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Terrorismo, Parigi di nuovo nel terrore

Stoccolma, Nizza, Londra, San Pietroburgo: l'Europa trovi voce

di Massimo Occello -  Non da oggi, ma a partire dai fatti  di Parigi nel 2015 (Charlie Hebdo; Bataclan ecc.) e poi quelli di  Bruxelles nel marzo 2016, abbiamo sostenuto la necessità di collaborazione stretta, che richiede -in primo luogo- più intelligence e più difesa comune in Europa, ma di certo anche maggiore attenzione alle relazioni internazionali, specie quelle con gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Russia.

Non sfugge che l'atto terroristico di Stoccolma di poche settimane fa è avvenuto dopo un raid aereo Usa in Siria e non stupisce la sincronicità della risposta terroristica. La dinamica dei fatti richiama Nizza nel  luglio 2016, Berlino a dicembre e Londra lo scorso 22 marzo.  Ma non possiamo dimenticare la recente bomba sulla metropolitana di  S. Pietroburgo, in cui hanno perso la vita 14 persone. Il  bisogno di aumentare la collaborazione antiterrorismo è evidente, come anche il nostro Governo non manca di sottolineare. 

In Europa abbiamo perso tempo prezioso per organizzarci.L'emergenza non ha però provocato collaborazione, ma barriere. Leggi eccezionali per momenti eccezionali. E nuovi muri a difesa. Io penso che la normalità sia un buon modo per resistere al terrorismo, e che una vita simile a prima, non militarizzata in casa, meno carica di provvedimenti eccezionali, avrebbe potuto meglio aiutare la Francia e tutti noi a combattere questa brutta minaccia. Che non sta fuori: è interna alle frontiere d'Europa.

La via maestra per combattere il terrorismo all'interno dell'Europa rimane  il potenziamento deciso dell'Intelligence e della rete tra Forze di Polizia. Con il supporto di una forte politica comune, che trovi radice e consenso nell'intesa, nell'identità comune e nell'unità dei  suoi Popoli. Perchè  è finito il tempo in cui si poteva delegare la difesa ad altri. Non farlo significa avere poi la guerra in casa. E difendersi non solo è legittimo, ma doveroso: parola di Papa Francesco.

In questo quadro di guerra strisciante l’idea di un’Europa a più velocità, con alcuni Stati che stringono patti più forti, attorno ai quali altri -se vorranno- potranno unirsi, mi pare aprire prospettive di speranza. E per questo sarebbe utile lavorare. Perché l’Europa dovrebbe poter trovare una sua voce, un peso e un’efficienza che non ha.
Siamo in un contesto che sta tornando muscolare, dopo molti anni di equilibri abbastanza stabili, seguiti alla seconda guerra mondiale. Quando il mare si fa agitato è utile trovare concordia a bordo.
 

 


Autore: Massimo Occello

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