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Migranti: l'Italia è sola

Procedure di infrazione UE, ma nulla di più

Italia sempre più sola. Austria che minaccia nuove barriere, Europa che volta lo sguardo. La situazione resta grave per il nostro paese, appare una delle tante tematiche se solo si varca il confine. Il vertice di Parigi tra Francia Germania Italia e poi quello di Tallin, non sortiscono risultati, ma documenti vaghi e imprecisi o forse....indecisi. L'Italia chiede maggiore distribuzione di migranti in Europa, una  regolamentazione delle ONG e più fondi per controllare le coste libiche già rifornite da mezzi italiani.

Ma mentre si continua a morire nel Meditarraneo e gli sbarchi non accennano a diminuire, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria alzano la voce,  proprio loro che sono finite nel mirino UE: saranno sottoposte a una procedura d’infrazione per non aver dato seguito al programma dell’Unione europea di ricollocazione dei rifugiati arrivati in Grecia e in Italia.

Si fa intanto più concreto il sospetto che i militari libici collaborino con i trafficanti di uomini: la corte penale dell'Aja ha aperto un fascicolo per crimini contro l'umanità a carico della guardia costiera libica, i cui uomini sarebbero autori di attacchi verso le navi delle Ong.

Per ridurre soprattutto le partenze via mare dalla Libia verso l'Italia, i leader europei avevano intrapreso iniziative multilaterali e bilaterali per rafforzare la cooperazione con le autorità della Libia per fermare le partenze dalle coste di questo paese, nonostante fossero stati ripetutamente avvisati che questa cooperazione avrebbe intrappolato ed esposto a gravi violazioni dei diritti umani i migranti e i rifugiati. 

Come documentato dalle agenzie delle Nazioni Unite e da numerose Ong,  nei centri di detenzione libici hanno luogo gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani. Salvo poche eccezioni, i migranti e i rifugiati riportati in Libia vengono inviati nei centri di detenzione, dove rimangono a tempo indeterminato subendo torture, sfruttamento e violenza sessuale ad opera del personale dei centri controllati dal governo e dei membri delle milizie di quelli che sfuggono al controllo governativo. Sugli uni e sugli altri non vi è alcun controllo governativo e non esiste alcuna forma di ricorso per chi vi subisce violazioni dei diritti umani nella più assoluta impunità.

"Le autorità europee sono ampiamente consapevoli della drammatica situazione in cui si trovano centinaia di migliaia di migranti e rifugiati in Libia, a rischio di tortura nei centri di detenzione e di uccisioni, violenza e sfruttamento fuori da essi" afferma in ua nota Amnesty International.

Il rischio? Che gli enormi sforzi e risorse destinati dall'Unione europea e dall'Italia alla Libia finiscano invece per intrappolare migranti e rifugiati in quest'ultimo paese, senza che sulle autorità libiche siano esercitate pressioni perché assumano provvedimenti concreti per proteggere i diritti dei migranti e dei rifugiati in Libia.

Ma le violazioni e la mancanza di assistenza umanitaria avviene anche a sud:  25 siriani, tra cui 10 bambini sono bloccati da due mesi, a un chilometro dall'oasi di Figuig e a cinque chilometri dal Beni Ounif, in Algeria. Si tratta di una zona cuscinetto in territorio marocchino dentro un'area desertica al confine con l'Algeria, dove viene negata l'accesso alla procedura d'asilo e assistenza umanitaria, in simili situazioni dovuta e urgente.

Il governo marocchino ha finora smentito che i rifugiati siriani si trovino nel suo territorio. Amnesty International ha esaminato mappe e immagini satellitari e, anche grazie alle coordinate Gps, ha potuto accertare che i 25 rifugiati siriani si trovano invece effettivamente all'interno del Marocco.

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