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Il cacciatore...di vini

di Mariella Morosi

Una grande affluenza di pubblico ha segnato la tappa romana di “The Wine Hunter” (letteralmente il cacciatore del vino), la manifestazione del Merano Wine Festival, una fusione tra cucina e vini d’eccellenza di varie regioni italiane.

Ad accogliere i visitatori nella sede dell’Acquario Romano, è stato il suo ideatore e presidente Helmuth Köcher che ha voluto portare questo evento fuori dalla sua tradizionale sede dedicandolo non solo agli addetti ai lavori ma anche agli appassionati del buon vino e del buon cibo.

Erano presenti 60 tra le migliori cantine italiane tra quelle già premiate a novembre con il Merano Wine Award, un riconoscimento – diventato negli anni un vero e proprio simbolo di eccellenza-  che viene attribuito ai vini che raggiungono un punteggio minimo di 88/100 quale marchio di alta qualità certificata in modo indipendente. ll Merano WineFestival è stato il primo evento, organizzato in Europa, che dal 1992 ha puntato in esclusiva sulla qualità enologica italiana ed estera selezionata in un ambiente elegante ed esclusivo. E’ stato il primo a realizzare un percorso sensoriale con un unico calice, così come a legare la parola "vino" a "festival". La manifestazione ha anche avuto la caratteristica di andare oltre all'evento, realizzando un vero e proprio “think tank”, un forum di scambio di opinioni tra produttori, opinion leader, professionisti del settore e consumatori.

“Un vino –ha detto Helmuth Köcher – non deve soltanto piacere ma evocare la storia del territorio dove nasce, della sua cultura.  Solo così può trovare la sua dimensione. Ma l'emozione del calice si deve spostare anche al prodotto e al piatto. Ogni regione italiana ha zone a vocazione vinicola, insieme una sua identità anche gastronomica. Valorizzarle entrambe fa parte del nostro percorso”. (Helmuth Köcher)

Ma oltre alla migliore offerta enologica nazionale è stata presentata quella gastronomica, attraverso gli showcooking di 5 chef stellati e  la presenza di 20 artigiani dell’agroalimentare e di cuoche contadine che hanno preparato piatti delle loro tradizioni natalizie locali. Il “tortellino” in tutte le sue declinazioni, re del pranzo di Natale, ha messo alla prova la manualità e la fantasia dei migliori pastai romani mentre il profumo dei pani speziati  abbinati ai vini dolci invadeva la location riportando tutti alle nostalgie dell’infanzia, . Grande spazio anche ai cocktails con le preparazioni di una nuova generazione di bar tender che nella  mixology hanno affiancato il vino ai classici distillati.

 ”Roma e il Lazio – ha detto Helmuth Köcher - hanno un patrimonio di eccellenze vitivinicole e gastronomiche che andrebbero ulteriormente valorizzate. Non dimentichiamo che sono stati i Romani a portare la coltivazione della vite a Bordeaux”. Lo chef Arcangelo Dandini, del ristorante romano “L’Arcangelo”  ha presentato un saporito “uovo in trippa con mentuccia romana”, raccontando le antiche tradizioni pastorali laziali insieme a Giuseppe Garozzo Zannini Quirini, il conte ex star di Master Chef e appassionato studioso di gastronomia. Lo chef scultore Niko Sinisgalli dal Ristorante Tazio, chiamato così perché i suoi piatti che sono vere e proprie opere d'arte in verticale, ha preparato un originale risotto con curry e polpettine di maiale e mele. I piatti di Massimo Viglietti  di Enoteca al Parlamento sono stati commentati dal docente e critico cinematografico ed enogastronomico Marco Lombardi abbinandoli ad alcuni film.


Autore: Mariella Morosi

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