Arte, Cultura & Spettacoli

Jan Fabre, metamorfosi in vetro e ossa

Indagare la vita fino al suo lato opposto: la morte

Una tematica fondante della sua produzione dell'artista: indagare la vita, portare il micro alla dimensione di macro.  Della vita ama dire anche il suo estremo opposto: la morte. Fabre riflette sulle trasformazioni fisiche e sociali, oltre che sulla rappresentazione di animali ed esseri umani. Può sembrare crudele, ma la sua azione è sempre intelligente, complessa, attiva. Questa volta Jan Fabre entra ancora più 'dentro' e lo fa accostando due materiali che richiamano (ma solo apparentemente) realtà lontane tra loro. In comune hanno la capacità di comunicare  la "fragilità" della vita: vetro e ossa.

La mostra allestita tra gli eventi collaterali della 57/a edizione della Biennale delle Arti visive di Venezia si intitola "Jan Fabre. Glass and Bone Sculptures 1977-2017" , racconta la riflessione filosofica, spirituale e politica sulla vita e la morte dell'artista belga. Allestita fino al 26 novembre a Venezia, negli spazi dell'Abbazia di San Gregorio presenta 40 opere realizzate dal dal 1977 a oggi.

Dei suoi 57 anni, Fabre ne ha già 40 in arte. E' uomo e artista maturo. Spiega che tutto nasce da un ricordo d'infanzia: la sorellina che giocava con un piccolo oggetto di vetro.

"Questo mi ha fatto pensare alla flessibilità dell’osso umano in confronto con quella del vetro. Alcuni animali e tutti gli esseri umani escono dal grembo materno come il vetro fuso esce dal forno di cottura. Tutti possono essere modellati, curvati e formati con un sorprendente grado di libertà” afferma Jan Fabre.

La parola chiave della mostra veneziana è 'metamorfosi':  Gamec-Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, in collaborazione con Emst-National Museum of Contemporary Art di Atene e l'Ermitage di San Pietroburgo, hanno radunato le opere attingendo al lavoro di tre curatori: Giacinto Di Pietrantonio, Katerina Koskina e Dimitri Ozerkov.

“Le sculture in vetro e ossa di Jan Fabre sono una tacita allusione alla brevità della vita sulla terra e alla nostra mortalità – afferma Katerina Koskina –  Allo stesso modo, la connessione tra ossa e vetro allude alla fragilità e alla caducità dell’esistenza umana. Le ossa e la lucentezza del vetro, rispettivamente simboli di morte e di opulenza, condividono la precarietà della vita umana che ha solo un breve sprazzo di tempo nel quale godere della bellezza prima che il corpo si trasformi in uno scheletro”.

Nato ad Anversa (classe, 1958) Jan Fabre  ha subito fatto intuire al mondo dell'arte che la sua sarebbe stata una voce innovativa e che il suo fare artistico non era effimero. Fin dagli esordi si è imposto nel panorama dell'arte contemporanea internazionale divenendo nell'arco di un solo decennio quello che è oggi: una tra le più importanti figure. Basti pensare che è stato il primo artista vivente a tenere una grande mostra al Museo del Louvre di Parigi (L'ange de la Métamorphose, 2008)
e al Museo di Stati di San Pietroburgo (Knight of Despair / Warrior of Beauty, 2016-2017).

I lavori  esposti a Venezia sono stati realizzati nell’arco di un quarantennio, tra 1977 e il 2017. Solo vetro e solo ossa. Solo vita fino al suo estremo: la morte.

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