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Cipro, vivere al limite

di Marco Ansaloni

Muri. Alti e robusti, con delle morbide linee di cemento. Decorati con cartelli per la sicurezza. Grigi o colorati, anche se nel fondo meglio grigi. Conditi con kilometri di filo tagliente  e porte presidiate. Per difendere un limbo sospeso.

Quando i problemi di convivenza esplodono, si sa, la miglior soluzione è il muro. Con il progetto a lungo termine ‘Living on the Edge’ abbiamo deciso di visitare quelle barriere che ancora dividono il cuore di alcune città europee. Quei luoghi in cui il confronto ideologico ( sociale, religioso, politico, etnico) ha portato alla elevazione di muri fisici. Siamo andati per vedere come quei benedetti muri siano effettivamente la soluzione, o no.

A Cipro, dal 1974 ne sanno qualcosa. Dopo l’invasione turca dell’isola, venne alzato un muro che ancora oggi attraversa l’isola, e nello specifico la capitale Nicosia. La convivenza e l’armonia secolare tra greci ciprioti e turco ciprioti venne spiazzata da un muro. Coloro che avevano convissuto quotidianamente con i loro vicini, furono costretti ad abbandonare i luoghi di nascita, le terre, le famiglie e in molti casi, vennero assassinati o scomparvero per sempre.

Oggi, oltre alla barriera fisica, persiste nell’isola una cicatrice mentale, che piano piano cerca di richiudersi. L’onore e il concetto di patria prevalgono. La sete di vendetta verso coloro che appoggiarono e si fecero artefici di uccisioni e deportazione, è ancora alta.

Nelle interviste rilasciate da entrambi i lati del muro, coincidono tutti su una cosa. La rilettura della storia. Una storia troppe volte manipolata da chi vuole preservare lo ‘status quo’, per interessi politici o identitari. Una preservazione dell’odio che sicuramente non aiuta nella ricerca di dialogo. Se si creasse un progetto comune a livello scolare, come alcune associazioni stanno intentando, sarà molto più semplice vedere il muro da un’altra prospettiva, magari a volo d’uccello.

Il fotogramma sospeso mostra una parte della Buffer Zone, la zona di ‘mezzo’ tra le comunità dell’isola. Un limbo in cui il tempo si è fermato. E’ quel fotogramma frutto di un intensa giornata trascorsa da una parte all’altra della barriera che separa. Un ultimo scatto prima di chiudere e riflettere. Uno scatto in cui si condensa il tutto, rendendolo un po’ più grigio.

 


Autore: Marco Ansaloni

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