà del Novecento.

Durante i trent'anni trascorsi a Venezia, la mecenate ha continuato instancabilmente a collezionare opere d'arte e ad appoggiare artisti internazionali e locali, come Edmondo Bacci e Tancredi Parmeggiani.

Nel 1969 Peggy decide di donare il palazzo e le opere d'arte alla Fondazione Solomon R. Guggenheim, creata nel 1937 dallo zio Solomon per amministrare la propria collezione e il museo di New York. Dal 1980, un anno dopo la scomparsa della collezionista americana, Palazzo Venier dei Leoni è divenuto un museo che oggi conta quasi 400.000 visitatori l'anno.

Ma come era la collezionista americana nell'intimità? Che donna poteva essere?  Un giovane Berengo Gardin incontra Peggy Guggenheim e la ritrae nella sua casa, Palazzo Venier dei Leoni, tra gli amici italiani, in compagnia di alcuni vecchi amici americani, col cagnolino...e fornisce uno spaccato di quella originale atmosfera che distinse la vita degli artisti che si riunirono intorno a lei nella dimora veneziana.  

Le immagini erano destinate a cristallizzare un periodo d'oro per la città. Dalle foto di Berengo Gardin emerge il volto della collezionista americana nella sua dimensione più personale e intima, sullo sfondo della Venezia degli anni ‘60 e '70. Eccentrica, divertita ma anche severa, decisa, maschia. Forse anche inquieta. Dietro a tutto questo un gran talento e una grande passione per l'arte.

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