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Festival Economia: robot-star

Chiusa l'edizione 2018: si è parlato di lavoro e tecnologia nell'era dei robot

Il 13° Festival dell'Economia di Trento è andato in archivio. Fin dalle prime domande del giorno inaugurale (cosa succederà quando le macchine lavoreranno e guadagneranno al posto degli uomini?) ha fornito elementi di speranza: dai più autorevoli economisti è arrivata la conferma che l'uomo resterà insostituibile. Le interazioni uomo-macchina -  perchè è su questo binomio che si sta giocando il futuro - sono state il leit-motiv del Festival "Lavoro e Tecnologia".

Il  robot che è apparso sulla scena del primo appuntamento dedicato alla "robot mania" con Richard Freeman, economista americano, docente ad Harvard, ha reso tangibile la presenza concreta degli umanoidi. Le macchine possono in effetti sostituirci in molte funzioni. Non esiste, però un robot che possa superare l'uomo in tutte le funzioni che quest'ultimo svolge. Quali saranno le professioni umane ad essere sostituite dai robot dipende più dall'evoluzione della tecnologia che dall'economia?

"Se fai il medico di famiglia probabilmente non potrai essere sostituito da un robot. Ma un supercomputer che ha accesso in maniera veloce a tutta la ricerca disponibile e sa come adoperarla potrebbe rappresentare una alternativa interessante per qualsiasi paziente" ha detto Freeman.

I sistemi più avanzati sono altamente specializzati solo in una cosa, l'uomo, invece, ha il vantaggio della versatilità. Sul versante economico, è troppo semplice dire che i robot faranno sparire milioni di posti di lavoro. Ci saranno alcune mansioni, altamente specializzate, per le quali il vantaggio comparativo dato dall'uso delle macchine sarà determinante. Ma in molti altri ambiti l'uomo non sarà sostituibile. All'uomo rimarranno solo le briciole, le mansioni più "marginali"? Assisteremo alla "morte del lavoro" ?

In futuro forse si andrà verso una sempre più forte ibridazione uomo-macchina. Uomini con chip, impianti artificiali che gli consentiranno di svolgere alcune mansioni come le macchine, e viceversa, macchine che si umanizzeranno sempre di più. Quello a cui si assiste per ora, laddove l'intelligenza artificiale fa il suo ingresso in maniera importante, è ad un generale declino del reddito da lavoro, ma soprattutto sul breve periodo. Sul medio-lungo periodo la situazione si stabilizza. Qualcosa del genere avviene con la disoccupazione. Sul medio periodo si creano anche nuovi posti di lavoro, a patto che si investa nello studio, nella formazione del capitale umano. Le professioni informatiche, soprattutto, cresceranno sempre di più.

Secono David Dorn, studioso di fama internazionale sull’impatto della globalizzazione e dell'innovazione tecnologica sui mercati del lavoro,  i robot non ruberanno mai del tutto il lavoro all'uomo, nonostante l'enorme progresso tecnologico che permette di impiegarli in molte mansioni. È piuttosto il mercato del lavoro che deve adeguarsi e i sistemi nazionali di istruzione che devono offrire adeguata formazione e riqualificazione; le sfide che si presentano non devono basarsi sul timore che le macchine sostituiscano gli uomini, ma sul modo in cui gestire i cambiamenti e garantire una crescita economica sufficiente ad innalzare il reddito di tutti.

Le macchine offrono vantaggi in certi tipi di lavoro che richiedono esattezza e velocità di calcolo o di elaborazione delle informazioni. Tuttavia, una serie di compiti non sono adatti ai robot: sono quelli in cui si rende necessaria la creatività, la ricerca di soluzioni non convenzionali, le capacità decisionali complesse, le interazioni sociali. L'aspetto dell'empatia umana, ad esempio, non si replicherà mai tanto facilmente nelle macchine.(David Dorn)

E a confermare questa visione è anche Alan Krueger, studioso e docente alla Princeton University, in passato consulente economico del presidente Barack Obama e membro del suo Gabinetto. A suo avviso il lavoro cambierà ma non scomparirà, “Gli studi suggeriscono che dal 25% al 50% dell’occupazione americana - ma le percentuali sono simili in Italia - sono a rischio automazione - afferma l’economista americano - in molti casi però solo certe parti di questi lavori sono a rischio, quindi la professione continuerà ad esistere pur evolvendosi. Semmai la preoccupazione principale sul cambiamento tecnologicoè l’aumento delle disuguaglianze soprattutto per i lavoratori meno qualificati."

Niente panico, la tecnologia non distruggerà il lavoro, ma lo cambierà. L’intelligenza artificiale e le innovazioni non distruggeranno il lavoro, al contrario di quello che avevano predetto molti economisti in passato. Il vero rischio è invece l’aumento delle disuguaglianze, soprattutto per chi ha bassa specializzazione e bassa retribuzione. (Alan Krueger)

Gli economisti hanno predetto per decenni che la tecnologia avrebbe distrutto il lavoro, ha esordito Krueger, ma si sbagliavano, visto che dal 1939 l’occupazione è aumentata del 500% negli Stati Uniti. “Abbiamo avuto ondate di innovazione che hanno sicuramente sconvolto il mondo del lavoro. Nel breve termine hanno creato delle possibilità nuove e nel lungo termine hanno cambiato la nostra vita. La quarta generazione di tecnologie, robot e intelligenza artificiale, non è diversa”.

Flilosofi e umanisti che ne pensando di tutto questo? Che succede se il Logos diventa Macchina? Ha tentato di spiegarlo Remo Bodei, professore emerito di Filosofia all’Università di Pisa, dopo aver insegnato anche alla Scuola Normale Superiore e alla University of California, Los Angeles. E' tra i massimi esperti delle filosofie dell’idealismo classico tedesco e dell’età romantica. Nell’antichità il termine “macchina” non era connesso al concetto di scienza.

"Non c’è nessun algoritmo che possa dire alle macchine quale sia la cosa più giusta da fare. Ci sarà quindi un limite? Chi lo pone? Riusciremo a superarlo" afferma Bodei che ha intitolato un suo saggio “Limite”. Bodei ricorda che “se gli uomini non tentassero continuamente l’impossibile, il possibile non verrebbe mai raggiunto”. E se in passato a “governare il mondo” erano grandi investitori e proprietari industriali, oggi è chi detiene il controllo dell’intelligenza artificiale a detenere il potere. Per questo, secondo Bodei, le macchine dotate di un’intelligenza artificiale dovrebbero avere un limite.

Insomma confortiamoci: al momento siamo ancora unici e...  insostituibili. E saremo ancora noi a mettere in campo dei limiti.


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