Scienza, Ambiente & Salute

Un'oasi di pace: il Caritas Baby Hospital di Betlemme

Si sorregge grazie alle donazioni, ed è un'eccellenza medica

L'ho visitato 20 anni fa ed era già una piccola potenza: per i numeri e per il ruolo che svolgeva già allora. Questo infatti è l’unico ospedale pediatrico della Cisgiordania. Il Caritas Baby Hospital fornisce assistenza a neonati e bambini fino a 16 anni, indipendentemente da origine sociale o religione. Le immagini che vedete in questa pagina sono state autorizzate dalle famiglie dei pazienti: vogliono che si veda il loro sorriso nonostante la difficoltà di vivere, ammalarsi e cercare di guarire in una zona del mondo così difficile. Per loro questo ospedale è l'unica chance, non una struttura improvvisata ma una vera eccellenza. E' finanziato quasi esclusivamente dalle donazioni che giungono da Svizzera, Germania, Italia, Austria e Gran Bretagna.

Basterà qualche numero per capire cosa si possa fare con il cuore. Nel 2015 ha ricevuto 10,48 milioni di franchi svizzeri, ovvero 9,75 milioni di euro, di questi  4,6 milioni di euro dalla sola Svizzera,  altri 3,4 milioni dalla Germania, (Italia 805.000 euro, Austria 150.000 euro, altri 55.000 euro).

Tutto nasce nel 1952 quando padre Ernst Schnydrig, del Canton Vallese in Svizzera, arriva a Betlemme su incarico della Caritas Svizzera e constata subito la miseria della popolazione palestinese seguita alla guerra di indipendenza (secondo gli israeliani) o Nakba ("catastrofe" per  la storiografia palestinese). Centinaia di migliaia di palestinesi divenuti profughi e sfollati furono costretti a vivere in tendopoli in condizioni di grande miseria.

A Betlemme, lavorava già da tre anni Hedwig Vetter, cooperante svizzera che aveva aperto un piccolo ambulatorio per neonati. Per entrambi la cosa fu subito chiara: come cristiani si sarebbero messi al servizio delle persone della città in cui era nato Gesù. L'incontro con il medico palestinese Antoine Dabdoub pose le basi del Caritas Baby Hospital che nel 1953 veniva inaugurato come presidio di emergenza pediatrica.

Da allora molte cose sono cambiate (non l'emergenza palestinese purtroppo) e il Caritas Baby Hospital (CBH) dispone oggi di un poliambulatorio e di 82 letti per le degenze; ha unità di Terapia intensiva e nel 2015 ha curato 4.654 bambini in ricovero e altri 35.311 nel poliambulatorio. I costi di gestione sono stati pari a  9,15 milioni euro e  l'ospedale dà lavoro a 230 persone. Dopo l'Università di Betlemme, l'ospedale è uno dei più importanti datori di lavoro della città. Il management e la direzione  è quasi completamente in mano palestinese (direttore generale, primario, direttore amministrativo e della manutenzione sono locali). Tra il personale dirigente, quasi la metà è composto da donne. Le suore Francescane Elisabettine di Padova curano il settore infermieristico.

"Tra le patologie più ricorrenti vi sono le infezioni, le malattie del tratto gastrointestinale e delle vie respiratorie. Si riscontrano anche malattie del sistema nervoso centrale, sepsi neonatale e itterizia neonatale" spiegano i responsabili. "Frequenti sono anche alcune patologie ereditarie come la fibrosi cistica e altre malattie del ricambio".

E' la  Kinderhilfe Bethlehem, un’organizzazione di ispirazione cristiana, a gestire il Caritas Baby Hospital e sostenere i progetti per madri e figli in Terra Santa. Esamina e delibera su tutte le questioni in modo collegiale in stretto contatto con Caritas Svizzera e la Caritas Germania. Grazie a loro è possibile curare i bambini dal Sud della Cisgiordania, dai dintorni di Betlemme a Hebron .

L'ospedale si distingue anche per l'approccio terapeutico: apertura totale a ogni ceto, coinvolgimento e formazione delle madri nelle cure. "Possono dormire nell’appartamento a loro destinato in Ospedale, restando sempre vicine ai figlioletti malati, il che si ripercuote positivamente sul benessere e sul processo di guarigione dei piccoli. Durante il soggiorno vengono istruite su malattie ereditarie, alimentazione, igiene, oltre a ricevere un sostegno psicologico. Tutto questo serve a rafforzarle e sostenerle" aggiungono gli operatori.

L' Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) proprio per questo nel 2015 ha dato certificazione di qualità per “Patient Safety Friendly Hospital Initiative". Chi può contribuisce, chi non può riceve cure gratuite.

L'ospedale è ovviamente neutro: nessuno degli operatori prende posizione sulla situazione politica in Israele e nei Territori palestinesi occupati. Il compito dell’Associazione e dell’Ospedale è quello di offrire i migliori servizi pediatrici possibili ai bambini di Betlemme e della Regione, indipendentemente da religione o status sociale collaborando a livello medico con strutture ospedaliere palestinesi a Gerusalemme Est, con ospedali israeliani e con l’Università di Betlemme ai cui studenti offre la possibilità di fare stage.

Questo nonostante la sua ubicazione nel cuore del conflitto. Sorge a Betlemme a circa 500 metri dal muro che Israele ha costruito per dividerla da Gerusalemme. I palestinesi possono attraversare il check-point che separa le due realtà soltanto con un permesso dell'esercito israeliano e questo limita enormemente la mobilità della popolazione della Cisgiordania.A causa dei posti di blocco o dei checkpoint, i piccoli pazienti e il personale sono talvolta costretti a fare giri più lunghi per arrivare in Ospedale. Ma nonostante questo nel 2015 quasi 40.000 piccoli pazienti vi hanno trovato cura e assistenza, sia ambulatoriale che ospedaliera.

Per saperne di più www.aiutobambinibetlemme.it
Per donazioni:  info@khb-mail.ch


Autore: Corona Perer

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