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Salute in cucina: il farro

I biscotti neurotonici - di Laura Bonelli

In un paesello sul Reno vicino a Magonza viveva una badessa benedettina, donna tenuta in grande considerazione in tutta Europa sia da re e potenti dell'epoca che da contadini e umili. Talentuosa, creativa e dotata di una mistica che comprendeva le “cose” del cielo e della terra, Ildegarda di Bingen si occupò dell'uomo nella sua totalità. Ne analizzò lo spirito e il corpo giungendo a conclusioni che, ancor oggi, destano notevole interesse. Tra i molti alimenti curativi per i malanni individuò nel farro il cibo principe, inventandosi, tra le molte pietanze, dei biscotti utili al sistema nervoso, universalmente conosciuti come i “biscotti neurotonici di Ildegarda”.

Nell'antica Roma il farro era l'ingrediente principale del puls, la polenta che, secondo la tradizione, rinvigoriva a tal punto le truppe da rendere l'armata romana invincibile, anche se, in realtà, la sua origine è ben più antica. Stiamo parlando del farro, detto anche grano originario, conosciuto dai Celti e dagli Egizi , di cui si hanno tracce a ritroso nel tempo fino al 7000 A.C.

In Italia, per lungo tempo fu confinato nelle ricette toscane ed abruzzesi che, sebbene gustose, non fecero da trampolino di lancio per una notorietà nazionale. Ora lo si vede in tutti i supermercati, ma fino a vent'anni fa era un prodotto reperibile quasi solo nei negozi per macrobiotici. Per la sua improvvisa rinascita bisogna tornare indietro nel tempo, precisamente in Germania attorno all'anno 1100.
Ed è qui che scopriamo i nostri biscotti. Ildegarda aveva grandissime qualità ma non quella di scrivere in modo corretto  il procedimento dei piatti che ideava. Se si prova ad impastare questi dolcetti secondo le indicazioni della mistica tedesca il risultato è davvero deludente.

“Si prenda della noce moscata,” spiega la santa” e in peso uguale della cannella e un po' di chiodo di garofano e li si riduca in polvere. Poi con questa polvere, pane grattato e un po' d'acqua si faccia una tortina e la si mangi spesso.”
Un concetto di biscotto decisamente austero, ma con le debite modifiche per renderlo più appetitoso può diventare un inaspettato dolce del ritrovato buonumore, poiché la miscela di spezie usate secondo la badessa “apre il cuore, purifica l'umore e fornisce buon intelletto”.


Per sapere il motivo per cui la ricetta è arrivata fino ai giorni nostri bisogna però fare un balzo temporale in avanti di parecchi secoli.
Dopo la morte Ildegarda fu praticamente dimenticata e la sua fama, da europea, passò ad essere solo locale. I suoi scritti, vennero tramandati ma direzionati ad interesse di studiosi accademici, relegati nella Patrologia del Migne, per i quali la cucina era di poca importanza.
Resta la ricetta. Com'è giunta fino a noi? Grazie a due medici, Gottfried Hertzka e Wighard Strehlow che fondarono tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90 una clinica naturalista sul lago di Costanza in cui recuperarono l'arte di guarigione secondo Ildegarda e anche il farro tornò di nuovo in auge.

La RICETTA:
250 gr di farina di farro
1 uovo
60 ml d'olio
4 cucchiai di miele
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiaini rasi di cannella in polvere
2 cucchiaini rasi di noce moscata in polvere
1 cucchiaino raso di chiodo di garofano in polvere
un pizzico di sale

Mischiare tutti gli ingredienti aggingendo la farina a poco a poco. Se la pasta è troppo soda aggiungere qualche cucchiaio d'acqua, fino a formare una palla liscia e soda. Lasciare riposare in frigorifero coperta con una pellicola per mezzora, farne delle palline appiattendole oppure stendere la pasta dando la forma desiderata. Mettere i biscotti su una placca con carta forno e infornare avendo preriscaldato a 180 gradi per mezz'ora circa.


Autore: Laura Bonelli

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