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Lecce, la Parigi del Sud

Capitale del Barocco

Tutta da vivere, da respirare, da passeggiare. Il centro storico è una continua emozione che mette a dura prova la cervicale: si deve camminare col naso all'insù per poter gioire della Bellezza che affiora dalle vestigia di un barocco particolarmente evoluto.  I palazzi nobiliari portano segni eloquenti di una potenza sociale che al tempo certamente non veniva sottovalutata. Spesso i fregi portano la firma dei realizzatori delle opere. Lo si vede nelle dimore della famiglia Guarini, fatto dai Manieri, che collocano la propria firma architettonica sul portale.

Nei palazzi leccesi, belle le finestre a forma di pera oppure a forma di Arpa, con cornici a baffo. Meravigliosi i balconi e le mensole figurate che si incontrano in città e sono tipiche del barocco leccese. Vi si intravvedono forme di grande significato mitologico: arpie dai seni prosperosi, aquile in segno della gloria, il Leone segno della forza, il drago figura mitologica per eccellenza, il cane che simboleggia la fedeltà, il cavallo che propone la perseveranza, persino un Pegaso che rappresenta la vittoria.

I balconi dei palazzi nobiliari sono spesso impreziositi da capitelli a petto d'oca e la pietra leccese rimanda per i suoi colori al giallo oro delle spiagge. "Molte le ghirlande fruttate che abbondano soprattutto sulla facciata della cattedrale dove si racconta certo la fede e i suoi simboli, ma anche il bello della natura" spiega Daniela Bacca, preparatissima guida turistica. Tra angeli danzanti e trofei fioriti, putti che galoppano galli, colombi che tubano, torchon e ghirlande, domina in piazza Duomo il patrono di Lecce, Sant'Oronzo, un facoltoso Patrizio convertito da San Giusto.

In piazza Duomo ci si arriva da Corso Vittorio Emanuele II, passando per vicoli, piccole piazze. La piazza è un susseguirsi di dimore con il Vescovado e la sua grande loggia, il palazzo del Seminario di fine '600 e il Campanile realizzato dallo Zimbalo che svetta e domina la città con i suoi 72 metri. Nessun altra opera avrebbe dovuto superarlo: così è stato nei secoli. Nelle chiese è un tripudio di simboli come in quella di Sant'Irene dove un pellicano si squarcia il petto per i suoi piccoli, a simbologia di Cristo che versa sangue per la sua Chiesa.

Chiostri, palazzi, botteghe della cartapesta  (che è un prodotto artigianale tipico della città salentina che ospita anche il Museo della Cartapesta). Nelle chiese di tutto il centro cittadino, ma particolarmente nella cattedrale affacciata su una magnifica piazza, si possono scorgere varie influenze artistiche: essendo questa una sede vescovile di grande importanza per il papato di santa Romana Chiesa, la città aveva importato da Roma il gusto per l'oro, da Napoli e da dove provenivano quasi tutti gli arcivescovi aveva importato il gusto per il marmo, mentre gli altari tipicamente leccesi sono in pietra bianca, ricchi di fregi. Una decorazione che ricorre molto accanto all'uva e foglie di vite è il melograno simbolo dell'unità nella moltitudine.

Gli ordini monastici, fra i quali i potenti Teatini gesuiti, fanno alzare altari e tombe nelle cappelle, la Basilica Pontificia minore di Santa Croce venne eretta per ordine dei Celestini. E' il trionfo del barocco per definizione, insieme all'ex-convento dei Celestini oggi sede della Provincia. La si raggiunge da Via dei Templari che certo non furono assenti nella progettazione dell'edificio di culto. Molte le figure allegoriche, vengono dal mito e dalla tradizione, festoni, cornucopie, entità zoomorfe. La guida racconta che ci sono voluti 300 anni per costruirla. Ancora oggi è cantiere, per i cospicui restauri non ancora ultimati, così molti dei suoi fregi sono ostacolati alla visione dalle impalcature che tuttavia non vietano di cogliere la potenza di pensiero (ed economica) che deve esserci stata alla spalle.

Di straordinaria bellezza piazza Sant'Oronzo: è il salotto del leccesi. Qui l'architettura littoria ha in parte storpiato l'area dove si affacciano le epoche più importanti della storia leccese: c'è perfino quella veneziana testimoniata da un sedile dove comprare il leone di San Marco. Ma è la Lecce romana ad imporsi all'occhio del turista, testimoniata dall'anfiteatro interamente recuperato che non fa a pugni col barocco di cui abbonda la città, perché dice quanta storia l'abbia attraversata.
(Corona Perer)


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Autore: Corona Perer

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