Arte, Cultura & Spettacoli

Silvano Onda, anima e ricerca di un artista

di Anna Lorenzetti

Sogni, stralci di verità o metamorfosi arcane. I lavori di Silvano Onda si pongono come progetti di una vita altra, possibile altrove. Laddove lo sguardo riposa, si innesca una trama, dove ti stai perdendo ad inseguire una traccia, li si raccoglie un segno che diventa un corpo, dove credi si distenda un paesaggio si innesta un grumo di geometrie. Non c'è mai qualcosa di definito e definitivo; anche quando gli appunti anatomici sembrano studi consapevoli, é la composizione che ti spiazza e ti fa sapere che non sei di fronte ad un'indagine pedissequa ma quei corpi vogliono raccontare qualcosa di  diverso, qualcosa di più.

E’ l'inquietudine che sempre muoveva questo amico apparentemente compassato, elegante, dentro le "righe". Un'ansia sottile che solo chi lo conosceva a fondo sapeva decifrare.Era quel moto indistinto che dà l'amore ardente per la vita, per il conoscere le cose del mondo e le cose dell'anima ? Forse era l'ansia d'infinito che sobilla gli spiriti volitivi. Certo Silvano la sua ansia la placava con il disegno.

Matita, penna, carboncino, pastello: questi gli strumenti della sua indagine puntigliosa. Nei primi anni 70 le opere sono pervase da un'inquietudine palese: intrighi vorticosi, prospettive falsate, il corpo umano come luogo di ogni delirio. La forma si altera e si distorce in un confronto altalenante fra surrealismi e classicitá.

Alla fine degli anni 70 e nei primi anni 80, il colore entra a pieno titolo nelle opere di Onda. Le forme si purificano in geometrie complesse, solo apparentemente armoniose. Sono intrighi puntuti di forme concentriche, aperte verso l'esterno, galleggianti nello spazio come misteriose astronavi. Solo i cromatismi delicati, che si distendono in sfumature luminose fra le nervature dei segni, danno pace al ragionare complicato dell'artista. La volontà di depistare il fruitore è forte, i mezzi per farlo sono quelli prediletti delle astute geometrie e dell'anamorfosi, come nel lavoro dell'ottantadue dove l'alchimia fra la forma, il segno, il colore, assume toni di una equazione dadaista. Nei maturi anni 80,le immagini sono quelle ironiche del Pop.

Il corpo morbido della Pin-Up, chiusa spesso nella scatola magica di un classicismo alla Piero della Francesca, il corpo prorompente e voluttuoso di una Venere irridente, diviene il modulo per ogni desiderio di raziocinio. Può essere smembrato, calibrato, riassemblato senza perdere quel fascino conturbante che gli è stato assegnato. Così Onda lo racconta seguendo i miti dei grandi Warhol e Jones. Quello che si può sottolineare di questo artista è che non ha mai perso la sua ossatura classica, come dimostrano gli omaggi a Giovanni Bellini e Leonardo e nel contempo il suo amore per Venezia, la città che lo aveva accolto e che lui sentiva sua.

Molte sono le opere dove brani di paesaggio veneziano fanno da fondale ed entrano nel quadro con ruoli da protagonista. È il caso di molti lavori dell'ultimo periodo, dove la laguna diventa cupa, livida di sventura. Il profilo magico di monumenti conosciuti si staglia contro un cielo di nuvole scure. Può accadere che le bifore gotiche si confondano con le placche dorsali di un mostro meccanico che passeggia minaccioso sulle acque nere della riva degli Schiavoni. Onda non perde la sua vena surreale nemmeno di fronte ai disastri di porto Marghera, per cui dipinge un quadro che è un chiaro monito, un invito alla coscienza civile, ad una presa di posizione.

Negli ultimi lavori sembra prediligere l'eloquenza della materia. Non si fanno più proclami, non si raccontano i disastri dell'anima o della natura ma si è contemplativi davanti alla poesia del non-colore, alla solitudine della forma,di fronte al fascino della materia.Qui ci si spoglia delle congetture, le tracce sono scarne, forse pochi segni come il gesso su un muro, come un graffio del tempo, come un'annotazione distratta. Le problematiche antiche hanno perso il loro valore ma resta la consistenza ineludibile della materia.

Il paese natale di Serra San Bruno, dedica a questo artista multiforme, appassionato e schivo,una bella mostra che mette in luce le molte anime di chi aveva fatto dell’Arte una profonda ragione di vita.
 
 

Silvano Onda -  “Anima e ricerca di un artista”
 Palazzo Chimirri
12/19  agosto2017.  
Serra San Bruno (Vibo Valentia)


Autore: Anna Lorenzetti

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