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Erdogan, il sultano resta in sella

Ha bombardato la Siria, imbavagliato la stampa: rieletto

Sulle libertà fondamentali il despota di Ankara ha dato il peggio di sè. Ma Recep Tayyip Erdogan il Sultano che accetta i matrimoni con bambine di 9 anni, resta in sella. Un sì che aveva espresso per  tenersi buoni gli Imam.

Ha bombardato il Ghuta orientale: il governo siriano, sostenuto dalla Russia, colpisce da sempre i curdi. "Evidenti crimini di guerra" afferma Diana Semaan, ricercatrice di Amnesty International sulla Siria. "Da sei anni la comunità internazionale sta a guardare di fronte ai crimini di guerra e contro l'umanità commessi dal governo siriano nella completa impunità. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve far applicare le sue stesse risoluzioni che chiedono la fine degli assedi delle zone abitate dai civili e la cessazione degli attacchi nei loro confronti.

A maggio 2018 si sono celebrati i 5 anni da Gezi Park. La violenta risposta del governo, l’impunità per le violenze delle forze dell'ordine che a suon di gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, manganelli provocarono 8000 feriti e almeno 4 morti hanno lasciato pesanti tracce ma non hanno scalfito il suo potere. E allora: voto vero o brogli?

Oltre 5500 persone sono ancora sotto processo per aver preso parte alle proteste di Gezi Park con il reato di “finanziamento di organizzazione criminale”. I medici che avevano fornito i primi soccorsi negli ambulatori da campo allestiti durante le proteste di piazza sono stati sottoposti a provvedimenti disciplinari. Quanti commentavano e documentavano i fatti sui social media sono stati perseguiti. I pochi procedimenti nei confronti di alcuni agenti di polizia (in tutto 5) sono stati archiviati. Le restanti indagini sono state ostacolate o già chiuse. 

Il Presidente di Amnesty in Turchia per aver ricordato la questione dei diritti umani è stato messo in prigione. Dopo mesi liberato e poi nuovamente arrestato, il tutto in 24 ore. Accadeva mentre Erdogan e Signora prendevano l'aereo per Roma. Per chiedere di entrare in Europa rcevendo da Macron risposte molto fredde

Dopo aver vinto nel controverso referendum costituzionale che gli permette di restare in  sella fino al 2034 e con l'arroganza tipica di chi vive il potere come una dimensione costitutiva, ha annunciato un secondo referendum: per re-introdurre la pena di morte. A quel punto potrà mandare al patibolo chiunque la pensa diversamente.

Erdogan ha già mostrato al mondo la sua ira furiosa quando in Olanda fu vietata la sua campagna elettorale. Posizione più che legittima: non ospitare campagne elettorali terze è del tutto comprensibile. "Conosciamo gli olandesi dai tempi di Srebrenica. In quell'occasione abbiamo conosciuto la loro natura e il loro carattere, quando hanno lasciato che 8 mila musulmani bosniaci venissero massacrati senza muovere un dito" disse Erdogan che in casa sua non è conosciuto come "mani di velluto".

Il premier turco è di fatto un sultano. Vive nel lusso più sfrenato ritenendosi quasi una divinità. Erdogan e signora vivono in 1200 stanze in stile neo-ottomano. La stampa internazionale, nel 2014 quando la sontuosa dimora fu inaugurata furono prodighi di cifre da capogiro:  70 ascensori , 250 milioni di euro in vetrate, 1.150 agenti per la security e spese enormi di illuminazione calcolate attorno ai 400 milioni al mese. Infatti il palazzo è illuminato a giorno anche di notte. Conto finale: mezzo miliardo di euro.

Il cemento nella zona verde (e protetta) della Foresta Ataturk, intitolata al fondatore della patria. Ankara è stato inarrestabile il palazzo presidenziale protetto da 3mila telecamere. La "sua" sicurezza ha richiesto 20 milioni di euro bunker anti-atomici e protezioni anti-hacker incluse. La residenza è più grande di Buckingham Palace (e persino del Cremlino!) e il doppio di Versailles. Della moglie ha incece scritto Dagospia che ne ha fatto un ritratto impietoso:

"...ogni regime vuole la sua regina, e la Turchia ha Emine Erdogan...Si presenta come una Sora Cecioni che è a casa a pregare e a fare le conserve, è tutto il contrario... la vita da jet-set super kitsch musulmano della first lady è fatta di viaggi costosi, aste di antiquariao, abiti firmati, sorseggia solo tè bianco (1800 euro al chilo) e a Bruxelles ha fatto chiudere un centro commerciale per il suo shopping compulsivo....il suo trionfo è il mostruoso palazzo fatto costruire dal marito e da lei decorato con carta da parati di seta 2.300 € a rotolo, 31 milioni solo per le porte...." (Dagospia)

L'odio viscerale per i curdi (che però sono ormai la terza colonna di Germania che ne ospita 30.000)  fa intuire che la sua insistenza a entrare in Europa è sospetta mentre il suo volto assomiglia a quello della divinità Giano: ha costruito ponti, unito le rive del Bosforo con opere avveniristiche, ma mentre si promuoveva come fautore del progresso turco, sferrava colpi alle libertà del suo popolo.

Sulla guerra in Siria è stato ambiguo: prima amico degli Usa - da alleato Nato - poi nelle braccia di Putin che certo non lascerà il territorio turco senza aver già pattuito con il rais turco importanti contropartite. Erdogan prima cerca di indebolire il presidente siriano Bashar Al Assad sostenendo le opposizioni in armi (il fronte tra jihadisti Isis e Al Nusra), bombarda insieme agli Usa, e poi sigla l'accordo con la Russia nonostante un cadavere ingombrante: il cacciabombardiere russo abbattuto dai turchi. Pare avesse documentato il traffico di petrolio tra Turchia e Isis. Aver invertito la rotta è segnale inquietante: su quali argomenti si basa l'intesa? Lo sanno solo loro: Mosca, Ankara e Teheran, che era al tavolo dei sottoscrittori. Il futuro della Turchia si intreccia così a quello della Siria e dell'area del medioriente.

E gli interessi Nato, di cui la Turchia fa parte? Difficile dire che peso avranno. Erdogan gioca su più tavoli: con l'Europa ha discusso di migranti e il 18 marzo 2016 ha firmato un accordo in base al quale in cambio di 6 miliardi di euro e di concessioni politiche la Turchia accettava di riprendersi i “migranti irregolari” giunti dalla Grecia. La giustificazione UE fu: “la Turchia è un paese sicuro”. Sicuro? Amnesty International ha dimostrato che tra 2015 e  2016 rifugiati che si trovavano in Turchia sono stati rispediti in Afghanistan, Iraq e Siria verso quel rischio...da cui scappavano. Tra marzo e maggio 2016, Amnesty ha intervistato 57 rifugiati in Turchia documentando la disperata lotta per la sopravvivenza e chiedendo la sospensione dell’accordo.

Ma aver tamponato l'esodo senza aver ruolo, basta all'Europa. Purtroppo Erdogan sa di poter fare il bello e cattivo tempo.

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