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Maria Romana: ''Mio padre, Alcide De Gasperi''

Dalle lettere uno scorcio di epoca e uno stile in politica: che non c'è più

Nel libro “De Gasperi scrive” pubblicato quest'anno, la figlia Maria Romana spiega il cuore di quel tratto che rese lo statista unico e annota:

“...l'onestà della sua esperienza politica fu quella di non barare mai. Non certo di farsi passare per quello che non era, camminò insieme a tutti e tutti avrebbero voluto essere i suoi compagni di viaggio perché in buona fede parti a lavorare con onestà per il bene comune”.

Calavino, nel comune di Madruzzo, ha dedicato un'intera giornata alla figura di Alcide De Gasperi con la presentazione del volume a cura della figlia Maria Romana De Gasperi che in una affollata sala Pizzini – introdotta dal direttore della fondazione Trentina Alcide De Gasperi Marco Odorizzi – racconta quel De Gasperi più intimo e meno noto che traspare dalle lettere.

Lei che del padre fu anche la prima segretaria, lo accompagnava anche in missione ma il ricordo vivo e tenerissimo parte da bambina quando a Roma il padre lavorava in Vaticano sotto altro nome, in costante pericolo, aiutato dalla mamma a mettere insieme quanto serviva per vivere. “Poiché il lavoro finiva a metà giornata, mio padre faceva anche il traduttore di opere dall’italiano al tedesco. La mamma lo aiutava a trascrivere. Ricordo di quel tempo che noi sorelle vivevamo con le pantofole per non fare rumore. Eravamo quattro sorelle, vivaci, ma di quel periodo ricordo solo il “fate silenzio!” che ci diceva nostra madre e il ticchettio della macchina da scrivere...”.

Dal racconto emerge anche un De Gasperi intimo e molto privato, dal grande impegno cristiano. “Ricordo bene - racconta la sig.ra Maria Romana - quando gli amici gli chiedevano aiuto spirituale. Ricordo anche la sua sofferenza quando i suoi collaboratori stavano male: lui pregava in disparte, portava conforto, era un cristiano in una forma talmente privata che proprio per questo è una dimensione ignota al grande pubblico”.

Le lettere raccolte da Maria Romana De Gasperi con l’aiuto della sorella Paola, aiutano a ricostruire anche un periodo storico ed è particolarmente interessante leggere la corrispondenza tra lo statista e Palmiro Togliatti, che da due fronti opposti, dovevano però lavorare alla costruzione della Repubblica. “Dobbiamo collaborare – si legge nelle lettere - voi parlate male della Democrazia Cristiana ma insieme dobbiamo costruire un paese libero. La lezione di queste lettere è quale forma di collaborazione intendesse De Gasperi: lavorare nella verità, non confondersi l'un l'altro, ma collaborare nella verità”.

Un altro squarcio dello stile in politica che c'era al tempo, tra i principali attori dello scacchiere internazionale e nella neonata Europa, è una lettera affettuosa e piena di deferenza che Schumann indirizza a Degasperi nel 1953 dalla quale emerge la stima che li legava, uno stile ormai sconosciuto nella politica attuale. Quindi il libro spiega anche come De Gasperi concepisse le relazioni internazionali e da quanta stima fosse circondato.

E poi gli aneddoti da “segretaria” che restituiscono la povertà del tempo. “Ricordo che andai con lui a Salerno dove il governo doveva riunirsi. Era un governo neonato, molto povero. Quando si era a tavola in questa villa che aveva accolto tutti i ministri e i collaboratori, ricordo che il cameriere ci serviva con i guanti bianchi ma portava ...delle polpette e nel servirle con garbo, diceva: “due, signor ministro”. Perché bastassero per tutti. Questo per dire quanta povertà ma anche quanta dignità si viveva e si respirava in questa nazione povera, vinta, appena nata, che nella guerra era stata dalla parte sbagliata, doveva ricominciare da zero un lavoro immenso con gli alleati, con l'Europa e con l'America (che aveva combattuto). Eravamo cioè ex-nemici, ma si cercava di tornare ad essere ascoltati nello scacchiere internazionale”.

Quanto al senso del libro, Maria Romana De Gasperi lascia all’uditorio il significato più profondo del libro. “Non è stato facile scegliere le lettere, le avevo tutte io perché lavoravo nella sua segreteria e mano a mano che le riordinavo con mia sorella ci siamo chieste cosa potessimo fare per il nostro paese, abbiamo così pensato di darle a tutti voi perché alla fine sono la storia di una vicenda di libertà politica, di onestà e anche di virtù cristiane. In molte lettere mio padre si angoscia per l'unità Europea, anche lui deluso dei primi passi compiuti. Oggi si fa presto ad essere contro l’Europa. Io credo che il problema sia che si parla poco dell'Europa e anche i nostri deputati europei eletti non vengono a spiegarci che cosa fanno per noi. Il problema è dunque per giovani come conoscere l’Europa e per noi a come far sì che si interessino. Quale è il futuro se i nostri giovani non vengono e non ascoltano?

Domanda pesante che resta al momento senza risposta.


Autore: Corona Perer

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