Attualità, Persone & Idee

Le vere menzogne di Giorgio Ceriani

Storie da camera oscura

Unire Trento a Rovereto da sempre divise da quella naturale competizione che tocca anche città blasonate come Venezia e Mestre o Bergamo e Milano: poteva riuscire solo in camera oscura. Ed è così che il monumento di Dante arriva sotto il cupolone del Mart. Artefice di questa vera menzogna è un fotografo che alla sua città ha dedicato gli scatti più amati e una passione forte: Giorgio Ceriani.

Solo a lui poteva riuscire di immaginare una Rovereto moscovita,  il Mart che diventa la piazza del mercatocontadino o la campagna dove si originavano fastidiosi olezzi come una location per stabilimenti a forma di blasonate boccette di profumo.

Da appassionato fotografo non professionista, Ceriani sogna ad occhi aperti e con le tecnologie fotografiche in uso riesce a materializzare le sue visioni su una città possibile, facendo del suo secondo strumento - dopo l'obiettivo - l' ironia. L'intuizione di fotografo, rafforzata da  informazioni storiche o da una spontanea vena critica, si prende gioco di chi guarda perchè nella civiltà dell'immagine si tende ad accreditare per vero tutto ciò che esiste in uno scatto.

Da qui le "Vere Menzogne" che suonano come altrettanto autentiche provocazioni. Ceriani, afferma che la fiamma della fotografia lo ha colpito sin dai suoi 17 anni con la prima macchinetta capitata nelle sue mani e di recente ha firmato un nuovo volume dedicato alle memorie della sua città, ancora una volta intrecciando narrazioni a vita reale.

Aver potuto attraversare gli anni del boom-economico e della ricchezza degli anni '70 determinata da una città fortemente industriale, incastonata in uno scenario (la Vallagarina) di incomparabile bellezza, averne poi visto nei decenni più recenti la trasformazione in città post-industriale e sempre vocata alla cultura (che fece da substrato proprio alla sua prima industrializzazione), gli ha consentito di consegnare un prezioso tassello  di memoria per la conoscenza dell'attuale Rovereto. Ma il volume sulle sue vere menzogne ha consegnato alla città quella visionarietà che è coerente con il tratto tipico di molti roveretani: sempre un tantino polemici, sempre un tantino critici, ma anche sempre capaci di interrogarsi sul presente ed essere (sempre) pronti a immaginare il futuro.

 


Autore: Corona Perer

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)

Articoli correlati