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CAMON POST - Quei padri, orfani di parole

di Ferdinando Camon

Molti anni fa ho fatto notare su “La Stampa” che nessuna lingua ha la parola per indicare il genitore che ha perso un figlio. Quel concetto gira ancora. Oggi lo tratta su “Repubblica” Conchita De Gregorio.

Ogni lingua ha la parola per indicare il figlio che ha perso uno o ambedue i genitori, questa parola è “orfano”.

La condizione dell’orfano è dolorosa ma dicibile, perché l’orfano può ancora vivere. Invece la condizione dei genitori che han perso un figlio non è più vivibile.

Se la vita non è vivibile, la lingua in cui esistesse la parola per dire questa condizione non sarebbe parlabile.

Dunque, perdere un figlio è il lutto più angosciante che possa capitare nella vita? La mia risposta è sì. Non esiste disgrazia più grave.


Autore: Ferdinando Camon

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