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Erdogan, il Sultano che ha diviso il paese

Nella reggia che costa 400 milioni al mese per la luce, potrebbe restarci fino al 2034

La Turchia ha cercato di far sentire la sua voce, ma non ce l'ha fatta: Erdogan, anche se di misura, ha vinto nel suo controverso referendum costituzionale. Potrebbe restare in sella fino al 2034 e con l'arroganza tipica di chi vive il potere come una dimensione costitutiva, ha annunciato un secondo referendum: per re-introdurre la pena di morte. A quel punto il desposta potrà mandare al patibolo chiunque la pensa  diversamente. Anche per queste elezioni di parla di brogli, lui invece parla di voto storico, mentre le opposizioni segnalano che la deriva in atto non può che dividere un paese già lacerato

Erdogan ha già mostrato al mondo la sua ira furiosa quando in Olanda fu vietata la sua campagna elettorale. Posizione più che legittima: non ospitare campagne elettorali terze è del tutto comprensibile. "Conosciamo gli olandesi dai tempi di Srebrenica. In quell'occasione abbiamo conosciuto la loro natura e il loro carattere, quando hanno lasciato che 8 mila musulmani bosniaci venissero massacrati senza muovere un dito" disse Erdogan che in casa sua non è conosciuto come "mani di velluto".

Il premier turco è di fatto un sultano. Vive nel lusso più sfrenato ritenendosi quasi una divinità. Erdogan e signora vivono in 1200 stanze in stile neo-ottomano. La stampa internazionale, nel 2014 quando la sontuosa dimora fu inaugurata furono prodighi di cifre da capogiro:  70 ascensori , 250 milioni di euro in vetrate, 1.150 agenti per la security e spese enormi di illuminazione calcolate attorno ai 400 milioni al mese. Infatti il palazzo è illuminato a giorno anche di notte. Conto finale: mezzo miliardo di euro.

Recep Tayyip  Erdogan ha calato un bel po' di cemento nella zona verde (e protetta) della Foresta Ataturk, intitolata al fondatore della patria. Ankara ha assistito attonita alle spese per il palazzo presidenziale protetto da 3mila telecamere. Solo la sicurezza sarebbe costata attorno ai 20 milioni di euro bunker anti-atomici e protezioni anti-hacker incluse. Torna alla mente Ceausescu, se poi si considera che la sua casetta è più grande di Buckingham Palace (e persino del Cremlino!) e il doppio di Versailles si arguisce che il potere deve proprio avergli dato alla testa. Un virus peraltro contagioso che ha colpito anche la moglie.  Dagospia ne ha fatto un ritratto impietoso:

...ogni regime vuole la sua regina, e la Turchia ha Emine Erdogan...Si presenta come una Sora Cecioni che è a casa a pregare e a fare le conserve, è tutto il contrario... la vita da jet-set super kitsch musulmano della first lady è fatta di viaggi costosi, aste di antiquariao, abiti firmati, sorseggia solo tè bianco (1800 euro al chilo) e a Bruxelles ha fatto chiudere un centro commerciale per il suo shopping compulsivo....il suo trionfo è il mostruoso palazzo fatto costruire dal marito e da lei decorato con carta da parati di seta 2.300 € a rotolo, 31 milioni solo per le porte....(Dagospia)

Il marito ha ben altri e più seri problemi: il terrorismo e convivere con il suo odio viscerale per i curdi che però sono ormai la terza colonna di Germania. I Tedeschi hanno nei turchi la comunità più numerosa: 30.000 di loro sono scesi in piazza per Ocalan, nemico giurato di Erdogan che è entrato nel mirino dell'Isis a seguito della sua politica.

Si è saputo che una ricompensa di 150 mila dollari era stata promessa al killer di Capodanno a Istanbul dal vertice Isis. Secondo gli osservatori internazionali la colpa è della ondivaga politica di Erdogan. Ha costruito ponti, unito le rive del Bosforo con opere avveniristiche, ma mentre si promuoveva come fautore del progresso turco, sferrava colpi alle libertà. Sulla guerra in Siria è stato ambiguo: prima amico degli Usa - da alleato Nato - poi nelle braccia di Putin che certo non lascerà il territorio turco senza aver già pattuito con il rais turco importanti contropartite. Erdogan prima cerca di indebolire il presidente siriano Bashar Al Assad sostenendo le opposizioni in armi (il fronte tra jihadisti Isis e Al Nusra), bombarda insieme agli Usa, e poi sigla l'accordo con la Russia nonostante un cadavere ingombrante: il cacciabombardiere russo abbattuto dai turchi. Pare abbia documentato il traffico di petrolio tra Turchia e Isis. Aver invertito la rotta è segnale inquietante: su quali argomenti si basa l'intesa? Lo sanno solo loro: Mosca, Ankara e Teheran, che era al tavolo dei sottoscrittori. Il futuro della Turchia si intreccia così a quello della Siria e dell'area del medioriente.

E gli interessi Nato, di cui la Turchia fa parte? Difficile dire che atteggiamento avrà Trump. Intanto però Erdogan gioca su più tavoli: con l'Europa ha solo discusso di migranti e il 18 marzo 2016 ha firmato un accordo in base al quale in cambio di 6 miliardi di euro e di concessioni politiche la Turchia accettava di riprendersi i “migranti irregolari” giunti dalla Grecia. La giustificazione UE fu: “la Turchia è un paese sicuro in cui richiedenti asilo e rifugiati possono tornare”. Davvero sicuro? Amnesty International ha dimostrato che tra 2015 e  2016 rifugiati che si trovavano in Turchia sono stati semplicemente rispediti in Afghanistan, Iraq e Siria verso quel rischio...da cui scappavano. Tra marzo e maggio 2016, Amnesty ha intervistato 57 rifugiati in Turchia documentando la disperata lotta per la sopravvivenza e chiedendo la sospensione dell’accordo. Aver tamponato l'esodo senza aver ruolo, basta all'Europa. Aspetto che amareggia soprattutto noi italiani: che ci faccia la Mogherini nel ruolo di Alto Commissario (come lo fu la sua predecessora) nessuno riesce a dirlo. Quantomeno a chi scrive.
 


Autore: Corona Perer

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