Arte, Cultura & Spettacoli

Oriente Occidente, danza internazionale

37^ Edizione in archivio

"Una edizione premiata dal pubblico e dai media nazionali ed europei quella 2017".I direttori artistici Lanfranco Cis e Paolo Manfrini insieme al presidente Paolo Baldessari parlano soddisfatti della loro creatura, "..un festival all’altezza della sua valenza internazionale e ricco di stimoli innovativi” dicono.

“Dodicimila le presenze complessive con molti teatri sold out e una elevata qualità degli spettacoli, quasi tutti in prima assoluta o nazionale, che hanno richiamato pubblico da tutta Italia e dall’estero. Ma anche con una straordinaria partecipazione agli incontri della sezione Linguaggi, agli eventi nelle piazze del centro storico e ai workshop formativi".

Buona anche la collaborazione istituzionale con la produzione delle opere coreografiche dei giovani talenti italiani in residenza a Rovereto, con l’innovativo progetto europeo di danza inclusiva dedicato ai disabili, con la valorizzazione della storia e del futuro dell’ex Manifattura di Borgo Sacco grazie alla collaborazione con Trentino Sviluppo, con il virtuoso coinvolgimento di tante realtà locali.

“Un Festival che rilancia la vocazione culturale e artistica di Rovereto e che ha avuto un significativo riscontro anche sull’economia turistica, con una campagna promozionale che ha consolidato la reputazione internazionale della città e delle sue eccellenze” afferma lo staff del Festival.

“Per questo successo – sottolineano Cis, Manfrini, Baldessari, Piconese e Cescatti– dobbiamo ringraziare le istituzioni che hanno sostenuto il nostro impegno, dalla Provincia/Regione al Comune, dal Ministero all’Unione Europea, e il team di giovani che hanno garantito l’organizzazione della complessa “macchina” del Festival: 42 impegnate nell’organizzazione, 25 nella tecnica, più di 400 appassionati di tutte le età e da tutta Italia coinvolti negli stage, nei workshop e, come volontari,  nella realizzazione degli spettacoli.

Ora si sta già lavorando alla prossima edizione, confortati dalla crescita del pubblico e dall’appeal della formula identitaria del Festival, basata sulla connessione tra l’arte della danza e i fenomeni sociali che l’umanità sta vivendo. Una formula che consente di rispondere agli interrogativi e alla voglia di capire della gente, in particolare dei giovani, di resistere al qualunquismo, di contribuire alla qualità di una comunità culturale che si auspica sempre più ampia”.

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