Arte, Cultura & Spettacoli

Cagliari presenta ''Le civiltà e il Mediterraneo''

dal 31 gennaio al Museo Archeologico e al Palazzo di Città di Cagliari

“Le civiltà e il Mediterraneo”, una spettacolare mostra per guardare dalla Sardegna alle Civiltà del Mediterraneo in un arco temporale che va dal Neolitico al primo millennio a.C., si aprirà il 31 gennaio al Museo Archeologico Nazionale e al Palazzo di Città di Cagliari. 

Oltre 550 opere provenienti da importanti musei internazionali integreranno le collezioni sarde nel connettere la cultura nuragica ai grandi processi di civilizzazione della protostoria, partendo dalle origini di una storia lunga 6.000 anni. Il  grandioso progetto è stato curato da Yuri Piotrovsky del Museo Statale Ermitage, da Manfred Nawroth del Pre and Early History-National di Berlino, con la collaborazione di Carlo Lugliè dell’Università di Cagliari e di Roberto Concas, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

Preziosi reperti provengono  dall’Ermitage di San Pietroburgo, dall’Archeological Museum di Salonicco, dal Pre and Early History-National Museums di Berlino, dal Mann di Napoli, dal Musée du Bardo di Tunisi e dalle collezioni dei musei di Cagliari, Sassari e Nuoro. C'è stato anche il coinvolgimento del Museo Nazionale Georgiano di Tbilisi, dell’History Museum of Armenia di Erevan, del MARQ di Alicante e di realtà culturali di spessore mondiale.

Alla presentazione dell'evento  il direttore del Polo museale della Sardegna, Giovanna Damiani- sottolinea come l'isola al centro del Mediterraneo sia stata il polo di intrecci, confronti e dialoghi dal bacino del Mare Nostrum alle montagne del Caucaso.  Del resto, con le parole dello storico  Fernand Braudel, "Non è un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una cultura ma una serie di culture accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa sprofondare nell’abisso dei secoli, perché è un crocevia antichissimo”.

Già nel 2017 la mostra del 2015  “Eurasia – fino alle soglie della storia”, promossa dall’Assessorato del Turismo della Regione Autonoma Sardegna, Cagliari aveva avviato un’importante relazione con il Museo Statale Ermitage aprendo il cammino ad un ragionamento sullo sviluppo delle civiltà in epoca preistorica nel contesto euroasiatico. La tematica, sostanziale dal punto di vista culturale e di conseguenza anche turistico, ha reso opportuno lo sviluppo di nuove prospettive e una collaborazione culturale pluriennale con il Museo di San Pietroburgo, per ampliare i fronti di ricerca e di studio.

La centralità della Sardegna come punto di osservazione verso l’esterno e avamposto delle connessioni tra le varie civiltà è provata: la Sardegna,  isola non isolata, fu punto di scambio materiale e culturale  nel sistema delle relazioni geopolitiche. Ne darà conto la mostra organizzata da Villaggio Globale International con un allestimento contemporaneo, scenografico firmato da Angelo Figus. Saranno esposti vasellame in terracotta, elementi in ceramica, armi e utensili, oggetti di culto e antichi idoli, monili e, soprattutto, straordinari oggetti in bronzo di diverse provenienze che  ricostruiscono antiche rotte e approdi.

Già nell’età del bronzo s’intensificavano i traffici e gli scambi che univano, in modo diretto o mediato, i centri minerari, in particolare dello stagno e del rame, ai centri di produzione, arrivando a coinvolgere gran parte del continente europeo e le regioni asiatiche e imponendo società via via più complesse e meglio organizzate.  Il rame grezzo era modellato in forme diverse a seconda dei periodi e delle cerchie artigianali. Per trasportarlo sulle spalle o per lo stivaggio lingotti erano usati quadrati di pelle di bue (oxhide ingots).

Usati ampiamente tra il XIV e il XI secolo a.C. sono stati rinvenuti a Cipro, in Anatolia, nel mar Nero, a Creta, nell’Egeo, in Grecia, in Sicilia, in Sardegna, in Corsica e Francia meridionale, e in alcune regioni dell’entroterra europeo dislocate lungo il corso dei grandi fiumi dove venivano trasportati i minerali. Soprattutto da Cipro ricca di giacimenti di rame purissimo si irradiava il commercio del prezioso materiale e il Mediterraneo era solcato da un complesso sistema di rotte, apparato connettivo tra Occidente e Oriente, lungo il quale si spostavano uomini, merci e idee.

Tra i popoli protagonisti ​di questi movimenti spiccano i Micenei, che lasciarono nel Mediterraneo i segni del loro passaggio, soprattutto  ceramiche di argilla tornita e depurata, con decorazione dipinta a vernice brillante, che compare già dalle fasi più antiche (XVII-XV secolo a.C.) in Sicilia e in Italia, ma anche in Anatolia occidentale.  Nella fase di maggior espansione della potenza micenea si assiste in Occidente alla produzione di una ceramica di imitazione che ha fatto ipotizzare l’esistenza di botteghe artigianali italo-micenee e di nuclei stanziali. ​Reperti rinvenuti in vari siti sardi, come Antigori di Sarroch, artigiani micenei potrebbero essersi integrati nelle comunità protostoriche italiane. Nel suo nuraghe  oltre all’abbondante materiale proveniente dal Peloponneso, Creta e Cipro, è stata individuata infatti anche un tipo di ceramica di imitazione ma di produzione locale. Inoltre alcune anfore come quelle a staffa, sembrano indicare un collegamento con il sito di Cannatello in Sicilia e con gli empori dell’Africa settentrionale, quasi a segnare una rotta ideale che arriva in Sardegna toccando le sponde meridionali del Mediterraneo, alternativa rispetto a quella settentrionale che privilegia lo Ionio e l’Adriatico. Questa rotta sarà la stessa che alcuni secoli dopo seguiranno i prospectors fenici alla ricerca di giacimenti metalliferi verso la Spagna, rotta in cui la Sardegna avrà comunque un ruolo centrale. ​

A evidenziare i contatti e le relazioni tra l’isola e il Sud est spagnolo, durante l’età del bronzo, ci saranno in mostra, importanti  reperti (provenienti dal Museo di Berlino) della civiltà di El Argar, sviluppatasi in quell’area dal 2200 a.C. e connotata da insediamenti estesi, con un’architettura in pietra paragonabile a quella del Mediterraneo orientale e con una tipologia di spade che mostra evidenti contatti con la civiltà nuragica. ​È proprio in questo periodo infatti che la Sardegna, con un ruolo incisivo nei flussi commerciali - come dimostrano i materiali nuragici rinvenuti in questi ultimi anni fuori dall’isola -  dà prova di grande vitalità con la sua cultura nuragica, del tutto originale nella protostoria italiana ed esclusivo della Sardegna. I suoi simboli sono  il nuraghe, ma anche le tombe dei giganti e i bronzetti. Non esistono architetture analoghe a quelle sarde: sono un vero e proprio unicum nonostante le similitudini che si possono rilevare.  Ma un esempio di “vicinanza” è quello con le fortezze costruite nel Caucaso meridionale nella tarda età del bronzo e nella prima età del ferro. Pur lontane, le terre caucasiche hanno certamente avuto contatti con le civiltà mediterranee e pionieri della ricerca archeologica nel Caucaso e del suo inserimento in questo contesto culturale sono stati gli studiosi dell'Ermitage che conserva collezioni straordinarie.

Dalla cultura di Majkop nella Ciascaucasia, con i suoi eccezionali kurgan, alla straordinaria produzione metallurgica della cultura di Koban le terre caucasiche rivelano, con i loro repertori decorativi dai motivi geometrici e con raffigurazioni di animali fantastici e non - buoi arieti, lupi, rane etc. - elementi di connessione non banali con le civiltà mediterranee e forse anche con la civiltà nuragica.​

Il Museo Archeologico di Cagliari è situato nella Cittadella e nella sua esposizione didattica illustra la successione storico-culturale delle fasi che hanno interessato la Sardegna tra il Neolitico antico e l'alto Medioevo, accanto a importanti reperrti rinvenuti negli anni. La mostra che sta per essere inaugurata a Cagliari - avrà come effetto la promozione del territorio e per lo sviluppo del turismo culturale nell'isola e che si aggiunge alle varie iniziative culturali su cui hanno puntato le istituzioni e le strutture culturali sarde come il vivace Mann di Nuoro.

www.museoarcheocagliari.beniculturali.it


Autore: Mariella Morosi

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