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A proposito della pena di morte

di Ferdinando Camon

Leggendo “Oltre Gomorra” di Paolo Coltro con Nunzio Perrella,  in ogni pagina incontro camorristi che restano camorristi da liberi, da carcerati, da ergastolani, ammazzano con facilità e non si pentono mai, e mi chiedo cosa si può fare con loro.

L’ergastolo a loro non basta, perché anche da dentro continuano a uccidere.

La condanna a morte di cui parla anche Marine Le Pen non è nella mia civiltà. Ma sarebbe una soluzione?

Ferdinando Camon

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Pena di morte: aumentano gli stati che la mettono al bando

Complessivamente i dati del 2018 mostrano che la pena di morte è in declino e che in varie parti del mondo vengono prese iniziative per porre fine a questa punizione crudele e inumana. Ad esempio, a giugno il Burkina Faso ha adottato un nuovo codice penale abolizionista. Rispettivamente a febbraio e a luglio, Gambia e Malaysia hanno annunciato una moratoria ufficiale sulle esecuzioni. Negli Usa, a ottobre, la legge sulla pena di morte dello stato di Washington è stata dichiarata incostituzionale.  Purtroppo il rapporto annual sulla pena di morte di Amnesty International pur segnalando  che il 2018 ha registrato il più basso numero di esecuzioni in almeno un decennio (quasi un terzo rispetto all'anno precedente) non annovera la Cina, dove si ritiene siano state migliaia ma il dato rimane un segreto di stato.

Con una decisione senza precedenti, le autorità del Vietnam hanno reso noti i dati sulla pena di morte: nel 2018 le esecuzioni sono state 85. I primi cinque stati per numero di esecuzioni sono stati dunque la Cina (migliaia), l'Iran (almeno 253), l'Arabia Saudita (149), il Vietnam (85) e l'Iraq (almeno 52).

Le esecuzioni sono aumentate in Bielorussia, Giappone, Singapore, Sud Sudan e Usa. In particolare Giappone, Singapore e Sud Sudan hanno fatto registrare un livello di esecuzioni che non si vedeva da anni e la Thailandia ha ripreso a eseguire condanne a morte dopo quasi un decennio.

Nonostante un significativo calo, l'Iran è stato ancora responsabile di oltre un terzo delle esecuzioni registrate nel mondo ma dopo la modifica alla legislazione contro la droga, le esecuzioni sono diminuite di uno sbalorditivo 50 per cento. Una significativa riduzione delle esecuzioni è stata registrata anche in Iraq, Pakistan e Somalia. Di conseguenza, il numero delle esecuzioni verificate a livello globale è calato da almeno 993 nel 2017 ad almeno 690 nel 2018.

"La drastica diminuzione delle esecuzioni dimostra che persino gli stati più riluttanti stanno iniziando a cambiare idea e a rendersi conto che la pena di morte non è la risposta", ha dichiarato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International.

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