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Luca Rizzotti Plet, viva la tradizione!

Parla lo chef del ristorante ''Al Ponte'' di Gradisca d'Isonzo

Ha girato il mondo per decidere che il posto migliore per vivere, alla fine, era casa sua.
Ha sperientato la cucina internazionale e quella asiatica, per decidere che alla fine la miglior cucina era quella della nonna che gli ha trasmesso segreti, sapori, tradizioni.

"Un cuoco senza le basi della cucina classica non sarà mai un vero cuoco" afferma Luca Plet, chef del Ristorante Al Ponte, a Gradisca d'Isonzo, che rappresenta la quarta generazione di una famiglia di albergatori:  i Rizzotti.

Veneziani di origine e poi trapiantati nelle montagne di Peonis (comune di Trasaghis), alle porte della Carnia, nel 1985 hanno fatto della locanda un ristorante rinomato inserito nella strada dei sapori del Friuli e proprio per questo tappa obbligata di ogni buongustaio. A far fare questo salto di qualità è stato proprio lui che dietro ai fornelli ci è arrivato quasi naturalmente (essendo nato e cresciuto in ristorante) anche se gli studi lo avevao indirizzato verso tutt'altra carriera.

Partito giovanissimo per l'Asia, si trova in pochi anni a diventare lo chef del ristorante italiano dell'Hotel Oriental di Bangkok, punta di diamante in Thailandia del Mandarin Group per poi saltare a Kansas City, ma dopo 5 anni di Asia e 2 di States torna per affondare a piene mani nelle radici di casa e nel meglio della tradizione gastronomica friulana.

"Vivere con altri popoli ti fa capire cosa vuol dire essere italiani: abbiamo dentro l'arte dell'arrangiarci e del sopravvivere - afferma Luca Plet -  ma certi sorrisi che vidi sul volto di chi non ha nulla, profondi e radiosi, capaci di essere felici con poco, lasciano dentro una grande lezione e qualcosa di indimenticabile".

La ricchezza interiore portata a casa con i suoi viaggi, lo ha portato ad essere essenziale. L’impronta della sua cucina è assolutamente friulana. Ma con punte di innovazione straordinaria: come il bicchiere con lo soffiato di zucca, su riso venere e montasio accompagnato da una deliziosa Vitovska del Carso. Straordinario anche il Baccalà mantecato, appoggiato su una polentina e spolverato di pere e germogli: delizioso, specie se accompagnato da un calice di Friulano del 2015 dei Canus, vignaioli in Gramogliano. Si mangia dai 30 ai 50 euro, vini esclusi, e il piatto forte è il "Toc' in Braide" o i tipici "cjarsons". 

Anche il clima del ristorante è autenticamente familiare: in cucina lo lo affianca la zia Olga, maitre di sala la madre Adriana Rizzotti, apprezzata sommelier e "Donna del Vino" che con garbo e charme guida gli ospiti alla scoperta del ricco panorama viti-vinicolo friulano custodito nella ricca cantina. In sala ci sono anche il fratello Igor e lo zio Fabiano, mentre papà Armando lo si trova alle colazioni del mattino. Perchè al ristorante si affianca da qualche anno anche un moderno albergo (38 camere, dotato di un centro benessere con sauna, bagno turco, massaggi rilassanti, bagni aromatizzati, solarium.) incastonato in un punto di grande comunicazione tra i più importanti del Friuli Venezia Giulia: autostrada e aeroporto sono a pochi minuti, ma questo è anche un ideale punto di partenza per le vigne del Carso, del Collio e dei Colli orientali.  


RISTORANTE AL PONTE
V.le Trieste, 12 - Gradisca d’Isonzo
Tel. 0481.99213
info@albergoalponte.it
www.albergoalponte.it
Chiuso: domenica sera e lunedì


Autore: Corona Perer

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