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Palazzo Betta-Grillo, bellezza e nobiltà

Rovereto, un gioiello ha aperto per le Giornate del FAI: un gran successo

Visitare Rovereto è come entrare in un piccolo microcosmo culturale. Suggeriamo di farlo entrando da uno dei quartieri più antichi della città: il borgo S. Tomaso (oggi di Santa Maria) che annovera edifici anomali (come la casa dei Turchi) e palazzi che custodiscono tesori, m anche vecchie botteghe, chiese, fontane e giardini. E’ questa la via più antica quella che collegava Rovereto, città dal dna austriaco, al primo confine Italiano dal quale è stata sempre irrimediabilmente attratta.

Il 25 marzo 2018, in occasione delle Giornate del FAI di Primavera, code fin dal mattino e per tutto il giorno per entrare in un gioiello della città: Palazzo Betta-Grillo, recente acquisizione del Comune. La dimora ha interni affrescati e sfarzosi ambienti esempio della raffinatezza e del lusso delle abitazioni patrizie nel corso del Settecento. Tele di soggetto biblico dei Cavalcabò e affreschi del Galvagni, dedicati al mondo fantastico dell’Orlando Furioso sono opere espressione della qualità della committenza privata roveretana nel corso del Settecento.

Quella di Palazzo Betta-Grillo è una realtà sconosciuta ai più. Si tratta infatti di una residenza privata protetta da una pesante cancellata in ghisa che affaccia sull’odierna via Santa Maria. Il giardino di palazzo Betta-Grillo conserva intatto l’assetto di fine Ottocento ed offre un ampio campionario delle specie botaniche ornamentali diffuse in quell’epoca. Ci si immerge subito in un’atmosfera bucolica nel pieno centro di Rovereto. Al piano nobile della residenza nobiliare ci sono gli sfarzosi ambienti che costituiscono un esempio significativo della raffinatezza e del lusso che si erano diffusi nelle abitazioni patrizie di Rovereto nel corso del Settecento.

Degni di nota sono il salone del primo piano, con la sua cupola ellittica a lacunari dipinta e le sue colonne in marmo rosa, le sette tele di grande formato, raffiguranti episodi della vita di Mosè, realizzate da Gasparantonio Baroni Cavalcabò in collaborazione col cugino Giovanni nella prima metà del XVIII secolo ed il ciclo pittorico, con scene tratte dall’Orlando Furioso, dipinto da Giovanni di Dio Galvagni tra fine Settecento e inizio Ottocento. Il Comune di Rovereto intende potenziare con questo Palazzo l'itinerario verso il cuore pulsante della città.

Da vedere nelle immediate vicinanze la chiesa di Sant’Osvaldo, all’estremità del percorso, oggetto di un recupero recente architettonico con un giardino impreziosito da fondali architettonici che si integrano con l’ambiente circostante. Da qui si accede al Ponte Forbato dove in verticale si ammira uno degli scorsi più interessanti verso il castello di Rovereto con i suoi torrioni Marino e Malipiero che ospitano una collezione di armi dalla preistoria al Medioevo.

Lungo il fiume e le rogge si sviluppava l’industria della seta che rende Rovereto ricca nel ‘700. E che contribuirà a fare della famiglia Rosmini, i possidenti della città. Superato il ponte Forbato e addentratisi nello slargo di Piazza del Podestà dove si affaccia il palazzo comunale, l’itinerario consiglia di imboccare via Portici, e programmare subito una sosta per visitare casa Depero, dove sono esposte le opere dell’artista futurista Fortunato Depero. A pochi metri di distanza dal vicolo che conduce  a Casa Depero c'è Palazzo Sichardt: i restauri sono finiti da poco e presto vi entrerà la Quadreria Comunale che andrà ad agguiungere un nuovo tassello museale a questo itinerario così ricco di spunti.

Tre bellissime piazze si trovano allo sbucare del vicolo (Piazza del Grano, Piazza delle Erbe e Piazza delle Oche) si arriva attarverso Via Mercerie e via Orefici a palazzo del Bene di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio Trento e Rovereto posto all'apice di Corso Rosmini. Poche decine di passi e si può visitare Casa Rosmini, emblema della cultura settecentesca roveretana di cui Antonio Rosmini fu l’erede più geniale ed illustre. Il più grande pensatore trentino di tutti i tempi vi nacque nel 1797 (morì invece a Stresa per i postumi di un avvelenamento ne1855).

La Casa natale di Rosmini conserva un inestimabile patrimonio di cultura e di spiritualità che annovera opere d’arte, arredi e manufatti di pregio, preziosi volumi antichi, mappe storiche, incisioni, carte e carteggi. Un autentico universo enciclopedico conservato nella sua interezza. Dipinti del Sei e Settecento di ambito veronese. I tradizionali rapporti culturali tra la città della quercia e Verona, particolarmente intensi nel XVIII secolo, si riflettono nel gusto della nobiltà roveretana e nelle strategie del collezionismo d’arte della famiglia Rosmini.

Da vedere a Rovereto anche Palazzo Alberti Poja, casa del conte Francesco Alberti Poja costruito a partire dal 1778 su progetto dell’architetto Ambrogio Rosmini. con decorazioni a stucco e affreschi dei fratelli veronesi Marco e Francesco Marcola . Il palazzo è posto in Corso Bettini di fianco al settecentesco palazzo dell’Annona, oggi sede dell’Archivio e della Biblioteca Civica, o dell’Annona dove sono conservati incunaboli, manoscritti e libri antichi. A poca distanza dal palazzo dell’Istruzione (dove ha sede l’Università) c’è teatro Zandonai, un gioiello settecentesco dove ogni anno viene allestita una stagione di prosa di portata nazionale. Ed è qui che si è innestato il Mart, museo di arte contemporanea, epoca che non riuscirà mai ad essere grande come lo fu il Settecento a Rovereto.

 

info: Comune di Rovereto: 0464-452253

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