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Il Parco delle Tegnùe minacciato da un mega progetto

Un terminal sopra un tesoro sottomarino. Si muove una associazione trentina

Forse non tutti sanno che nelle acque di Chioggia, alla foce del fiume Brenta, esiste un piccolo paradiso: il Parco delle Tegnùe, dove nelle acque proliferano spugne, anemoni e paguri. Un Parco marino "oasi marina protetta" di incredibile bellezza che pochi conoscono.

Sembrerà paradossale ma un progetto privato (firmato P4) prevede proprio lì sopra un'autostrada che porta a un terminal per grandi navi a tre chilometri dalla costa. Il terminal denominato “Vgate” verrebbe collocato alla foce del Brenta e sarebbe collegato con due viadotti.

Ancora più strano che a lanciare l'allarme sia ...una realtà Trentina: Adisa, associazione a difesa dei consumatori, ha scritto una lettera-petizione al sindaco di Chioggia e si è mobiitata in vista di domani 9 gennaio 2019 quando -  presso il Municipio di Chioggia - ci sarà la riunione della commissione comunale che si occupa del progetto del terminal Vgate.

Secondo Adisa Trentino Alto Adige l'opera  stravolgerà' la costa, il fiume Brenta e il parco marino delle Tegnùe. D’estate sono migliaia le persone che lo frequentano, soprattutto chi si sposta in giornata e non può permettersi vacanze stellate, ma ci sono anche grandi strutture ricettive come Isamar e almeno una cinquantina di stabilimenti solo a Ovest del Brenta.

Nella petizione al sindaco di Chioggia, Adisa pur comprendendo le problematiche di approdo per le meganavi al porto di Venezia, indubbiamente complicato dalla compiuta realizzazione del “Mose”, eccepisce come zone a vocazione turistica e di grande valore storico-paesaggistico quali sono Isolaverde e Sottomarina possano essere piegate a un progetto di siffatta natura, di enorme impatto ambientale sia per le foci del fiume che per la costa.

"Vero è che la magnifica Isolaverde da qualche anno risente di un degrado aggravato dalle recenti piene. Ma forse, più che di degrado, sarebbe opportuno parlare di abbandono, laddove la cura del verde e delle infrastrutture lascia a desiderare - scrive Adisa - Ciò non giustifica però il fatto di “derubricare” un territorio di grandi tradizioni turistiche a pura piattaforma per infrastrutture della portata del “Vgate”, con tutte le complessità viabilistiche e di sostenibilità che un traffico di 2 milioni di Teu l’anno (al porto di Venezia oggi ne arrivano circa 600mila) comporterebbe" scrive Adisa.

L'associazione sottolinea che l'incentivazione di flussi turistici sostenibili e qualificati, richiede semmai una serie di interventi di valorizzazione e di bonifica e si dice fiduciosa che il Sindaco, non intenderà in alcun modo contribuire alla depauperazione di un territorio piccolo ma di grande significato quale è Isolaverde, con le foci dei suoi fiumi, le sue coltivazioni di radicchio, le sue strade, le sue spiagge, i suoi numerosissimi estimatori.

Verrebbe compromesso l'equilibrio ambientale, la viabilità e la fruibilità di una zona turistica che va solo difesa. A diffondere i tesori di quest'area è l'Associazione Tegnùe Onlus di Chioggia che nel suo sito spiega storia e origini delle Tegnùe note fin dal 1700. Le rocce sommerse al largo delle coste nord Adriatiche italiane furono descritte dall'abate G. Olivi. I pescatori locali le hanno sempre chiamate "tegnùe" per la loro capacità di trattenere e rompere le reti. Anche se temute per i danni che possono arrecare, le tegnùe sono sempre state apprezzate per la loro elevata pescosità.

Di tegnùe ve ne sono un po' in tutto l'Adriatico settentrionale, a profondità variabili dai 15 ai 40 metri. Hanno dimensioni che vanno dai piccoli massi isolati fino a formazioni estese per centinaia di metri. Le formazioni più estese e meglio conosciute sono quelle al largo di Chioggia. Le tegnùe sono rocce organogene carbonatiche, cioè costruite dagli organismi marini, generalmente sovrimposte a substrati duri precedenti formatisi per il consolidamento di sabbie. Si tratta in pratica di veri e propri "reef" naturali, sviluppatesi negli ultimi 8-9.000 anni, e che differiscano da quelli tropicali perché i principali organismi costruttori qui non sono i coralli ma bensì le alghe rosse calcaree, chiamate "Corallinacee" spiega il sito www.tegnue.it.

Le rocce brulicano di ofiure e crostacei, dai piccoli paguri, fino ai maestosi astici. Tra i pesci è possibile osservare una moltitudine di bavose, castagnole, sacchetti e scorfani, non mancano i grandi gronghi e le corvine. Spesso è possibile osservare banchi di merluzzetti che volteggiano intorno alle rocce. Particolarmente appariscenti, per forme e colori, sono le spugne, le ascidie coloniali e gli anemoni.

Il valore naturalistico di questo habitat è stato riconosciuto e protetto con l'istituzione, nell'agosto 2002, di una Zona di Tutela Biologica che ha introdotto il divieto di pesca. L'area protetta è stata promossa dal Comune di Chioggia, da Enti di ricerca ed Università, dalla Regione Veneto, dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, dalla Capitaneria di Porto, dalle associazioni dei pescatori e dagli operatori turistici.


Autore: Corona Perer

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