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Lesbos: richiedenti asilo in condizioni disperate

La situazione era già grave nel 2016. Un anno fa l'appello a Tsipras di 19 Ong

Migliaia di persone, tra cui bambini, donne sole o in gravidanza e persone con disabilità, sono ancora bloccate sulle isole greche in condizioni terribili. Per loro il 2018 è il quarto anno di stallo. "E' evidente che le autorità greche non sono in grado di venire incontro ai bisogni essenziali e di proteggere i diritti dei richiedenti asilo finché questi rimarranno sulle isole dell’Egeo" dichiarava un anno fa (era novemnre 2017), Amnesty Intermational.

Costringere i richiedenti asilo a sopportare condizioni che violano i loro diritti umani e pregiudicano il loro benessere, la loro salute e la loro dignità non può essere giustificato dall’attuazione dell’accordo tra Unione europea e Turchia.

Diciannove organizzazioni per i diritti umani e per l’aiuto umanitario hanno chiesto già nel 2017  al primo ministro della Grecia Alexis Tsipras di porre fine alla “politica di contenimento” adottata dal governo di Atene per trattenere i richiedenti asilo sulle isole dell’Egeo. La situazione era già grave nel marzo 2016, quando l’accordo è entrato in vigore, le isole greche di Lesbo, Chio, Samo, Coo e Lero sono diventate luoghi di confino a tempo indeterminato, in alcuni casi già da 19 mesi. Migliaia di donne uomini e bambini sono intrappolati in condizioni deprecabili e precarie a molti di loro viene negato l’accesso a un’adeguata procedura d’asilo.

L'aumento degli arrivi ha incrementato la pressione sui già sovraffollati “hotspot”, ossia i centri d’accoglienza e d’identificazione, delle isole greche. Il numero dei nuovi arrivi è ancora relativamente basso ma la proporzione di donne e bambini è elevata.

La situazione è particolarmente critica a Samo e Lesbo, dove oltre 8300 richiedenti asilo e migranti sono trattenuti in “hotspot” che potrebbero accoglierne solo 3000. Il recente annuncio del prossimo trasferimento di 2000 richiedenti asilo da due isole verso la terraferma come misura d’emergenza per decongestionare la situazione, è un passo positivo ma non sarà sufficiente ad alleviare il sovraffollamento e non affronterà i problemi di fondo che la “politica di contenimento” ha causato.

"Le autorità greche e quelle dell’Unione europea citano l’accordo con la Turchia come giustificazione per la politica di contenimento. Ma costringere i richiedenti asilo a sopportare condizioni che violano i loro diritti umani e pregiudicano il loro benessere, la loro salute e la loro dignità non può essere mai giustificato" affermano le 19 Ong che chiedono al primo ministro Tsipras a proteggere i diritti umani dei richiedenti asilo bloccati sull’isola mettendo fine alla “politica di contenimento.

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