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La stella appannata della San Suu Kyi: ''Toglietele il Nobel''

''Pulizia Etnica sui Rohingya'' ma la leader birmana sembra distratta

Amnesty International ha definito “inconcepibili” le espressioni diffuse dall’ufficio della leader birmana Aung San Suu Kyi secondo le quali nello stato di Rakhine il governo sta difendendo tutte le persone “nel miglior modo possibile”.

“Siamo di fronte a una catastrofe umanitaria e dei diritti umani. Aung San Suu Kyi è sembrata sottovalutare del tutto le terribili notizie provenienti dalla zona”

Il 19 settembre scorso in un discorso odierno alla nazione di Aung San Suu Kyi, consigliera di stato e leader di fatto di Myanmar, ha di fatto confermato la sua inadeguatezza sulla crisi in atto nello stato di Rakhine, confermando che lei e il suo governo stanno ancora nascondendo la testa sotto la sabbia di fronte all’orrore in atto nello stato di Rakhine. “In alcuni momenti, le sue parole sono state poco più di un mix di affermazioni non veritiere e accuse alle vittime” ha affermato James Gomez, direttore di Amnesty International per la regione Asia sudorientale-Pacifico.

Nei giorni scorsi gli attivisti e premi nobel Malala e Desmond Tutu avevano chiesto che fosse revocato ad Aung San Suu Kyi il premio Nobel per la pace: "sta sottovalutando il problema, in alcuni casi ha persino negato che esista" avevano fatto sapere in diverse interviste con la stanpa occidentale.

Amnesty segue da mesi il problema e ha denunciato una vera e propria pulizia etnica contro i Rohingya. I leader dell’Asia sudorientale devono prendere misure urgenti per affrontare le gravi violazioni dei diritti umani contro i rohingya in Myanmar, ha dichiarato Amnesty in una lettera inviata alla presidenza dell'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN).

La lettera, firmata dai direttori di 13 uffici di tutta la regione Asia e Pacifico, ha chiesto un vertice ASEAN di emergenza per affrontare la crisi dei diritti umani e umanitaria in corso nel nord dello stato di Rakhine in Myanmar.

"L'ASEAN non riesce a prendere posizione in quanto uno dei suoi stati membri sta conducendo una brutale campagna di pulizia etnica", ha dichiarato James Gomez, direttore di Amnesty International per l’Asia sudorientale e il Pacifico. 

Da quando un gruppo armato di rohingya ha attaccato decine di sedi delle forze di sicurezza il 25 agosto 2017, il Myanmar si è impegnato in una campagna di violenza illegale e brutale contro i rohingya. Amnesty ha documentato numerose violazioni dei diritti umani, tra cui uccisioni illegali e incendi su vasta scala di case e villaggi.

Questi fanno parte di una campagna di pulizia etnica, che in termini giuridici rappresenta crimini contro l'umanità, inclusi omicidio e deportazione o trasferimento forzato della popolazione. Amnesty International ha inoltre confermato l'uso di mine antiuomo da parte dell'esercito di Myanmar.

Testimonianze di attacchi pianificati, deliberati e sistematici sono state raccolte da Amnesty International che ha diffuso nuove prove sulla campagna su scala massiccia di terra bruciata in corso nello stato di Rakhine, dove le forze di sicurezza di Myanmar e gruppi di vigilantes danno fuoco a interi villaggi abitati dai rohingya e sparano contro le persone in fuga.

L’analisi dei dati dei rivelatori satellitari antincendio, delle immagini satellitari, delle riprese fotografiche e video dal terreno, così come decine di testimonianze oculari tanto in Myanmar quanto in Bangladesh hanno portato l’organizzazione per i diritti umani a concludere che da quasi tre settimane è in corso una campagna coordinata di incendi sistematici dei villaggi rohingya nello stato di Rakhine.

“Le prove sono inconfutabili: le forze di sicurezza stanno dando alle fiamme lo stato di Rakhine in una campagna mirata per costringere i rohingya a lasciare il paese. Non c’è alcun dubbio: si tratta di pulizia etnica”, ha dichiarato Tirana Hassan, direttrice di Amnesty International per le risposte alle crisi. Il modello è chiaro e sistematico. Le forze di sicurezza circondano un villaggio, sparano alle persone in fuga e in preda al panico e poi danno alle fiamme le abitazioni. In termini giuridici, questi sono crimini contro l’umanità, ossia attacchi sistematici e deportazione forzata di civili”

Dal 25 agosto, quando l’esercito di Myanmar ha lanciato un’operazione militare a seguito degli attacchi del gruppo armato Esercito di salvezza dei rohingya dell’Arakan (Asra) contro una serie di posti di blocco della polizia, Amnesty International ha osservato almeno 80 vasti incendi in aree abitate.

“Vi sono schiaccianti prove che le forze di sicurezza di Myanmar stanno portando avanti una campagna di pulizia etnica. Il fatto che Aung San Suu Kyi abbia condannato le violazioni dei diritti umani nello stato di Rakhine è positivo ma continua a tacere sul ruolo delle forze di sicurezza in quelle violazioni”.

Amnesty International è in grado di confermare che l'esercito di Myanmar ha intenzionalmente collocato mine terrestri antipersona, vietate dal diritto internazionale, che nell'ultima settimana hanno ucciso una persona e ne hanno ferite altre tre, tra cui due minorenni di 10 e 13 anni.

“Di fronte a quasi 400.000 rifugiati in fuga dalla pulizia etnica in Myanmar, i leader mondiali che si riuniscono all’Assemblea generale delle Nazioni Unite dovrebbero alzare le mani in segno di vergogna” commenta AmnestySecondo le stime delle Nazioni Unite, dal 25 agosto la violenza e gli incendi dei villaggi hanno costretto oltre 370.000 persone a fuggire in Bangladesh. Altre decine di migliaia potrebbero essere sfollate o in fuga all’interno dei confini di Myanmar. Già nel corso della precedente offensiva militare su vasta scala, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 erano fuggite circa 87.000 persone.

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