Arte, Cultura & Spettacoli

L'obiettivo sensibile di Robert Mapplethorpe

Mostra a Roma alla Galleria Corsini

E’ la prima volta che gli scatti di Robert Mapplethorpe,  fotografo statunitense di celebrità, soggetti sadomaso e studi di nudo spesso maschili e omoerotici,  vengono esposte nel contesto di una quadreria settecentesca, accanto alle classiche  opere celebrative della fede e della bellezza. Una raccolta di 45 foto dell’artista morto prematuramente di Aids nel 1989 sono esposte a Roma fino al 30 giugno alla Galleria Corsini, sede delle Gallerie Nazionali di Arte Antica.

La mostra, “L’obiettivo sensibile”, ha l’ambizione, con l’inserimento delle foto tra preziosi contesti di arte antica e archeologica “di innescare una relazione inedita tra i visitatori, le opere e gli ambienti della Galleria intesa come spazio — fisico e concettuale — del collezionismo”, come ha detto all’inaugurazione la curatrice e direttrice della sede museale Flaminia Gennari Sartori.

L’innesto delle fotografie, magneti in bianco e nero nel tessuto colorato dei quadri e delle decorazioni delle pareti, vuole essere uno stimolo ad esplorare la Galleria Corsini con la predisposizione di un conoscitore del Settecento, alla ricerca di assonanze, simmetrie e differenze. All’epoca infatti  i quadri si disponevano alle pareti secondo criteri di euritmia e varietà compositiva per stimolare ad individuare assonanze e differenze tra le opere, addestrandone lo sguardo.

“Mapplethorpe non è mai stato alla Galleria Corsini -ha sottolineato la curatrice- ma senz’altro avrebbe trovato interessanti le sale ancora allestite secondo il gusto del cardinale Neri (1685 – 1770), il creatore della collezione che visse in questo appartamento dal 1738 alla morte”.

Lo studio delle nature morte, dei paesaggi, della statuaria classica e della composizione rinascimentale sono alla base della selezione delle opere effettuata in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York che, oltre a custodire con varie iniziative la memoria dell’artista tanto contestato in vita, sostiene la ricerca sull’Aids che negli anni di Mapplethorpe decimò gran parte della sua generazione di intellettuali.

La scelta della curatrice di fare una mostra su Mapplethorpe è stata ispirata – come ha detto- anche alla pratica collezionistica dell'artista, avido raccoglitore di fotografie storiche, passione che condivideva con il compagno Sam Wagstaff, la cui collezione fotografica – composta in larghissima parte di ritratti, figure e paesaggi – costituisce un fondo straordinario del dipartimento di fotografia del Getty Museum di Los Angeles.

In altre occasioni  le foto sono state avvicinate alle opere di artisti del passato come Michelangelo, Hendrick Goltzius, Auguste Rodin per un confronto sulla rappresentazione della perfezione dei corpi resa con plasticità neoclassica. Per il 2019, trentesimo anniversario della morte del fotografo newyorchese sono state organizzate anche altre iniziative tra cui  una grande retrospettiva al Guggenheim di New York e, in Italia, al Museo Madre di Napoli. 

Drammatico l’autoritratto-testamento dell’artista che sorregge uno scettro che rappresenta la morte. E’ datato  1988, un anno prima della sua scomparsa. La maggior parte delle foto esposte era stata realizzata in studio e i temi scelti erano ritratti di celebrità, soggetti sadomaso e studi di nudo spesso maschili con le notevoli eccezioni della serie dedicata alla culturista Lisa Lyon. Sono in gran parte una drammatica rappresentazione di un certo mondo alternativo della New York degli anni 70-80. Questa mostra alla Galleria Corsini prosegue il dialogo e l’intreccio tra passato e presente, secondo l’azione della direzione del museo romano, cominciato con l’esposizione di Parade di Picasso nel 2017 e la mostra Eco e Narciso nel 2018.

Il percorso della mostra parte dalla cosiddetta Anticamera dove Winter Landscape, un raro paesaggio del 1979, è esposto sotto Paesaggio con Rinaldo e Armida di Gaspard Dughet. Prosegue poi nella Prima Galleria dove già emergono le risonanze della poetica dell’artista con il luogo.
Nella Camera del Camino (o Sala del Trono Corsini) Marcus Leatherdale di Mapplethorpe, in dialogo con i bronzetti di Adone e Diana Caccatrice di Antonio Montauti, diventa un personaggio ovidiano di ritorno dalla caccia.

Il famoso ritratto del 1976 di Holly Solomon è esposto nella Sala Rossa come anche quello di Carol Overbydel 1979, accanto a sequenze di fotografie dedicate ai temi della scultura classica, della ricerca della geometria nella luce, ed a immagini raramente esposte: due interni, Texas Gallery (1980), New Orleans Interior (1982), e Marty Gibson (1982). In una piccola stanza adiacente saranno esposte alcune fotografie più esplicite affiancate a immagini di fiori.

Per tre domeniche, 26 maggio, 9 e 23 giugno, alle ore 16.30, alcune delle opere esposte saranno oggetto dell’iniziativa Museo Adagio, un progetto di slow art per vivere la mostra con lentezza, contemplazione e condivisione, per osservare i capolavori con maggiore attenzione e consapevolezza. Per info:didattica@barberinicorsini.org.



info
www.barberinicorsini.org

 


Autore: Mariella Morosi

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