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Mondi lontani: i diritti in Papua Nuova Guinea

Inquietante rapporti sulle autorità australiane

Ci sono mondi che restano lontani, così lontani da renderci indifferenti a qualsiasi accada ad alcuni popoli ai quali le nostre tv non concedono la luce dei loro fari fino a quando non si muove (pur a fatica) qualche difensore dei diritti umani. Dobbiamo ad Amnesty Interational questo merito. Si deve infatti ad una ricerca in loco se i fari si stanno faticosamente accendendo sulla Papua Nuova Guinea dove trattamenti crudeli, inumani e degradanti sono in atto da tempo sull’isola di Manus verso i rifugiati. Siamo in territorio australiano.

Amnesty denuncia che l’Australia continua a ignorare il diritto internazionale.  Mancano servizi basilari per gli oltre 600 rifugiati e persone vulnerabili trattenuti all’interno del centro di detenzione Lombrum, sull’isola di Manus.

La salute dei rifugiati è a rischio per la mancanza di acqua potabile e per la precarietà dei servizi igienico-sanitari e la situazione peggiora giorno dopo giorno. Gli uomini sono inoltre privi di elettricità nell’opprimente caldo tropicale. Non c’è accesso a servizi di assistenza medica e a volte c'è un vero e proprio diniego alle cure mediche, che può rappresentare una forma di tortura secondo il diritto internazionale. Non c’è un piano definito per il ricollocamento dei rifugiati in un paese sicuro, e l’incertezza regna sovrana tra i rifugiati ai quali è negato il permesso di lavorare o di spostarsi liberamente.

“Se le autorità non prenderanno provvedimenti immediati, c’è il rischio concreto che la situazione possa diventare catastrofica. Le vite di questi uomini, che reclamano solo il loro diritto alla dignità e alla sicurezza, sono in serio pericolo” afferma  Kate Schuetze, ricercatrice per il Pacifico di Amnesty International che segnala come i rifugiati e le persone vulnerabili debbano essere ricollocate in paesi terzi.

Le violenze sarebbe di natura  ‘psicologica’, con tattiche crudeli per mettere sotto pressione i rifugiati, e per spingerli a trasferirsi o stabilirsi in Papua Nuova Guinea. I ricercatori di Amnesty International sono stati testimoni di questo durante una visita effettuata in Papua Nuova Guinea dal 27 ottobre al 7 novembre. “L’attuale situazione sull’isola di Manus equivale a un trattamento crudele, inumano e degradante, una violazione della Convenzione delle Nazione Unite contro la tortura” si legge in una nota.

“Questa è la terza volta che visitiamo Manus, ma quello che abbiamo visto con i nostri occhi in quest’ultima settimana mi ha profondamente scioccato. Siamo in presenza di una situazione disperata, e fra poco sarà una catastrofe” (Amnesty International)

Circa 600 rifugiati e uomini vulnerabili non hanno voluto spostarsi in nuove sistemazioni per via di violenti attacchi nei loro confronti. Per loro, rimasti nel centro di detenzione, l’accesso a cibo, acqua e assistenza medica si è via via ridotto da quando, il 31 ottobre, i servizi sono stati interrotti. Alcuni tentativi di far entrare cibo nel centro sono stati impediti dalle autorità di Papua Nuova Guinea.

“Spingere questi uomini a scegliere forzatamente fra cibo, acqua e medicine o spostarsi in un posto dove hanno una fondata paura di subire violenza o altri attacchi è un trattamento crudele, inumano e degradante” dichiara Kate Schuetze.

Amnesty International chiede da tempo al governo australiano di interrompere il sistema della “gestione offshore”, di trasferire gli uomini in Australia e di rispettare gli obblighi sanciti dal diritto internazionale di esaminare le richieste di asilo.


Autore: Angela Pagani

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