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Alcide De Gasperi: l'uomo venuto dal futuro

Nella casa museo di Pieve Tesino la sua storia e la sua visione

Una culla e una ninna nanna in dialetto trentino. E' l'ultima  "stanza" di un piccolo museo che commuove. La si guarda in silenzio e raccoglimento dall'alto, affacciati dall'ultimo piano che raduna i documenti importantissimi, patrimonio del museo.

"L'abbiamo voluta per guardare al futuro e non per celebrare un passato e per lanciare un messaggio: ogni bambino ha potenzialmente nelle sue mani il futuro del mondo, proprio come accadde ad Alcide De Gaseri" ci spiega con semplici ed efficaci parole il direttore della Fondazione De Gaseri, Marco Odorizzi.

La  casa dove Alcide De Gasperi nacque il 3 aprile 1881 è oggi un museo e Pieve Tesino è ancora quel piccolo paese che anche lui ha conosciuto, anzi più piccolo. Quando Alcide era ragazzo contava 1400 abitanti, oggi sono almeno la metà. Allora era  un piccolo paese posto ai confini dell'impero per il futuro statista trascorre metà della sua vita da suddito dell'impero austro-ungarico. Oggi Pieve Tesino è ancora periferia, ma è un lindo paesello del Trentino ben tenuto e che vive di memoria, incastonato in una conca dell'alta Valsugana, dove c'è un museo e un giardino bellissimo, costruito simulando - con la diversità dei fiori metafora della diversità dei popoli - l'emiciclo del parlamento europeo (> guardalo qui )

Il museo dovrebbe essere visto da tutti, soprattutto dei giovani e dai bambini per i quali sono stati eleborati specifici programmi didattici. E' l'occasione per capire la dimensione di vita e l'orizzonte di pensiero che porta De Gasperi e a concepire un mondo plurale e tollerante. Le sue origini erano borghesi: suo padre era un gendarme austriaco, la madre una donna semplice ma istruita di Predazzo. Già deputato alla Dieta di Innsbruck e poi al parlamento austriaco a soli 35 anni,  De Gasperi racconta nei suoi diari il lungo tempo speso in treno da studente e deputato verso Vienna e poi da politico a Roma e verso l'Europa. Non è un caso se la prima cosa che si incontra al museo di Pieve Tesino è la ricostruzione di un vagone di treno dell'epoca.

Come è nato il politico? De Gasperi spiega che prima del politico è nato l'osservatore. In treno poteva solo fermarsi ed osservare ciò che stava oltre il finestrino:  lo spettacolo del paesaggio e dei popoli,  i loro bisogni in un territorio contadino dove c'era molta povertà, ma grazie agli Asburgo la scuola era obbligatoria. La classe contadina era povera, ma sapeva leggere e scrivere.

Il Tirolo a cui il Trentino apparteneva era un territorio  guardato sempre con un po' di sospetto perché ultimo baluardo dell'impero, prima di quell'Italia che si opponeva al Vaticano e che aveva con i Savoia anche una classe dirigente anticlericale. De Gasperi andava a Vienna da quel mondo disseminato di vigneti che produceva il vino servito nella capitale dell'impero. Il mondo in cui si muove da bambino e poi da studente universitario è composto da 11 etnie all'interno dell'impero, il 2% di queste è rappresentata dal popolo italiano.

De Gasperi insomma muove i primi passi in uno Stato che è già multietnico e multinazionale, e questo è certamente decisivo per la sua forma-mentis. Studiare in un mondo con lingue e storie diverse e senza confini è in nuce quell'Europa che prenderà corpo nei suoi pensieri nel periodo post-bellico dopo traversie che per lui furono pesantissime e che lo portarono in carcere prima di quel 1946 in cui la sua stella ricomincia a brillare.

Anche i suoi studi giovanili erani stati brillanti: stimato dal vescovo Celestino Endrici che vede in lui un ragazzo dal promettente avvenire che può lavorare a quel bene comune sempre predicato ai fedeli, gli propone l'impegno in politica, spinge per la nascita del Partito Popolare Trentino del quale è proprio De Gasperi uno dei fondatori a soli 25 anni.

Il vescovo aveva indicato tre pilastri per l'impegno dei laici: l'associazionismo, la Stampa, i partiti politici. De Gasperi, già direttore del quotidiano La voce Cattolica (uno dei tre che si stampano in Trentino dove sono presenti tre testate, quella cattolica, quella liberale e una più socialista) entra nel Partito Popolare 15 anni prima di Sturzo ed è in questo contesto che vengono eletti i primi deputati a Vienna dove arrivavano le persone più preparate della società del tempo come i sacerdoti.

Per De Gasperi è già chiaro quello che deve essere la società: una realtà multietnica dove la differenza è riconosciuta. Un edificio su tre piani: trentino, italiano, sudtirolese nel quale il vero pilastro portante consiste nell'autonomia (ovvero dare ai gruppi etnici l'autodeterminazione).

Ecco perchè studiando De Gasperi si capisce anche che cosa sia la vera autonomia trentina, non un espediente amministrativo ma la natura stessa di un popolo che ha trovato nell'autogoverno la sua ricetta per il futuro.

Nel museo è custodito anche un cospicuo patrimonio: l'emeroteca degasperiana annovera più di 25 mila pagine normalmente disponibili solo all'interno di archivi e grazie ai microfilm, e che sono a disposizione anche online sul sito www.degasperitn.it. I testi spaziano tra storia, sociologia, economia, antropologia e offrono un prezioso spaccato dell'epoca che raccontano.

La consultazione dei giornali, in formato pdf, è semplice e immediata. Le pagine, indicizzate per testata e per data, si prestano ad una molteplice fruizione: lo storico può effettuare ricerche complete, lo studente trova materiale per una tesi di laurea, l'appassionato può leggere un editoriale di De Gasperi alla vigilia della Grande Guerra oppure avventurarsi fra le dispute politiche di inizio Novecento. E il turista può entrare in contatto con una figura centrale nella storia della Repubblica Italiana. Un uomo che fu anche molto solo.

“Ci sono dei momenti nei quali si resta soli con Dio e con la propria coscienza. Allora tutto quello che si è e si è stati affiora alla superficie, vi prende alla gola, vi stampa in fronte uno stigma indelebile, vi afferra la volontà e ve la incammina per il sentiero, che è magari aspro o tortuoso, ma che è il vostro” disse Alcide De Gasperi nel 1934.

Su questa frase la Fondazione Trentina Alcide De Gasperi in collaborazione con l'Apt della Valsugana, ha proposto nel corso dell'estate 2018 un viaggio alla scoperta dei tanti significati della solitudine: quella che temiamo, quella che subiamo, quella che fuggiamo, ma anche quella che invece abbracciamo per incontrare la nostra libertà e abitare la nostra interiorità. Un percorso che, traendo spunto dai grandi temi dell’esperienza di Alcide De Gasperi, spesso definito “un uomo solo”, ha portato in Trentino Luigi Verdi, Domenico Quirico, Eugenio Finardi, Stefano Mancuso.

 

info www.degasperitn.it


Autore: Corona Perer

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