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Stefano Rodotà, uomo del diritto

Era uno strenuo difensore del diritto e dei diritti

"Il legame tra diritti e internet è ormai indissolubile" diceva il Professore che descriveva Internet come un "gate", un cancello che abilita al diritto e al sistema dei diritti. Lui di quest sistema è stato certamente un paladino.

La lucida capacità di analisi del professr Stefano Rodotà che è stato parlamentare oltre che docente universitario di vaglia, nonchè il primo garante della Privacy in Italia, mancherà a tutti. Morto all'età di 84 anni, è stato per molti anni la mente critica e a volte profetica di molti guasti italiani.

Gli dobbiamo quello che è restato alla fine un tentativo: rendere migliore la rete. Quando parlava di diritti si riferiva al diritto all'accesso di internet come un diritto madre da cui derivano gli altri diritti di base, già riconosciuto da Estonia, Equador, Francia. Altri paesi stanno elaborando una carta di tutela (come in Brasile).

"Per lungo tempo la discussione intorno ai diritti è stata influenzata da una convinzione: la rete era forte e quindi non doveva essere assistita" diceva da costituzionalista. "Il problema si pone con l'esigenza di tutelare l'infanzia con filtri e forme di censura. Oggi pare che parlare di diritti sia parlare di attacchi alla rete.

Metteva in guardia dalle controindicazioni possibili e dalle contraddizioni. "Se è vero che internet e i social network hanno fatto cadere i regimi penso che sia necessario un occhio più attento alla loro capacità di generare movimenti aggregativi. L'attenzione va posta alla specificità dei diritti. Ci vorrebbe una dichiarazione. Io ho provato a scrivere 10 punti in questo senso" disse a Trento nel 2011 all'IGF Forum.

Ed ecco allora i dieci punti dieci, una sorta di agenda dei problemi in attesa di soluzione, secondo Rodotà:

1) accesso alla rete come diritto fondamentale - il diritto a Internet, è stato fortemente affermato dalle primavere arabe che hanno proclamato ... Facebook come diritto della persona addirittura. "In Tunisia per fare la loro costituzione leggono la nostra ma aggiungono... Internet che peraltro nella nostra Costituzione è configurabile nell'articolo 21 quando indica qualsiasi strumento per l'espressione del diritto di parola" ha commentato Rodotà;

2) lo statuto della conoscenza in rete come bene pubblico globale, è una descrizione non configurabile con gli strumenti concettuali che conosciamo. "Se il diritto di accesso mi fa entrare in un mondo però regolamentato ai minimi non è giusto". Non basta  assicurare la soglia minima, le porte vanno varcate intermente non a metà;

3) poi c'è il problema dell'identità digitale e della sua costruzione/distruzione. Oggi: "non sei quello che dici, ma quello che Google dice di te" e questo coinvolge apre a diritti nuovi: ad esempio il problema dell'oblio, la volontà della persona di essere dimenticata. Ma c'è una domanda ben più grossa: può il web dimenticare?

4) neutralità della rete;

5) statuto del lavoro in rete;

6) principio del consenso e quindi occorre garantire la possibilità di selezionare i soggetti che possono entrare;
7) Anonimato come strumento necessario alla tutela politica (pensate ai dissidenti cinesi...);

8)  diritto a interrompere la comunicazione di dati che mi riguardano;

9) diritto a sottrarsi alla rete, cioè della profilazione che ci trasporta nella società dell'algoritmo e di strumenti automatici di trattamento dell'informazione che mi riguarda. Ho il diritto a non essere profilato;

10) procedure di trasparenza dei potenti: c'è una proposta di legge al congresso Usa rivolta a YouTube di comunicare ad una commissione ad hoc tutti i casi in cui ha negoziato con gli stati che hanno chiesto la rimozione di contenuti da essi ritenuti lesivi e tra questi Turchia e Iran.

Purtroppo molte cose sono restate lettera morta. Ma la lotta non è stata vana, Professore. La ringraziamo.
 


Autore: Corona Perer

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