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Il declino di Facebook

Le colpe di Mark Zuckerberg

Ogni giorno si connettono a Facebook 1,47 miliardi di utenti (1,48 miliardi attesi). Il progresso è dell'11% anno su anno, molto meno di quel 15% che aveva segnalato le prime defaillance del colosso. Facebook, quindi, rallenta. Il tasso di crescita dei frequentatori quotidiani del social è stato dell'1,44% rispetto al trimestre precedente. L'incremento più basso di sempre.

E se Facebook perde utenti, perde anche utili. Il titolo ha bruciato 120 miliardi (-20%). Il gigante quindi inciampa: 120 milardi di dollari di valore bruciati in una sola seduta, quella del 26 luglio. "Si tratta di una crisi di credibilità, calata a seguito degli scandali e pesano anche le regole europee sulla privacy" dicono gli analisti.

Le ragioni del crollo improvviso riguardano quindi i dati sul fatturato, l'imprevisto calo degli utenti, inatteso effetto delle campagne di disiscrizione come #DeleteFacebook. I profili attivi ogni mese sono stati 2,23 miliardi (contro i 2,25 miliardi attesi). 

Cambridge Analytica e la campagna #DeleteFacebook hanno quindi avuto effettom anche se relativo: molti infatti si sono spostati su Instagram, che è sempre di Mark Zuckerberg. Una piattaforma di belle foto, pochi commenti e nessuna polemica.

La colpa di Mark Zuckerberg in sintesi? Facebook non ha diversificato: si nutre solo di pubblicità, mentre Google ha diversificato con l'intelligenza artificiale e l'auto intelligente. Ma soprattutto non  ha difeso la sicurezza dei suoi utenti e lottato contro le fake news. Cosa possa inventarsi ora Zuckerberg non si sa, ma le sue ultime uscite sul negazionismo nazista non lo hanno di certo facilitato.

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