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Made in Brexit: restare o tornare?

I miei 4 anni in Inghilterra

di Margherita Vitagliano - Queen Elizabeth ha festeggiato un altro record: 70 anni di matrimonio. Sono molto lontana da quel risultato ma è stata una scelta consapevole del mio matrimonio decidere un giorno di partire per fornire ai nostri figli l'occasione di crescere in un paese europeo evoluto, imparare la lingua che ormai tutti devono conoscere come requisito minimo per un futuro lavorativo garantito.

Chi avrebbe mai immaginato che mi sarei trovata un giorno fuori dall'Europa pur vivendo nel paese che tutti abbiamo sempre pensato solidamente europeo?

Arrivando qui, 4 anni fa, mi sono accorta molto presto che la civiltà che noi accreditiamo dallo stivale agli inglesi, è un totem che abita nella nostra testa. Se dovessi riassumere in una foto lo sguardo che gli italiani ricevono spesso dall'inglese medio, non ho dubbio alcuno a dirvi che quello sguardo sta in una foto (guardatela nella gallery di questo articolo).

E così ora che la Brexit è un dato di fatto e molti degli italiani si preparano a tornare in un paese ancora europeo (...l'Italia), ora che la bandiera inglese è stesa metaforicamente su una tomba, mi ritrovo a pensare al bene e al male di questi anni. Anzitutto devo dire che sono felice di una cosa: di non aver imparato a nascondere quella che sono, sono felice di arrossire, sono felice di piangere per un torto o una gioia, e di essere come sono sempre stata. Sono felice di non essere cambiata nemmeno di una virgola!

Il rapporto che gli inglesi hanno con gli stranieri non è nemmeno degno di questa parola. Rapporto? Io la chiamerei convivenza, bene o male  pacifica. Se non forzata.

Gli stranieri sono accettati anche perchè "lavorano". noi abbiamo bisogno di lavorare e loro hanno bisogno di noi. Sarebbe una nazione molto fragile senza di noi (pensieri che a volte sento fare anche in Italia a riguardo degli immigrati). Sbaglio o il vostro presidente Inps ha detto che senza gli immigrati non ci sarebbero pensioni? Bè: diciamo che una cosa simile si dice anche qua, degli stranieri. Cioè di gente come me.

Mi sono chiesta ora che c'è la Brexit, Margherita, vuoi restare o tornare? Sinceramente ritornerei a nuoto, o anche camminando, se in Italia almeno ci fosse una minima speranza di un futuro migliore.

Con o senza Brexit: per il momento non si notano differenze, ma i primi giorni dopo la Brexit qualcosa di non carino è successo: gli insulti razzisti nella metropolitana. Tutto sommato niente di importante, semmai qualcosa di molto fastidioso.

E allora mi chiedo è stato utile partire? Sì voglio crederlo che lo è stato, lo spero e ci voglio credere, perchè non è stato affatto facile per i miei figli. Le loro lacrime, le loro fatiche sono sempre davanti a me.

Aspetti positivi dell'Inghilterra? La libertà di fare quello che ti pare: puoi andare a fare la spesa in pigiama e con i bigodini senza che nessuno importi o si giri a guardarti credendoti una pazza. Non so però se questo possa coincidere con l'idea di un paese progredito. Tuttavia di libertà se n'è tanta: libertà di cantare, ballare, amare, essere te stessa senza essere giudicata cosa che magari al mio paesello almeno un commento l'avrebbe prodotto!

Aspetti negativi? Tanti. Tanta falsità nei rapporti e poi trovi sempre qualcuno pronto a cercare di fregarti per farti sentire ignorante. Cosa ho imparato? Ho imparato a sopravvivere
Per il resto sono restata me stessa e pur amando la pasta sono felice di non aver imparato a magiare gli spaghetti con il sugo in scatola. Me lo faccio: ragù all'italiana.


Autore: Margherita Vitagliano

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