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Tramontare in un nuovo mattino

Marco Guzzi - Darsi Pace

Di anno in anno cresce in ognuno di noi la dolorosa percezione di subire un’accelerazione vertiginosa dei tempi, come se fossimo tutti risucchiati e frullati in un vortice.
Catastrofi naturali e sconvolgimenti storici, nella simbolica biblica, caratterizzano i tempi apocalittici. Non ci troviamo a vivere perciò semplicemente un’epoca di passaggio, anche perché in fondo tutte le epoche attraversano crisi di trasformazione, ma un vero e proprio passaggio di epoca.

Questa percezione di attraversare una soglia epocale di portata antropologica ha infiammato e sconvolto l’intero XX secolo, animando tutti i movimenti culturali, artistici, politici, e spirituali, con esiti spesso drammatici. Solo negli ultimi 30 anni questa consapevolezza si è drasticamente oscurata.

L’Occidente è l’epoca del tramonto. Già Arthur Rimbaud  intorno al 1873, nella sua Saison en enfer scriveva. “Vedo che il mio malessere viene dal non avere riflettuto per tempo che noi siamo nell’Occidente”. Viviamo cioè dentro un’epoca, più che all’interno di un’area geografica, che di per sé tramonta. Occidente infatti è il participio presente del verbo latino occidere, che indica appunto il cadere del Sole. Ma che cosa sta tramontando ad Occidente?

Certamente in questi anni si è concluso il XX secolo, il secolo cioè dei totalitarismi, delle guerre mondiali, delle avanguardie artistiche e delle mille decostruzioni e trasgressioni, ma anche delle grandi emancipazioni e liberazioni, e al contempo del consumismo senza limiti. Finisce in realtà l’intero ciclo industriale, che va più o meno dal 1789 al 1989, con gli sviluppi vertiginosi delle produzioni industriali, e con tutte le ideologie cui ha dato vita: liberalismo, socialismo, comunismo, nazionalismo. Ciclo in cui tra l’altro l’organizzazione dei partiti ha espresso tutte le sue potenzialità servendosi intensamente del potere della stampa e dei primi mass-media. Siamo  entrati in una società postindustriale in cui finisce l’intera epoca moderna. E' in crisi terminale la speranza di fondare la vita umana su criteri razionali unitari.

Già nel 1950 Romano Guardini aveva pubblicato il saggio “La fine dell’epoca moderna”, in cui denunciava la fine catastrofica della progressiva scissione tra sviluppo culturale (e razionalità) da una parte, e cristianesimo (trascendenza) dall’altra, propria del tempo moderno. Papa Francesco è chiaro su questo punto: “non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo. Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia” .

Rivoluzione storico-culturale e conversione personale sono perciò le due operazioni congiunte di un vero e proprio passaggio di umanità, di una svolta antropologica non più rinviabile.

Nessun ecologismo da operetta, però, che magari si commuove per il destino delle balene ma tace sul dramma quotidiano dell’aborto, si indigna per gli OGM e poi legittima il commercio di ovuli o di uteri o di embrioni umani vivi. No, Francesco, è esplicito: qui stiamo parlando di una rivoluzione culturale globale, che tocchi innanzitutto il cuore alienato dell’uomo. “Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico”.

E dunque, un tramontare nel nuovo mattino. Proprio per questo che il Tramonto diviene il tempo più propizio per l’annuncio della Nuova Umanità postbellica:, quella cioè inaugurata dal Cristo, che oggi appare come l’unica possibilità evolutiva, non solo cioè come un’opzione morale o religiosa, ma come l’unica opzione direi biologica per rilanciare la vita sul pianeta terra.
La morte dell’uomo bellico, è il tramontare nel nuovo mattino.


tratto da "Nuove Visioni" - L'articolo integrale è a questa pagina   > clicca qui


Autore: Marco Guzzi

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