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Barletta rivive la sua Disfida

7-8-9 settembre 2018 nella Puglia Imperiale

Il 7, 8 e 9 settembre Barletta rivive il cuore della sua storia più amata: la disfida. Un momento identitario che si celebra due volte l'anno, a febbraio e fine estate.
La festa inizia il 7 settembre in cattedrale con il Certame della Corsa, ma come sempre è la Cantina della sfida il centro della rievocazione dell'offesa. L'8 settembre alle 19 viene eletto dagli araldi a cavallo il bando della sfida con l'esibizione degli sbandieratori; il 9 settembre c'è l'investitura e il giuramento nella piazza del Castello, in cattedrale alla sera si canta il Te Deum e alle 20,30 si tiene il corteo Trionfale, il momento in cui i cittadini di Barletta rievocano la vittoria sui francesi. Tutto il territorio partecipa alla rievocazione: dal 7 al 9 settembre tutte le attività economiche celebrano la disfida con percorsi gastronomici a tema e menù rinascimentali.

Era il 13 febbraio 1503 ed era mattina a Sant'Elia che all'epoca dei fatti erano sotto giurisdizione veneziana nel territorio di Trani. Qui ebbe luogo la famosa disfida di Barletta uno scontro medievale fra tredici cavalieri italiani (comandati dagli spagnoli) e altrettanti cavalieri francesi. Il confronto finì con la vittoria degli italiani.

Da allora Barletta (che è anche la città natale dell'indimenticato campione Pietro Mennea) è la Città della Disfida. La città che oggi sfiora i 100.000 abitanti ha a cuore questa tradizione che è diventata anche il suo core-business. La Disfida è la fiamma che accende i cuori dei barlettani e attira ogni anno - nelle due manifestazioni di febbraio e della prima decade di settembre - moltissimi turisti, ma la città ha anche molti altri gioielli.

Il Castello di Barletta, che è proprietà del Comune, è un polo museale dove tutto l'anno ospitiamo mostre, eventi, rievocazioni, spettacoli teatrali. Uno splendido complesso  iniziato attorno al 1050 da Pietro il Normanno, dove a loro agio si sono trovati Svevi  ed Angioini, Aragonesi e Carlo V che nel 1532 lo ristrutturò.

Un obiettivo di questi anni è stato riunire le 13 città che conservano le tracce della disfida in un unica rete che va da Andria a Trani e include Bisceglie, Ruvo, Margherta di Savoia, Trinitapoli, Canosa e quindi si estende su un bacino territoriale di 500.000 abitanti.  Siamo nella Puglia Imperiale, un brand che evoca i fasti di Svevi e Aragonesi.

Costruire una "rete" è stato il primo passo per costruire un altro prodotto turistico di sicuro appeal ovvero il tour nei luoghi della disfida, un progetto che viene lanciato in questi giorni alla stampa e anche alla Bit di Milano grazie ad un progetto presentato dal Comune di Barletta con il supporto tecnico del Patto Territoriale e finanziato dalla Regione Puglia (FESR-FSE 2014/2020 Azione 6.8). Una scelta che è già stata premiata da un trend in salita di afflusso turistico, con un autentico boom di B&B, a cui si sono aggiunte tante promozioni e il varo di una card per lo shopping.

A 515 anni dalla Disfida, le gesta bellicose che videro il trionfo dei tredici italiani sui tredici francesi hanno portato un frutto che allora poteva essere non immaginabile: il turismo della storia. La città di Barletta ogni anno è meta affollata della rievocazione storica.

I 13 cavalieri che si sfidarono sul campo neutro posto tra Andria e Corato, dovevano dimostrare che gli italiani non erano affatto dei pavidi e scarsi combattenti come i Francesi ritenevano. L'offesa vera e propria fu profferita da uno dei loro comandanti (Guy de La Motte) nella Cantina del Sole (Osteria del Veleno), oggi  tappa obbligata di un tour nei luoghi della disfida.

Qui nei giorni delle celebrazioni si rievoca il vivace scambio che originò il duello. Uno scontro che peraltro era frutto delle tensioni che su queste terre opponevano i francesi (di stanza a Ruvo) e gli spagnoli che governavano poso distante su Barletta. C'erano anche delle motivazioni economiche per l'uso dei pascoli, fatto sta che nel corso di un banchetto i francesi danno dei codardi a “les italiens” facendo pesanti affermazioni su Ettore Fieramosca che li comandava. Ed ecco che si decide un duello.

Conosciamo questi fatti dal romanzo di Massimo D'Azeglio ma ancora prima da un'operetta anonima pubblicata solo nel 1633, ma scritta da un contemporaneo ai fatti l'Anonimo Autore di Veduta. La vittoria portò festa e gran giubilo. Nei giorni della Disfida Barletta è ancora festosa e imbandierata, vengono rievocate tutte le tappe: l’offesa, il bando di sfida con l'Araldo a cavallo, l'investitura e il giuramento (che in realtà avvenne nella cattedrale di Andria)  e poi il corteo storico trionfale con le tipiche atmosfere del 1500 tra figuranti in costumi d'epoca che precedono il certame. Il cuore della rievocazione parte proprio dalla Cantina della Disfida dove attori e figuranti ripropongono la schermaglia verbale che originò quella armata.

Nella Cantina c'è il  bozzetto del monumento a Ettore Fieramosca realizzato da Achille Stocchi  e vi sono  armature e oggetti del '500 della Collezione Cafiero. E' solo una parte della collezione che si ammira al Castello insieme alla pinacoteca, di gran gusto e sensibilità, da lui raccolta in vita e che ora è visitabile nelle sale destinate al Museo Civico dove – accanto a preziosi oggetti d'epoca – vi sono  ottimi quadri di  vedutisti locali (De Stefano, Tallarico, Girondi e Gabbiani) che erano stati allievi di Giovan Battista Calò. Fu lui a dipingere il sipario del Teatro Curci, dedicato alla Disfida.

Il più grande dei suoi allievi fu però il celebre pittore De Nittis, nato a Barletta e vissuto tra Parigi e Londra, amico di Degas e autentico protagonista di quel secolo che fra Impressionismo e Realismo si consegna alla modernità.
Visitare a Palazzo Della Marra la collezione donata dalla vedova è un tuffo nella Parigi degli Impressionisti dove lui operò lasciando però un'impronta speciale e del tutto autonoma. De Nittis infatti osò sfidarli con l'uso del nero (proibito dal movimento), per questo osservando la mondanità del tempo, alle corse dei cavalli o nei salottti parigini, si parla di Realismo. Le meravigliose opere dell'artista, offrono emozioni indimenticabili. Arrivare a Barletta e non vedere la Casa De Nittis sarebbe davvero un delitto (ne parliamo qui > clicca).

Barletta è bella anche nelle sue viuzze, con i panni stesi, lastricate con la lucida pietra di Trani, una città che offre anche lidi marini e una straordinaria Cattedrale (dedicata a Santa Maria Maggiore), dove si osserva il "miracolo" e lo spettacolo della storia, tra stratificazioni di chiese e di epoche, dentro un unico sito perfettamente accessibile  e ben conservato, che consente di saltare dall'epoca pre-cristiana a quella romana e  da quella romanica fino al gotico, nella Chiesa Madre della Città che ancora oggi è il fulcro della devozione a Barletta con pregevoli icone dedicate a Maria e al Cristo benedicente.

Per alloggiare e godere di tutta questa splendida offerta culturale suggeriamo di usufruire di uno dei tanti B&B del centro storico, in modo da poter godere di Barletta percorrendola a piedi: ce ne sono tantissimi. Per degustare invece la generosa e squisita gastronomia immancabile (e insuperabile) è un salto da Lello del Ristorante Antica Cucina, in Piazza Marina 5 a Barletta (a pochi passi da una delle 4 antiche porte della città, l'unica ad essere rimasta in piedi). Ebbene, da Lello non solo si mangia bene, ma si assiste ad una attenzione verso il cliente che diventa narrazione umana: Lello passa tra i tavoli illustrando i piatti, le tradizioni, ordinando di far scarpetta e quando è necessario a mangiare persino con le mani per avere un approccio fisico col piatto....che diventa metafisico. Assolutamente da provare.

A Barletta non mancano locali e tutti di gran qualità: se avete tempo passate anche da Brezza Marina, cucina casalinga in una mini trattoria famigliare (che è anche B&B) dove la cuoca Damiana cucina a vista ed espresso per un massimo di una ventina di commensali (da euro 25 in su,  vini locali inclusi). E' un locale minuscolo in via del Duomo 48, ma di qualità e grande calore. Oppure andate da "San Giorgio al Pomodorino" in via Cialdini 47, un  locale gestito da un gruppo di giovani che sta proponendo anche ottime birre artigianali. Altra tappa obbligata sempre in via Cialdini, ma al 61, "Al Vecchio Forno" : mangiare pesce a Barletta è d'obbligo.

fotoservizio: Corona Perer


Autore: Corona Perer

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