Arte, Cultura & Spettacoli

Fausto Melotti, il successo secondo lui

Quando la musica diventa scultura

"Non credo a fama, denaro e successo. Credo sia importante credere ad altre cose". Fausto Melotti (1901-1986) oggi è tra i grandi protagonisti dell’arte del XX secolo: scultore, pittore, ceramista, poeta e appassionato di musica. In un'intervista concessa alla tv svizzera raccontò i rifiuti e i silenzi della critica che tuttavia non turbarono mai la sua ricerca. "Ho sempre fatto quello che ho voluto" disse il maestro nato a Rovereto, morto a Milano e sepolto a Firenze. La sua città natale ha appena annunciato l'apertura di Spazio Melotti, una permanente in omaggio all'arte da lui prodotta da parte del territorio.

In Pimonte la Fondazione Cosso di Pinerolo ha celebrato i suoi primi 10 anni di ricerca spesi a far dialogare le arti figurative e la musica e gli ha dedicato una mostra per raccontare questo legame. "Fausto Melotti, Quando la musica diventa scultura", curata da Francesco Poli e da Paolo Repetto ha presentato 80 opere (30 sculture, dipinti su carta e su gesso, ceramiche) che collocano l'arte di Melotti nel contesto a lui contemporaneo dominato da artisti da lui amati o di cui è stato amico, tra cui Arturo Martini, Fortunato Depero, Paul Klee, Vassili Kandinskij, Alexander Calder, Lucio Fontana, Osvaldo Licini.

La musica, passione e fonte inesauribile di ispirazione per Melotti (amava Bach), era la vera protagonista nell’esposizione, corredata da sonorità composte ad hoc, una vera e propria installazione sonora di Avant-dernière pensée. L'altra passione di Melotti era la mitologia greca, che emerge nelle sue Kore. Una di queste è stata esposta in una sala tutta per lei,  a evidenziare il fascino evocativo che le donne-micenee esercitavano nella sua estetica.

Per realizzare l'esposizione (aperta nel novembre 2017 e chiusa il 25 febbraio 2018 dopo una proroga) la Fondazione si era rivolta anche al Mart di Rovereto. Dopo una iniziale disponibilità, la risposta è stata un sorprendente "non possiamo prestare opere". Un peccato e insieme una fortuna: infatti la mostra omaggio piemontese ha presentato un Melotti per lo più sconosciuto ovvero le opere dei collezionisti privati, che raramente vengono prestate e in alcuni casi non sono mai uscite dalle stanze dove abitualmente dimorano.

Di cruciale importanza l'ascolto delle parole dell'artista nel video messo a disposizione che ha consentito di capire il suo rapporto con la materia  e le sue riflessioni sulla dignità dell'opera d'arte. Fausto Melotti, da libero pensatore e intellettuale, spostava il problema spiegando di fatto cosa è l'astrattismo:

"La dignità è nell'arte in sè e l'arte non ha bisogno di materia. La materia è fandonia, nasconde le manchevolezze dell'opera; non è la materia che fa l'opera d'arte" disse Melotti. "Uso il metallo perchè col metallo posso disegnare nello spazio e delimitare spazi armonici". E in Melotti il disegno è povero e potente, segnalano i curatori.

Essere rifiutato non lo scoraggiava, ma è evidente che poteva amareggiare. "Credendo molto nella famiglia, la cosa più amara è non poter dimostrare a chi ami che sei qualcheduno” afferma Melotti nell'intervista alla tv svizzera in cui rivelò di aver dovuto ingoiare molti rospi e certo gli fece male il giudizio di Carrà “...E' intelligente ma non è scultura”.

Ma successo e fama non l'hanno mai tentato. “Questo proprio perchè non credo al tempo, che è un concetto borghese, alla fama e alla gloria, perchè sono cose che passano, importante è credere in altre cose, perciò non aggrappandosi a questo uno resta sereno”. Di conseguenza non è opera d'arte ciò che dura nel tempo.

L'estetica di Melotti si basava  su tre pilastri: l'opera d'arte deve esprimere un concetto di sintesi, avere senso musicale e portare una invenzione plastica. L'artista deve innovare e “dire no ad una stanca e inutile ripetizione del passato...”

Ecco quindi che il fascino esercitato su di lui dagli inventori dell'arte astratta, Klee Mirò e Kandiskji, è fortissimo. Ed è l'amicizia con Lucio Fontana e Carlo Belli a scaldargli il cuore e lenire la solitudine tipica del genio.

Sintesi, musica e invenzione sono state ben raccontate in mostra da opere di grande genio: i tenerissimi sposi, l'ironica vacca lunatica, la metafisica interpretazione dell'Universo, il movimento dell'entrata delle Valchirie, la musica di “contrappunto”,  il vento in "aprile" percepito nella sua ombra prima ancora che dalla materia. Tra leggerezza, fluidità e linee essenziali, Melotti disegna l'idea e fornisce al concetto una dimensione plastica con passo lieve ed elegante.  

Il sapiente allestimento voluto da Paola Eynard direttrice di Fondazione Cosso ha  permesso un approccio totale fatto quindi non solo di luci e musica, ma anche (e soprattutto) di ombre, grazie a minuscoli led luminosi. In "Contrappunto"  scorrendo davanti all'opera, permettevano di proiettare sul muro le ombre prodotte da quel pentagramma interno che Melotti "sentiva" e quindi scolpiva. Musica, musica pura che si manifestava non nella materia, ma nella sua ombra. Geniale.

www.fondazionecosso.it


Autore: Corona Perer

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