Arte, Cultura & Spettacoli

David Hockney, grande e infaticabile disegnatore

di Anna Lorenzetti

Nato nella cittadina di Bradford, nel 1937 è considerato uno dei più grandi artisti viventi, fin dalla sua partecipazione (nel '61) alla Mostra londinese " Young Contemporaries", anche se ha faticato (uscendone vittorioso) a conquistarsi una fama di critica e pubblico. Consensi che sono cresciuti e non l'hanno mai abbandonato, nemmeno quando si è trasferito a los Angeles divenendo l'interprete di quelle atmosfere di vita americana, sospese tra verità e sogno.

Grande, infaticabile disegnatore dimostra una abilità inconsueta di cogliere la verità delle cose che viene miscelata con le suggestioni della Pop art ancora vive e vitali. Ma in quella cultura americana che stava cedendo il passo all'Arte concettuale, Hockney resta fedele alla figurazione che non tradirà mai, rimanendo indifferente alle sperimentazioni artistiche che non prevedevano l'uso del colore e del pennello.

Hockney mantiene ed esplora l'elemento figurativo: sia che prenda in esame la Natura morta, il Paesaggio, o il Ritratto, in una costante miscela fra tecniche tradizionali e nuovi strumenti multimediali, ogni sua opera  nasce da un'indagine disegnativa, come un artista rinascimentale, come nella pratica dei grandi del passato che studia ed ama.

E' la figura umana il soggetto della più potente fascinazione, l'uomo con tutte le  sue indefinite e variabili caratteristiche, il più prepotente dei piaceri scandagliare l'animo umano e partendo dalla superfice arrivare nell'oscuro profondo.

La Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro gli ha reso omaggio nell'estate 2017 con una mostra curata da Edith Devaney, Curator of Contemporary Projects della Royal Academy of Arts di Londra, con la direzione scientifica di Gabriella Belli. La mostra ha riscosso uno straordinario  successo di critica e pubblico facendo registrare al museo un incremento di visitatori pari al 63% rispetto allo stesso periodo del 2016. Allestita al secondo piano di Ca' Pesaro,  in esclusiva assoluta per l’Italia, l'sposizione ha radunato 82 ritratti considerati dall'artista un unico corpo, offrono una visione della vita di Hockney a Los Angeles esprimono, il suo mondo, le sue relazioni, le sue amicizie, i rapporti nella vita familiare e quotidiana.

Le opere vste a Venezia nascono da un periodo di stasi, da una crisi dovuta un grave lutto; sono numerati e se partiamo dal numero uno vediamo che il soggetto è ripiegato su se stesso con la testa fra le mani poi seguendo l'ordine cronologico l'umore dell'artista si rasserena e riemerge l'amore per l'esistenza. Non sono ritratti su commissione ma ogni persona è stata invitata dall'artista a posare per lui. Ogni soggetto è ritratto dello studio del pittore e siede sulla medesima sedia  posta su una pedana come su un podio.

Anche il fondo é più o meno il medesimo, gli stessi colori squillanti : il verde permanente ed il blu profondo. Quello che conta è la relazione che si instaura fra artista e soggetto, l'intensità dell'emozione che corre fra occhi ed occhi. Viviamo  nel tempo delle immagini ma un ritratto dipinto é la sola cosa che può veicolare emozioni forti e far vibrare l'anima. "Non so dove finisco io e iniziano loro" dice l'artista completamente immerso nel fascino misterioso che sprigiona dal rituale che egli stesso ha messo in scena. Stesso palcoscenico per tutte queste vite che di dipanano sotto la lente affettuosa ed ironica di questo grande pittore che non smette di far condividere il suo amore per l’esistenza tutta.


Autore: Anna Lorenzetti

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