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Biblioè, le parole restano

Un successo la seconda edizione

Umberto Galimberti, grande pensatore fautore dello spirito critico, partecipando a Biblioè ha messo - come suo solito - il dito nella piaga. "In Italia non leggiamo e siamo agli ultimi posti in Italia perché la scuola non funziona e gli insegnanti non sono adeguati. Gli insegnanti devono essere degli affascinatori, oltreché essere adeguatamente formati e questo in Italia non c'è più da molti anni - ha affermato il professore - Per leggere un libro ci vuole passione, leggere costa fatica, ci vogliono degli educatori che riescano a motivare e appassionare i ragazzi, gli adolescenti. Appassionare alla cultura, questa è la chiave di volta".

E' stato questo, certamente, l'intervento di maggiore impatto di "Biblioè, tutta un'altra storia" seconda edizione di Biblioè che si è chiusa ieri sera con soddisfazione da parte degli organizzatori per i positivi dati di afflusso: tante famiglie con bambini, donne e uomini di tutte le età, hanno partecipato attivamente alle presentazioni di libri, laboratori, incontri tematici e seminariali, racconti autobiografici, letture ad alta voce. Più di 5.200 coloro che hanno frequentato le sale, quasi 4.000 hanno seguito le dirette streaming

A restituire l'apprezzamento del pubblico della manifestazione Bibiloè, tutta un'altra storia - organizzato dal Sistema Bibliotecario Trentino (diretto da Sara Guelmi in collaborazione con il suo team) e ideato con la collaborazione di Roberta Opassi - ci sono le testimonianze scritte e verbali di un pubblico attento e critico. Al di là dei numeri, che pure hanno il loro significato, è sulla qualità dell'iniziativa che si sono espressi in molti. Per tre giorni, (oltre alla serata dell'inaugurazione, venerdì scorso) il Palazzo voluto dai principi vescovi Madruzzo, ha messo in luce le tante sfaccettature dei presidi bibliotecari trentini che da quarant'anni accompagnano e stimolano la crescita della comunità.

Le dirette streaming - fra le più seguite il recital teatrale di Enrico Ianniello proposto in anteprima a Trento - hanno permesso a coloro che, per i più diversi motivi non potevano raggiungere Palazzo delle Albere, di partecipare ad una festa che ha per obiettivo quello di promuovere la lettura e la conoscenza. Molto seguiti gli incontri che hanno visti protagonisti Vito Mancuso, Irene Pivetti, il già citato Umberto Galimberti (fra gli altri), Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci (criminologo il primo e giornalista il secondo- insieme hanno indagato - in un libro pubblicato da Chiare Lettere - cosa sta a monte del traffico di uomini a cui assistiamo da oltre 15 anni).

In tutto ci sono state 16 presentazioni di libri; 3 reading teatrali; 12 laboratori; 3 visite teatralizzate; 8 appuntamenti per lettura ad alta voce; 7 proiezioni cinematografiche; 10 incontri tematici e seminariali; 8 racconti autobiografici, 5 esposizioni con visita guidata; 2 mostre bibliografiche; 3 concerti; 1 spettacolo di danza; 1 asta Bookcrossing; 1 giornata di giochi da tavolo.Alla manifestazione hanno collaborato 5 scuole.Sono stati distribuiti più di 10.000 libri in bookcrossing, 5.200 visitatori a palazzo delle Albere, 3.950 gli utenti delle dirette streaming, oltre 15.000 persone hanno visualizzato i post di Facebook del Servizio Bibliotecario Trentino. Fra le testimonianze del pubblico la richiesta di allungare la durata della manifestazione per permettere a molti più utenti di poter partecipare.

Sul piano dei contenuti restano a monito le parole di Galimberti intervenuto ai "Dialoghi sulla cultura"  insieme a Flavia Piccoli Nardelli, Riccardo Mazzeo e con il coordinamento di Giorgio Zanchini, conduttore radiofonico Rai.

"La cultura è Il destino di un popolo, guardate lo sterminio degli ebrei e quello degli armeni, il primo è molto più noto perché gli ebrei sono molto più colti - ha detto Galimberti - l'educazione investe la sfera emotiva, le pulsioni le abbiamo per natura, poi le emozioni che sono a metà strada fra natura e cultura. I giovani di adesso non hanno un livello emotivo maturo, non conoscono la differenza fra bene e male. Ci sono molti soggetti psicopatici. I sentimenti vanno educati e i sentimenti li abbiamo per cultura. La letteratura ci insegna cosa sono i sentimenti. Se io conosco un dolore perché ho letto tanto n posso uscire e non è più un dolore atroce. Non bisogna riempire le scuole di computer ma di maestri, di persone che sanno affascinare ed educare. Dopo si tornerà a leggere. Viviamo nella società della tecnica e interpretiamo ancora il mondo con il nostro punto di vista umanistico, dobbiamo cambiar modo di leggere il mondo. Sta diminuendo la capacità di tradurre un segno grafico in immagini e gli editori, purtroppo, seguono questo percorso. Questo è pericoloso. Ogni volta che leggo un libro devo entrare in crisi, è questa la funzione dei libri, perché le mie idee hanno bisogno di essere continuamente modificate. La cultura attutisce la cultura, se io leggo il dolore occupa un piccolo settore della mia psiche".

Ed è questo il lascito della seconda edizione, che ha coinciso con i 40 anni del sistema bibliotecario trentino.

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