Arte, Cultura & Spettacoli

Michelangelo Perghem Gelmi, l'architetto pittore

"Artisti non ci si improvvisa" diceva. ''La personalità vien fuori con il continuo esercizio''

(foto: Archivio Perghem Gelmi) - Con “Il fantastico mondo di Perghem Gelmi” il Comune di Cles ha puntato i fari sul Michelangelo Perghem Gelmi pittore. Il catalogo, con testi di Mario Perghem Gelmi (figlio), Michele Fucich e Carolina Bortolotti inquadrano una  vicenda artistica del Trentino di grande interesse e troppo a lungo sottovalutata.

Nel 2016, a 6 anni dalla donazione al Mart (2010) di una significativa pattuglia di documenti, opere, bozzetti (tra questi almeno 200 pezzi di significativo valore che vanno ad arricchire il Fondo Perghem Gelmi già depositato al Mart dal 1995), poco o nulla era ancora successo. Si è sempre parlato dell'architetto, quasi niente dell'artista. La mostra nonesa ha colmato il vuoto.

Ai giovani desiderosi di intraprendere gli studi pittorici raccomandava di disegnare il più possibile. Era stata la sua regola, anche se lui come artista aveva avuto a che fare con un altro problema e cioè far coabitare due anime: quella del pittore e quella del costruttore. Un ingegnere che tutti chiamavano architetto per il suo genio estroso che lo portava a completare ogni progettazione con la propria vena creativa.

"Artisti non ci si improvvisa" diceva. “La personalità vien fuori con il continuo esercizio. Si incomincia imitando, copiando, imitando di nuovo e così si acquista e si affina la personalità che altrimenti non può venir fuori sfrondata da passioni e da impegni”.

Pittore, caricaturista, ingegnere-architetto Michelangelo Perghem Gelmi si era iscritto all’Accademia di Belle Arti di Torino ma non potè conclidere gli studi e diplomarsi a causa dello scoppio della guerra, finita la quale emigrò. Michelangelo Perghem Gelmi è ricordato come un uomo in costante ricerca, tenace, caparbio. Seguì un percorso autonomo senza curarsi se il suo agire fosse alla moda e uniforme alla massa. Definito pittore ‘atipico’ iniziò una rilettura dei grandi della pittura. Abitava in lui un certo gusto dada che lo rende originalissimo.

Della sua attività da progettista diceva: “…per mia inclinazione artistica non ho mai fatto l’ingegnere, ma l’architetto. Mi sembrava di essere più vicino all’arte sorella, la pittura, che ho sempre continuato a praticare da autodidatta” ignorando che lo si sarebbe ricordato più come pittore che come ingegnere. In realtà anche la sua attività di progettista fu feconda (le terme di Levico e Merano nascono da lui) e la sua estetica merita approfondimento.

Il figlio Mario ricorda che nei tardi anni ‘80 l’artista arrivò a dispiacersi di aver fatto l’ingegnere. “Rimpiangeva gli anni sprecati (secondo lui) a progettare e costruire edifici, anziché dipingere” afferma, descrivendolo come un uomo affascinato dal mondo con gli occhi stupiti come quelli di un bimbo alle prese con le sue prime scoperte quotidiane. Come progettista era eclettico: esaurito il problema di creare un edificio funzionale, doveva decorarlo. L’artista aveva il sopravvento.

Tra i primi lavori (1938), il Circolo Tennis di Trento con le vetrate a rami d’albero. Nel ‘43 fu però richiamato alle armi e conobbe la prigionia. Disegnerà anche in cattività riprendendo la professione nel 1946 a Torino. Nel 1948 si trasferisce in Argentina dove insegna all’Università di San Juan e lascia interessanti progetti. Al rientro a Trento, nel 1956, rielabora per conto della Regione le Terme di Levico. Quelle che vediamo oggi sono le ‘sue’ Terme. Dopo aver partecipato nel ’57 al concorso internazionale per il “Memorial Fermi” di New York, vince il concorso per le Terme di Merano e le realizza. A Trento la sua firma è nei multipli da montagna del Monte Bondone e nell’area “ex-Santa Chiara” il cui progetto chiamò ‘Domani’. La lezione dei grandi del ‘900 lo portava a concentrarsi sul concetto di funzionalità, ma lo spirito artistico pulsava ed emergeva nei dettagli. Fu il primo a realizzare una struttura portante interamente in acciaio e ad introdurre i frangisole (tuttora visibili alla scuola media Dante Alighieri di Trento).

“Ho un grande rimpianto” afferma il figlio Mario. “Non aver fatto assieme a lui un viaggio nella sua pittura e nella sua professione, per capire a fondo le motivazioni e gli impulsi che lo muovevano. Frequentavo spesso lo studio di pittura magari per aiutarlo a preparare mostre, ma non l’ho fatto con la necessaria intensità per andare oltre e capire la sua arte” confessa.

Il figlio Mario che aveva perfezionato la donazione mise nelle mani del museo 127 disegni originali tratti dal libro “Da Cannes a Tarnopol” nel quale Perghem Gelmi aveva descritto la sua prigionia in Russia durante la guerra. Ci sono acquerelli originali e persino le case che durante la prigionia aveva disegnato immaginando un futuro di libertà e “anche” bozzetti e collages che documentano la sua attività di costruttore. In assenza dei moderni rendering, l’architetto-ingegnere mostrava ai suoi committenti la resa di un’opera da lui progettata costruendo collages paesaggistici che oggi sono di grande interesse  (una mostra del Mart, Archivio del '900, permise qualche anno fa di poterne apprezzare la ricca vena creativa).

Ma c’è un capitolo ancora più originale: il Perghem pubblicitario. Una branca di attività meno nota ma non meno prestigiosa. L’artista partecipò a diversi concorsi di grafica pubblicitaria a cui parteciparono fra gli altri anche Armando Testa e Felice Casorati e lavorò a campagne e marchi di grande importanza (China Martini, Pirelli, penne Aurora, Alitalia). Sono una sessantina i bozzetti pubblicitari  a documentazione di una attività che iniziò nel 1947 e si protrasse fino al 1956 con una appendice negli anni Settanta.


Autore: Corona Perer

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)