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Catalogna, paradigma del malcontento

Il commento di Marco Guzzi

E' ovvio che il referendum catalano sia incostituzionale, come ripetono ossessivamente da giorni Madrid e Bruxelles, come è ovvio che la reazione violenta della Guardia Civil, che ha provocato più di 800 feriti, ripugni alla nostra coscienza.

Ma a me pare che il problema, ampiamente taciuto da quasi tutti gli organi di informazione, sia un altro: qui vediamo un popolo che insorge in nome della propria storia, della propria lingua, della propria cultura.

Vediamo cioè, in pieno XXI secolo, riemergere l'idea di nazione, in modo non violento, ma perentorio. Qui cioè vediamo il fallimento storico delle politiche europee di questi anni, la loro incapacità di armonizzare le esigenze regionali, gli Stati nazionali, e l'organizzazione europea.

Vediamo popoli nauseati da un sistema che indebolisce e svilisce ogni identità nazionale sostituendola con la pappa mentale di un europeismo tutto banche, multiculturalismo astratto, e libero mercato.

Sappiamo bene che l'indipendentismo catalano porta dentro di sé componenti molto diverse e contraddittorie: nazionalistiche e mondialistiche, ad esempio. Ma non posso nascondere una certa simpatia per questi ragazzi e queste donne anziane che, insorgendo e disobbedendo, hanno cantato le loro canzoni allegre portando garofani ai soldati che li bastonavano davanti ai seggi elettorali di Barcellona.
 


Autore: Marco Guzzi

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